martedì 22 dicembre 2015

come una cascata di biglie


Ci sono corrispondenze scritte che sfuggono ad ogni possibilità di catalogazione: difficile dire quale sentimento vi prevalga e che direzione, eventualmente, il sentimento prenda.
Sono corrispondenze a finestre aperte, così mi sento di definirle: quelle nelle quali ad ogni riga si apre una vista diversa, un angolo nuovo, dove si sente sempre stendersi un respiro, agitarsi un vento ricco di senso.
Parlando di corrispondenze che sfuggono ad ogni catalogazione e delle quali è difficile, se non impossibile, definire il leit-motiv sentimentale, non intendevo formulare una considerazione svalutante anzi, tutt’altro: tanto più uno scambio relazionale sfugge alla catalogazione dei ruoli e delle forme del sentimento, tanto più è aperto e ricco di vitalità. Lo credo fermamente.
Mi sono capitate queste riflessioni tra capo e collo, subito dopo aver scorso le righe di una corrispondenza di qualche anno fa, all’apparenza scarna e telegrafica, intercorsa tra me e una persona per la quale conservo per sempre una stima immensa, anche oggi che non ne so più nulla.
Rileggendo le righe scambiate tra noi quasi dieci anni or sono, mi stupisco ogni volta della perfetta messa a segno di ogni frase, della zona franca da equivoci grossolani creata istintivamente, degli spunti infiniti di pensiero scambiati a ripetizione, e mi sembra di assistere ad uno spettacolo pirotecnico entusiasmante, ad una cascata di biglie che corrono gioiosamente in tutte le direzioni.
Rileggendo, mi convinco una volta di più che l’ossatura di una relazione umana, di qualunque natura sia, è forte fin quando è forte la fiducia e l’assoluto ripudio del pessimo sistema comunicativo del “non detto ma insinuato”.
Rileggendo, ripenso per contrasto a certo scrivere pesante, pieno di sussurri e di velenosità di cui neanche l’autore dello scritto si accorge più, perso e intossicato dei suoi stessi miasmi.
Ripenso ai giudizi pre-cotti, alle banalità brandite come idee strutturate, alle concettosità da pettegolezzo.
Allora non posso far a meno di  ringraziare la dea Fortuna per avermi dato modo e occasione di apprezzare la differenza tra povertà e ricchezza d’umanità e, detto francamente, anche il non sentirsi più ha un'importanza assai relativa: le biglie dei pensieri corrono ancora in tutte le direzioni.

4 commenti:

  1. Anche a me capita di rileggere messaggi scritti o ricevuti tanto tempo fa da persone di cui non so più nulla.
    Non ti trovi di fronte ad un'altra te?
    A me capita spesso.

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    1. Se si tratta di una corrispondenza sentita, autentica, di un passaggio profondo di emozioni e pensieri, no, non mi accade praticamente mai di trovarmi di fronte ad un'altra me.
      A volte, invece, mi può capitare di pensare che avrei detto o scritto un po' diversamente, integrando o semplificando, a seconda dei casi.
      Pensa, ho conservato persino delle lettere scritte da giovanissima e persino là mi sono ritrovata, anche se oggi agirei, scriverei diversamente.
      Forse, per dirla con maggiore chiarezza, ho ritrovato la traccia dei sentimenti che mi animavano, li ho riconosciuti come miei, anche se si tratta per lo più di "tracce" esaurite dal tempo e dalle vicende intervenute poi.

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  2. il "non detto ma insinuato" se è un sasso fatto rotolare a mano ritirata è da condannare, ma se il non detto è privo di malizia allora diventa espressione di un pudore intellettuale e di una capacità di comprensione al di là delle parole. I due interlocutori diventano appunto "corrispondenti"
    ml

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    1. Hai ragione, Carlo, ma io pensavo proprio a quell'insinuare malevolo che anima certi scambi non meritevoli di esistere.
      Il pudore intellettuale, se lo scambio è ad un livello profondo, non ha molta ragion d'essere. Però, forse, io sono un po' estremista sul tema della sincerità, almeno nei rapporti di "vera corrispondenza", e questo talvolta mi si è ritorto contro.

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