mercoledì 4 novembre 2015

l'impopolarità dignitosa: Pasolini, ad esempio



Il valore dell'esperienza deriva e si ricollega al suo non essere mai mutuabile da individuo ad individuo, non in senso certo e totale almeno, anche se l'esperienza altrui ci può arricchire sempre e comunque, non meno della nostra.
L’esperienza, se usata in senso interlocutorio appunto, e non come dimostrazione di super-omismo esistenziale, può assumere il valore della provocazione, laddove provocazione sta per "provocare fermento di idee" e, forse, di cambiamenti.
Uno che di provocazione, nel senso nobile del termine, ne sapeva moltissimo era Pasolini.
Scrive di lui Mario Desiati: "...l' anima di Pasolini erano la follia e l' incoscienza. Il coraggio dell' opera di Pasolini consisteva nell' essere impopolari, oltre alle prese di posizione in temi cruciali della vita pubblica italiana, si vedano le scelte stilistiche in poesia e cinema. Oggi essere impopolari viene confuso con l' essere provocatori e la provocazione spesso è popolare nel senso più becero del termine, quella che cerca l' applauso e tralascia l' idea di assumersi le responsabilità di quanto si scrive..."
Ecco, la provocazione, così com'è intesa attualmente, ha perso il suo senso più vero, quello dello stimolo intellettuale e si è trasformata in esercizio e manifestazione prettamente becera della bulimia protagonistica che affligge la moltitudine degli uomini "senza qualità" dei nostri tempi.
Un passo indietro dalla smania compulsiva da palcoscenico, per favore: ne va della salute di tutti. 


4 commenti:

  1. Provocare oggi vuol dire solo fare scandalo. Ossia squallore, volgarità.
    Altri tempi.

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    1. Altri tempi, altri pensieri, altro rispetto per il pensiero..

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  2. sottoscrivo l'accorato appello ben detto
    ciao Sabina

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    1. Accorato sì, ma anche molto poco fiducioso
      :-(

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(tranne che in qualche rara occasione, perché occorre lasciare che ogni tanto il Mostro si mostri per quel che è...)