lunedì 2 novembre 2015

opzione relativa



Tentare di tracciare un percorso di riflessione partendo delle proprie personali esperienze è un metodo di validità innegabile, purché non si entri nell’argomento in discussione da un’angolazione troppo angusta, destinata a rimanere tale perché eccessivamente personalistica, incapace di uscire dai limiti del privato-personale per allargarsi su di una riflessione più ampia e, soprattutto, interlocutoria.
Io credo che comunicare partendo dalle situazioni vissute in prima persona abbia un senso solo se queste 
situazioni vengono proposte come esperienze di portata  relativa e  non come trionfi e/o paradigmi esistenziali assoluti, esistenzialità dogmatiche e via discorrendo.
Lo so che la modestia è una parola ormai fuori-moda e che accostata all'aggettivo intellettuale fa subito pensare ad un "idiota cerebralmente sottomesso", ma la modestia della relatività nel porsi, porsi intellettualmente intendo, significa, a parer mio, dire la propria non dimenticando mai di aggiungere o sottintendere un "a me sembra", opzione non più contemplata nell'epoca dei like,  ovvero del giudizio tanto sinteticamente espresso quanto superficialmente concettualizzato.  
Rimettiamo, per favore,  l'opzione "a me sembra".

2 commenti:

  1. a me sembra che hai ragione :)
    (al contrario il motto che va per la maggiore è "io ho ragione, tu hai torto")

    massimolegnani (orearovescio.wp)

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  2. Grazie, soprattutto per "il modo sorridente" del dire, che ho percepito piacevolmente nel tuo commento, al di là e oltre la faccina disegnata, che, comunque, intanto ricambio,
    :-)
    S.

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