giovedì 24 marzo 2016

errori

Quando gli errori del mondo ci scorrono davanti ogni giorno e ci abituano agli shock, dobbiamo imparare a pensare in stato di shock, in stato di errore.
Tratto da "Pensare con l'errore"  di Brunella Antomarini
sottotitolo: “Il bersaglio mobile della conoscenza”- Codice edizioni.



Alla luce degli ultimi avvenimenti quella contenuta in questa frase mi appare, ad un primo sguardo, una provocazione, soprattutto se rielaborata aggiungendo nella prima parte il termine orrore:
Quando gli errori e gli orrori del mondo ci scorrono davanti ogni giorno e ci abituano agli shock, dobbiamo imparare a pensare in stato di shock, in stato di errore.
La frase è tratta da un libro che ha già qualche anno (2007)e la cui autrice scriveva in un momento storico sì molto recente,  ma diverso, profondamente diverso, da quello attuale, contrassegnato dalla paura come linea di pensiero e metro di misura d'ogni momento.
Dobbiamo iniziare a imparare a pensare in stato di shock? Dobbiamo “sottometterci” a questo? Forse sì, per lo meno nel senso d’essere pronti, costantemente pronti a misurarsi con l’ e/orrore, ma, anche, nel contempo, pronti a continuare a vivere.
E del resto, quale alternativa possiamo opporre ad un personale e progressivo riadattamento mentale che, nella piena consapevolezza dell’e/orrore, non ci costringa a rinunciare a vivere?
BUONA PASQUA, COMUNQUE

5 commenti:

  1. Questo commento sarà serio, non come gli altri da me generati, in onore alle centinaia oramai di vittime incolpevoli della superficialità delle istituzioni europee.
    Si sentono da Nord a Sud, da Est ad Ovest, lagne e bla bla bla in diverse lingue, mentre la gente incomincia a farsela addosso. E c'è chi -e sono quasi tutti- blatera che NON SI DEVE AVERE PAURA, aggiunge che NON CI PIEGHERANNO.
    Rispondo in perfetto italiano approvato dalla Crusca: stronzate, cazzate.
    Dobbiamo incominciare ad aver paura per poterci difendere. Il motto antico "frangar non flectar" non è applicabile in questo caso.
    Chiamare delinquenti comuni i terroristi dell'ISIS significa non aver capito niente; invocare la pena di morte per gente che con la morte gioca a carte e ci va a letto mi sembra ridicolo; non sono cani sciolti ma fior di combattenti che sanno come e dove colpire.
    Quello che mi ha veramente spaventato è stato l'apprendere che due di loro fossero due rapinatori, cioè due delinquenti comuni, gente che delinque e magari uccide per guadagno, non per un idea. Come hanno fatto, mi sono chiesto, a convincere due delinquenti comuni a farsi saltare in aria. Oddio, ho concluso, questi sono molto più pericolosi di quanto io credessi.

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  2. però è un controsenso pretendere di ragionare in stato di shock!
    massimolegnani

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  3. Condivido il pensiero di Carlo: in stato di shock non si può ragionare.

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  4. non so perchè ma più arrivano le informazioni e più mi convinco che siamo governati da perfetti imbecilli, oppure da furbissimi complottisti, attori consumati che quando le cose si fanno serie sciorinano luoghi comuni o si mettono a frignare.

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  5. Rispondo un po' a tutti, confermando che la frase che ho estratto dal libro è usata in modo provocatorio, così come la parola shock è inserita in modo "paradossale".
    In ogni caso, commentare o interpretare fatti come quelli recenti è un'impresa impossibile o quasi per chiunque.
    Buona Pasqua a tutti

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