mercoledì 11 novembre 2015

scrivendo e ridendo amaro (storia di una mancata quadrupede)


In un pomeriggio di ottobre la donna si attaccò alla tastiera con lo spirito da bipede in guerra e così scrisse all’amica:
Sai, abbiamo preso a vederci sempre meno. Lui, avaro di suo nelle relazioni, si è fatto ancor più parsimonioso del suo tempo e della sua attenzione, per quanto incredibile questo possa apparire, vista l'economia sentimentale strettissima che pratica da sempre. Diciamo che mi tiene a pane ed acqua. Pane pochissimo però. Poi, quando ci incontriamo, lui sfugge la comunicazione, come e più di sempre, e, per camuffare la sua fuga dalle parole dotate di senso, si perde a guardare i cani che passano: li segue con lo sguardo da innamorato perso. In verità guarderebbe e guarda anche i gatti, e i passeri pure, quando capitano, ma, si sa, i cani sono più numerosi per strada, sia da soli a randagiare, sia a passeggio, con accanto il bipede umano di complemento. 
Sai, è come se il quadrupedismo gli sciogliesse l’anima e svelasse, rendendolo finalmente manifesto, il suo lato sentimentale, una magia, questa, negata a me come a tutti i bipedi che con lui hanno la sventura di relazionarsi affettivamente. I cani, insomma, li guarda amorosamente TUTTI, e me li indica anche, tra considerazioni svenevoli  e sguardi languidi. 
Sai perché dico che è  perdutamente affascinato dal quadrupedismo? Perché non l’ho visto quasi mai considerare con altrettanta devozione amorosa ...che so... i bipedi umani infantili, per esempio.
Certo, io la mia idea sulle motivazioni del suo quadrupedismo estremistico ce l’ho: penso che i bipedi umani, pure quelli di età minore-minore, chiedono e pretendono relazione affettiva, ascolto e attenzione profonda, insomma, con loro non te la cavi con uno sguarduzzo ad occhio incantato e sentimental-burroso: i  bipedi umani, si sa, sono più complessi da sfuggire sentimentalmente rispetto ai quadrupedi.
Insomma, amica mia, sto così: ci vediamo e lui contempla i cani, TUTTI, pure quelli bruttissimi e pulciosi. Io faccio finta di ascoltarlo e di condividere, mentre, dentro di me, considero la sua deriva sempre più dichiaratamente psichiatrica.
Carissima, sai a quale conclusione sono giunta? Che con lui la svolterei solo se mi sapessi trasformare in un alano. E sì, perché c'è poco da fare: qui io parto sfavorita, in quanto  bipede umano e per di più affettivamente relazionata con lui! Perciò penso che solo trasformandomi nel principe dei cani potrei sperare in una qualche forma di visibilità e di attenzione manifesta da parte sua. Ah, magari mi sapessi trasformare in un vero alano!"

L’amica le rispose:
“Sei incredibile: riesci ad essere ironica e per di più in questa chiave così amara e corrosiva, persino quando le cose ti toccano da vicino e così dolorosamente, come in questo caso”

E lei, di rimando:
“Sarà...ma io, comunque, so che non tenterò mai di dargliela a bere travestendomi da alano: se ne accorgerebbe subito, in questi  casi diventa attentissimo…"  


Di fatto, circa una settimana dopo, smise di guardare con lui i cani e  scelse di rimanere orgogliosamente e solitariamente bipede. A tutti gli effetti.
Decise di smetterla con lui anche per schivare il pericolo di iniziare ad odiare gli animali a quattro zampe, eventualità che non l'aveva mai neanche sfiorata prima di conoscerlo.
Neanche a farlo apposta, lui non s’accorse di nulla neanche quella volta, neanche di quando lei si alzò dal tavolo del bar e se ne andò per la sua strada, facendo lo sgambetto a tutti i cani che incontrava lungo il tratto di strada nel quale lui poteva ancora vederla.
Bisogna capirla: era proprio sfinita. Ed era proprio finita.
Quando lo raccontò all'amica al telefono trovò  pure la forza di emettere due o tre BAU!!! mentre versava  nella cornetta una risata amara, al sapor di fiele e di venerdì santo.

p.s.: questo è un vecchio post, ma che bello, lasciatemi dire, parlare del passato passato, ovvero del passato², ridendoci su e basta.
Questo qui sopra fu uno sfogo, estremo come tutti gli sfoghi, certo, ma quanno ce vò-ce vò.
Di acqua e di cani e di gatti e di altri quadrupedi ne sono passati da allora sotto ai ponti, grazie al cielo! 

4 commenti:

  1. la scrittura serve a prendere le distanze dalle proprie emozioni, anzi a vestirle in altro modo.
    inventando le due amiche ci si dimentica di sè e ci si riconosce solo sul foglio ("toh', eccomi, sono io, non mi credevo capace di tanta ironia")
    scrivendo hai trovato una piacevole vena ironico-surreale (lo sgambetto ai cani è un tocco esilarante-amarognolo raffinato)
    ml

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  2. Ovviamente grazie, ma devo dirti che il racconto per mail e per telefono ci fu veramente tra me e una mia amica.Ed è vero anche che la mia amica rimase colpita dalle mie battute sulla vicenda.
    Poi, certo, c'è stata la rielaborazione "letteraria", mentre è mancato nella realtà, e lo giuro davanti al Dio dei quadrupedi, lo sgambetto finale.
    Infine, notizia e retroscena, devo dirti che ho ripescato il post stimolata dalle infocate invettive lanciate sul post di un'amica blogger, che ha ingenuamente raccontato del gusto speciale di una delle rarissime (!!!) bistecche della sua vita.
    No mi resta che dire, genericamente parlando: povere bestie, davvero...

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  3. cara Sabina...leggerti è uno spasso. Sono certa che sotto i ponti sono passati più degnamente anche altri bipedi
    un sorriso...

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  4. Grazie, Arnica, soprattutto per esserti divertita.
    In qualche modo anch'io mi sono divertita rileggendomi.

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