martedì 12 aprile 2016

la dittatura dei colori


C’è una vecchia cartoleria-coloreria, una delle poche, vere botteghe del buon tempo antico sopravvissute, un negozio piccolino e zeppo-zeppo,  dove la tecnologia estrema del colore, in versione metal o funky oh-oh-oh , non è mai arrivata. Sta nel cuore del centro storico di Roma, zona Pantheon.
La cartoleria ha due vetrine con le finiture esterne piuttosto vecchiotte, restaurate l'ultima volta chissà quando e mai adattate al gusto moderno: splendide, insomma. Dentro al negozio, le scatole di colori (siano essi pastelli, tempere, acquerelli e via discorrendo) impongono all'intero ambiente una ferocissima dittatura del colore.
Confesso che fin da piccolissima subisco il fascino dei colori, in qualunque forma  mi si presentino: pastelli, tessuti, quadri, etc.. Il colore ha su di me un effetto emotivo-energizzante da vero, irresistibile richiamo della foresta.  A quella vetrina mi avvicino sempre lentamente, quasi mai frontalmente, come per dosare l'effetto emozionale provocato dallo scatenamento dei colori:  di solito mi accosto procedendo di fianco, con una tecnica di avvicinamento morbido e progressivo, come se mi avvicinassi a qualcuno che amo e che so essere lì ad attendermi.
Le scatole più amate sono quelle dei pastelli. E lì ne esistono versioni di varia grandezza.
Alcune raccolte di pastelli arrivano a riempire vere e proprie valigette multistrato, solitamente di legno chiaro o color ciliegio, con sopra un unico decoro grafico: il logo della ditta. Ecco, per me, la visione di quella sciorinata di matite è una botta di sensualità che non vi sto a dire: mi si incendia l'immaginazione fin quasi all’attaccatura dei capelli ( i miei, ovviamente)
Il massimo della lussuria sta nel modo in cui le scatole e le valigette multistrato sono esposte: con tutti i cassetti semi-aperti, a svelare le infinite gamme anche di un solo colore, come mai avresti potuto immaginare. Perché, infine,  è questo il cuore, il fascino e il mistero della sensualità dei colori: sorprenderti per le tonalità infinite che si possono estrarre anche da un solo colore.
A volte, lo confesso, mi sembra di essere lì lì per "precipitare" con tutti i sensi dentro a quella vetrina.
Giorni fa sono passata nuovamente davanti alla magica tana dei colori e, con la solita procedura di lento avvicinamento  al Sacro, mi sono piazzata e quasi sedimentata davanti a quella parata di tinte e ho scoperto che esistono persino scatole di colori monotonali: in pratica un unico colore declinato in non so quante varianti...roba da delirio...roba da tossici della colorazione...
Ebbene sì, quei nobiluomini dei signori Faber-Castell, Staedtler, Fila e co. sono riusciti a concepire persino quest’ulteriore gioco di perversione visiva e voyeuristica raffinatezza...segue dunque estasi alla Teresa d'Avila.
Non so più dire quanto tempo ho passato là davanti, so però che me ne  sono andata con un senso di vera e propria sbornia emotiva, tanto che non ho potuto esimermi dal gettarmi, stordita, su di un gelato nero fondente.  



11 commenti:

  1. secondo me prima o poi dovresti entrare e comprare una piccola scatola di pastelli e provare ad usarli. :)

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  2. ...già fatto!
    Disegnare mi piace e mi riesce discretamente, ma credo che i colori- a prescindere dalla forma (pastelli o altro)- esercitino su di me un'azione da "stupefacente".
    Ipersensibilità cromatica?

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  3. È troppo tempo che manco da Roma, ma so che in quei posti ci sono bottegucce rimaste prodigiosamente antiche. Io in quella bottega dei colori mi ci porterei la poltrona, pensa tu. Qui vado a soggiornare da un grossista che ha di tutto e ci rimango mezzorate e alla fine compro qualcosa tanto per comprare perché già mi sono scialato e sono contento di stare in mezzo ai miei elementi.
    Mi piace quel tuo avvicinarti lentamente al santuario dei colori, come quando si sta ai preliminari e non si vorrebbe mai arrivare al dunque. Una cosa così la provo anch'io.
    Colori monotonali. Una leccornia, ma io preferisco i miei impasti, cioè impastarmeli come voglio io.
    Leggo nella risposta a Pier una tua reticenza ai colori. Non è ipersensibilità cromatica, ma paura del colore: se disegni con una matita, con una penna vai diritta, ma appena ti avvicini al colore ti senti un po' persa. Capita quasi a tutti, magari sei una perfezionista ma non sei una pittrice, altrimenti la prima cosa che avresti fatto sarebbe stata pasticciare e impiastricciarti di colori.
    Prova una volta.

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  4. oh, no, Vincenzo! paura dei colori, no!!! io mi ci farei il bagno!
    Ho cercato di descrivere uno stordimento, quello che ti prende di fronte a troppa bellezza/emozione, non una presa di distanza. L'avvicinamento graduale alla vetrina è motivato dal timore di perdere, nell'impatto d'insieme, qualche particolare, qualche sfumatura, non altro.
    Intendiamoci, io non dipingo, però amo il disegno, le combinazioni cromatiche sempre diverse, etc.
    Le scatole monotonali mi hanno impressionato perché rendono l'idea dell'infinito numero di variazioni su di un'unica tinta: è un dato che il cervello sicuramente già possiede, ma vederlo rappresentato e scomposto o, meglio, raccontato per esteso, è un piacere dell'anima oltre che dei sensi.

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    1. Chiedo venia. Avevo veramente capito fischi per fiaschi.
      Quindi sei stordita per l'emozione. Molto molto gradevole sentir dire queste cose così semplicemente. Avresti dovuto vivere una delle mie esperienze più belle: essere pittore di teatro, scenografo realizzatore come è l'esatta dicitura italiana. In mezzo ad un fondale disteso a terra di 50 metri per 30 (hai capito bene 150 metri quadrati di tela da dipingere) ti senti veramente come avvolto nei colori. Hai un mese di tempo e quel mese non passa mai tana è la felicità nel vedere ingrandito nella sua interezza cromatica il bozzetto, 30 centimetri per 20, che quello spilorcio dello scenografo bozzettista ti ha dato.

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  5. Vado spesso da quelle parti ma non ho mai notato questa "bottega".
    Devo cercarla.
    Assolutamente!

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  6. mi piace questo tuo rapimento quasi mistico e mi piace l'atmosfera "antica" di questo negozio che non cerca di sorprendere il cliente con effetti speciali ma con la pura bellezza della merce esposta. che poi siano colori o ravanelli è quasi marginale e dipende dalla "fede" del venditore (e dell'acquirente) per ciò che ha da proporre.
    massimolegnani

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    1. ...se solo si potessero mangiare...

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  7. ah che bel post! Amo quella cartoleria, mi ci sono rifornita quando ho potuto. La tua pagina le rende veramente giustizia
    un caro saluto

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  8. Allora condividiamo quel luogo!

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