lunedì 23 maggio 2016

Ida

Ida era di una bellezza molto fuori dal comune.
Da ragazza l'avresti presa per una figura appena scesa da un dipinto rinascimentale e non solo per il tipo di bellezza, bensì anche per l'espressione rapita, fuori dal tempo, del suo sguardo profondamente pensoso.  
Ida era dotata di grande intelligenza, qualità cui si aggiungeva una capacità di pensiero anticonformista assolutamente originale, imprevedibile e tutt'altro che scontata in un ambiente familiare come il suo: buonissima borghesia dotata di solida cultura classica, ma senza vere aperture alla modernità.
E, come in tutti  i contesti familiari di quel tipo, c'era una "zona d'ombra" della famiglia, costituita  dalle parenti votate al nubilato, che assolveva al compito della tenuta patriarcale della famiglia, una sorta di comitato di pasdaran della rivoluzione-che-non-s'ha-da-fare-mai.
Ida crebbe in questo mondo piccolo, nonostante i viaggi che pure fece, nonostante gli studi lontano da casa e, soprattutto, nonostante la sua giovinezza avesse avuto per sfondo quello scorcio di secolo nel quale certe zone d'ombra familiari e certe impostazioni dei ruoli e dei percorsi esistenziali sembravano destinate all'autocombustione, quando non all'incenerimento.
Eppure, Ida, con tutto il suo raffinato anticonformismo intellettuale, rafforzato e potenziato dagli studi, non seppe mai far incrociare il  suo pensiero originale ed anticonformista con la sua esistenza.
Visse ogni passaggio della sua vita di donna adulta come un abito che altri le facevano indossare, ritrovandosi sempre più lontana dalla sua più sincera e profonda visione del mondo, anche negli anni in cui, un elemento tutt'altro che trascurabile, persino in Italia si tentava di praticare un po' di rivoluzione dei costumi.
Ma Ida sembrava impermeabile a tutto: riuscì a passare dalla zona d'ombra familiare a quella di un matrimonio altrettanto crudelmente  gestito da un nuovo pasdaran della  rivoluzione-che-non-s'ha-mai-da-fare. Purtroppo però stavolta non era stata la sorte ad infliggerle la nuova prigione.
Con il passare degli anni, Ida si sdoppiò sempre di più: nei pensieri continuava a volare alto, nei giorni del quotidiano si sottometteva al giogo di turno, e ad unire queste due identità c'era ormai quasi solo un lamento costante contro la malasorte, che rimandava la ragione unica di tutto alla sua preistoria familiare.
A chi le parlava di libertà rispondeva con argomenti vaghi oppure evitava di rispondere, quasi che il dolore del suo sdoppiarsi dovesse sempre e solo correre lungo il binario senza fondo cui lei stessa l'aveva consegnato.
Alla fine, per dare un titolo al suo destino, si convinse che la sua  esistenza era stata tracciata già nel nome che le era stato imposto: Ida, di cognome Pavi...bastava anteporre il cognome al nome e il suo destino era descritto; irrimediabilmente,  così pensò Ida per tutta la sua vita.

  

12 commenti:

  1. Il profilo che mi sembra botticelliano ben si adatta, come il nome antico fin nelle midolla, al personaggio femminile che hai descritto. Una domanda: è un personaggio inventato oppure realmente esistito? Il nome Ida Pavi non mi dice nulla, ma forse l'ignorante sono me. Anche il tipo di donna sembra irreale, ma può darsi che ancora ce ne siano in giro così. So che mi hai incuriosito e questo torna a tuo merito. Die Neugierde ist eine Art von Intelligenz.

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    1. E' lei, Simonetta Cattaneo Vespucci, la donna del dipinto, di nobile famiglia genovese, andata in sposa al fiorentino Vespucci, protagonista di tanti dipinti botticelliani.
      Il nome è antico, sì, inventato e scelto "ad arte": unisce la tradizione insopprimibile di alcune famiglie di tramandare i nomi all'inadeguatezza di quello stesso nome se calato nella modernità, non so se mi spiego.
      Ida Pavi non esiste, ma il suo nome e il suo cognome, se messi nell'ordine con cui non ci si firma- (prima il cognome e poi il nome)- definisce la chiave della personalità di Ida...e quest'è un gioco di parole creato da me.
      ;-))
      Se esiste quel tipo di donna?!? esiste, esiste ancora!capperi se esiste!
      Sono io che non riesco più a provare empatia per chi si lascia vivere come Ida per tutta una vita, non trovando di meglio da fare che recriminare le colpe della preistoria familiare.
      Credo che ognuno di noi abbia un dovere fondamentale verso sé stesso: quello di preservare la propria dignità, scegliendo e anche soffrendo talvolta per le scelte fatte, purché quelle scelte ci somiglino quanto più è possibile.
      Lo so bene, tutti viviamo di contraddizioni, mica sto qui a teorizzare l'avvento del lanciere bianco a cavallo di un unicorno! Ma è la quantità e la dose di contraddizione che fa la differenza nell'impasto, non so se mi spiego...
      Vielen lieben dank per il tuo tributo finale!

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    2. Dio che testa di rapa che sono!! PAVIDA, eccheccavolo! Eppure mi diletto in rebus, ma vabbè, mi hai fregato. Uno a zero pour toi.
      Ida è un nome dolcissimo. Era il nome di mia zia, la veneziana verace della nostra famiglia, che sposò il più vecchio fratello di mia madre (di quattro anni) e vissero infelici e scontenti tutta la vita, con lei che piangeva sempre nelle braccia di mia madre perché lui la mandava in giro con montagne di corna. Alla morte prematura di zia Ida lui, che si chiamava Cesino (mai sentito?) iniziò il pianto del coccodrillo parlando della defunta moglie come di una santa. Martire, avrebbe dovuto dire. Io ho amato entrambi, mio zio era uno dei miei punti di riferimento, eppure non ho gradito questa sua ipocrisia. Si lamentava della freddezza di zia Ida quando era in vita tanto quanto ne esaltava il calore umano che lei gli dava dopo che se ne fu andata. Ma che roba!
      Ed era sincero entrambe le volte sono sicuro. Valli a capire gli uomini.
      Allora tu sostieni che esistano ancora certi tipi di donna? Non se ne è inaridito il ceppo a quel che sembra.
      Effettivamente capita di incontrare gente, di ambo i sessi, che attribuisce tutte le sue vere o presunte disgrazie agli ascendenti. Insomma di proprio non ci hanno messo niente? Boh.
      Mi compiaccio di aver immediatamente riconosciuto il profilo nitido del Botticelli. Simonetta Cattaneo Vespucci, genovese sposata al Vespucci fiorentino. Ah, sti fiorentini
      Nichts zu danken, liebe Sibilla, es war eine Vergnügung, wirklich.

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  2. No,non sei testa di rapa, è la mia trovata che è un po' troppo cervellotica, tanto che stavo pensando di introdurre un indizio in più nel testo del post.

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  3. Intenso e sfaccettato il ritratto di questa donna.
    A difesa della pavidità mi viene da dire che siamo condizionati dal tempo e dal luogo in cui nasciamo (sarei stato antirazzista fossi nato nel SudAfrica dell'apartheid?)
    massimolegnani

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    1. Le attenuanti, @Carlo, valgono per chiunque, ma non in senso assoluto, assolutorio, per così dire.
      Se hai la "fortuna" di nascere in un contesto geografico e sociale comunque assai più libero di altri, il valore delle attenuanti si attenua molto, arrivando persino anche ad azzerarsi, (e scusa il gioco di parole).
      Se poi ti capita in sorte una notevole intelligenza, la possibilità di studiare, l'opportunità di uscire dall'ambiente familiare, l'occasione di vivere i fermenti di un periodo sociale come quello degli anni '60-'70 del secolo scorso, ecc. ecc., beh, allora la vedo difficile trovare spiegazione d'ogni "buco esistenziale" nella malasorte.
      Se, infine, a fronte di tante opportunità e della dote di una coscienza critica ben salda, ti riduci ad una lamentazione a vita su ciò che non sei diventato, addebitando ogni tuo fallimento solo agli altri, beh, lasciami essere scettica, per non dire "impietosa".
      Credimi, non parlo per astratta teoria, so bene cosa significa nascere in un contesto non favorevole, di marcata impronta patriarcale.
      Ciao.

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  4. La paura è ciò che frena le vite della maggiorparte delle persone.
    Non avessimo paura faremmo il doppio delle cose, il doppio degli errori e vivremmo il doppio come intensità ( eforse la metà come durata, ma vuoi mettere?)

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    1. La paura è quanto di più umano possa esistere, ma non è solo paura quella di Ida, è piuttosto un lasciarsi vivere, quasi un'indolenza esistenziale.
      La paura è naturale che prima o poi passi. Di paura non si vive per sempre, di indolenza sì.

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  5. uhm ... ad nubile era Ida Timi in Pavi :)

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  6. ma...ma...ma, allora è davvero una congiura del destino!!!
    ;-))

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  7. Ida è il titolo di un film che voglio vedere.
    Chissà chi era...

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    1. Anch'io vorrei vedere quel film!
      Quanto all'identità di Ida...faccio valere il principio della riservatezza, o della privacy se preferisci: ovviamente mi riferisco a quella di Ida, non alla mia.
      Ciao, Euridice.
      :-)

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