lunedì 30 maggio 2016

tre foto di scatto: 1) fratelli per sempre

C'è un primo bambino, biondo, che sta in cima alla collinetta di casa, con i piedi nudi poggiati sul sentiero d'’erba che parte dalla porta d'ingresso. Guarda lontano, puntando basso, negli occhi ha un che di malinconia e di  geloso sospetto: sembra il timore d’essere stato tradito, abbandonato.
Intanto, giù dalla collinetta scivola via rapido un trattore: sopra, alla guida, c'è  un giovane uomo, vestito per la campagna; dietro di lui, accovacciato, un bambino bruno, poco più grande dell’altro.
Il bimbo bruno siede dando le spalle a suo padre, con le ginocchia raccolte e abbracciate come se fosse su di una seggioletta e lo sguardo verso la collina.
Anche il bimbo bruno guarda lontano, puntando alto, verso il fratello piccolo, biondo e sospettoso, rimasto lassù, in cima alla collinetta.
Per tutto il tempo e finché la visuale lo permette, insistono a scambiarsi un interminabile saluto a mano sventolante.
Il piccolo e bruno saluta il biondo in odor di tradimento e pian piano, come se avesse letto e compreso il malumore del più piccolo, prende ad assumere pose più tenere: accomoda la testa su di una spalla e, quasi vezzoso, rassicurante, continua con la mano sempre più vicina al mento a fare ciao e sembra quasi sul punto di lanciare un bacio.
Perché il bimbo bruno vuole che suo fratello biondo sappia che tornerà presto a casa e così, per convincerlo, lo saluta con gesti teneri:
 "Non temere, fratello mio, non temere, il patto di complicità tra noi è salvo
"Perché questo che guida è nostro padre e mi riporterà da te stasera.
Io e te saremo fratelli per sempre"

9 commenti:

  1. Alcuni legami sono eterni e trascendono il tempo e gli eventi.

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    1. Soprattutto se collegati all'infanzia.

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  2. Se un post di un blog serva a rievocare ricordi quasi dolorosi e drammatici non so, ma in questo caso è successo. I due fratelli che salutano con la manina, il padre che beatamente nemmeno se ne accorge. Già avvenuto bei mir.
    Tanti anni fa sul litorale di Sant'Agostino, pochi chilometri da Tarquinia, stesso mare Tirreno che adoro. Il padre giovane -ich selber- e due bambini di sette e quattro anni. C'è mare. Il piccolo resta sulla spiaggetta, non se la sente, giustamente ha fifa, perché le onde sono altine e frequenti. Il padre dice al più grande se vuole accompagnarlo un po' al largo, intendendo una decina di metri. Il grandicello infila la maschera che gli hanno appena regalato e si spinge al largo, ma è leggero e non ha calcolato la risacca: l'onda arriva, spinge verso la riva, ma poi trascina verso il largo. In due minuti Alessandro sta già una quarantina di metri lontano da me, che non sono un nuotatore di fondo. Io sono un tuffatore. Tuffi da tre o quattro metri, capriola, due bracciate e di nuovo a riva a preparare il prossimo tuffo, da quando ero un ragazzino. Ma vedo che il ragazzo è in difficoltà e allora mi do da fare senza sapere se ce la farò. Mi volto e guardo verso la riva che vedo lontanissima. Proprio in quel momento vedo il mio secondo, Chicco, che entra in acqua per venire ad aiutare il fratello. La sensazione di tragedia imminente mi attanaglia alla gola: Chicco sta appena a galla e sua madre non c'è. Abbiamo fatto la bravata di venire da soli e adesso rischiamo di morire tutti e tre. Per fortuna un'ondata ributta Chicco sulla riva. E uno. Sento le gambe pesantissime. Non i crampi proprio adesso, ma Alessandro dov'è? Un'onda lo ha infilato tra due scogli e qualcuno lo ha afferrato. Adesso nella merda sono io, ma so come fare: devo lasciarmi trascinare verso gli stessi scogli dalla corrente, senza troppa fatica. Ce la faccio in un'eternità. I due bambocci sono sulla spiaggetta che mi salutano agitando una manina. Accidenti a voi due. Non lo sapete ma questa mattina mi avete rubato cinque anni di vita.
    Guarda tu che cosa mi è tornata in mente. Sono passati 39 anni da allora e quasi me ne ero dimenticato. Vielen Dank für die Erinnerung.

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  3. Qualcosa non funziona bei Dir. Ho tentato due volte di spedire un commento, ma non parte e viene la mascherina con la boccuccia storta. Riproverò più tardi.

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  4. Riprovo adesso.
    Quella immagine dei due bambini che salutano mi ha fatto ricordare un fatto che poteva diventare assai brutto di 39 anni fa. Spiaggia di Sant'Agostino, pochi chilometri da marina di Tarquinia. C'è mare grosso ed il sono solo con i due ragazzi, sette e quattro anni. Il più piccolo nemmeno ci prova, ma Alessandro accetta di fare una nuotata con me. Intendo lì davanti. Ma non abbiamo considerato la risacca: l'onda arriva e butta verso la spiaggia ma poi trascina verso il largo. In due minuti Alessandro che è leggero sta già a una trentina di metri da me. Io non sono un nuotatore di fondo, sono un tuffatore. Tuffi di tre quattro metri, capriola, due bracciate e ritorno a riva. Tutto qui. Ma lui è in pericolo e devo rischiare. Mentre nuoto mi volto verso la riva e vedo il piccolo, Chicco, che si butta per venire ad aiutare il fratello. La sensazione di imminente catastrofe mi attanaglia alla gola. Per fortuna un'ondata lo ributta a riva, ma non vedo più Alessandro. Spunta poi vicinissimo a due scogli, dove qualcuno lo afferra. Adesso tocca a me, che sento le gambe dure come sassi. Riesco a recuperare la riva dopo un'eternità mentre i due ragazzini mi salutano agitando una manina.
    Non lo sanno ma mi hanno rubato cinque anni di vita.
    Ich bedanke mich bei Dir für die Erinnerung

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    1. Come vedi, @Vincenzo, c'è tutto, nulla è andato perso, alla facciazza delle boccucce storte!
      :-)

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  5. Ma la foto originale? Esiste?

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    1. No, purtroppo,esiste solo nel mio ricordo.
      Ciao, Gioia.

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