lunedì 9 maggio 2016

total blèk



Con magliette e pantaloni identici, luuk-total-blék, come direbbero quelli che se ne intendono, una ragazza e due ragazzi se ne tornano verso casa. Sono le 20.30, i negozi sono chiusi da poco e la metro è affollata di commessi.
I tre tornano a casa dal lavoro e sono ugualmente giovani, ugualmente magri e con un che di scarno, di eccessivamente "limato", che sembra non dipendere soltanto dall’essenzialità del vestire o dalla pragmatica e assoluta magrezza di ventenni. La verità è che non c'è nulla che li caratterizzi e li distingua l’uno dall’altro, non più di tanto almeno: hanno gli stessi gesti e le stesse movenze, efebi della modernità.
Dai discorsi intuisco che lavorano nelle boutique più lussuose del centro, quelle dei grandi marchi: comprendo anche che quel loro vestire è una divisa che si portano obbligatoriamente addosso, soldatini di un immaginario esercito dell’apparenza.
Li osservo spettegolare con salutare indifferenza sui clienti più famosi e danarosi, confrontarne le volgarità esibite, le figure di-emme e la diffusa, stupefacente e straordinaria tirchieria.  Sembrano ondeggiare tra una critica oziosa, indifferente ed un senso di commiserazione per i ricchi&famosi, per la loro povertà mentale, spettacolo cui sono evidentemente esposti e avvezzi quotidianamente.
Si scambiano aneddoti di meschinerie di infimo ordine, emanano condanne, erogando anche qualche rara assoluzione in virtù di attenuanti difficili da comprendere, formulate con la genericità di un linguaggio abulico, senza sostanza concettuale.
Nei discorsi appaiono sì critici e distanti dal mondo che descrivono, eppure, per tanti versi, sembrano anche comprensivi, come per una sorta di consapevole e condiscendente superiorità rispetto ai piccoli casi umani dei loro ricchi e famosi clienti.
Ma c'è qualcosa che non torna in quei tre, un elemento imprecisato di distonia nel loro incerto distacco, qualcosa che all’inizio fatico a circoscrivere, finché mi rendo conto che quell’indifferenza è solo una reazione di facciata: in realtà è l’espressione di un cinismo che analizza e giudica un mondo nel quale comunque si riconosce, pur nella grande distanza sociale ed economica.  Ecco cos’è che determina l’impressione straniante che mi lasciano: i tre ragazzi giudicano e criticano un mondo nel quale, forse senza saperlo, ormai si riconoscono, tanto da adottarne criteri e metri di giudizio.
E comprendo che quel vestire scarno, quel gesticolare identico, tutte le cose che annullano le differenze di sesso e d’ogni altro genere, altro non è che la loro divisa, esteriore ed interiore, calata sulla loro giovane pelle  per ventiquattr’ore su ventiquattro. La loro è una trasformazione ormai in fase avanzata in sub-cloni del potere e a me viene da pensare: che tristezza, ragazzi...

E qui sotto, per contrapposizione e per esorcismo, Vecchioni e Truffaut:

16 commenti:

  1. mi affascina il tuo sguardo sulla gente mentre ti muovi nel quotidiano, la capacità di isolare dal contesto pochi elementi, che sia la facciata ocra di un palazzo o il volto di una persona poco cambia, vai a fondo, assimili, elabori.
    Qui ascolto con te i discorsi un poco frivoli di questi tre ragazzi, li vedo e seguo il filo delle tue deduzioni che hanno il bello delle impressioni personali più che la freddezza del giudizio.
    massimolegnani

    RispondiElimina
  2. Grazie, Carlo, grazie infinite: è bello sapere che l'empatia con cui cerco di guardare costantemente nel mondo esce dalle mie righe.

    RispondiElimina
  3. Quando ero giovane io -nell'ultimo millennio- nella mia città ci conoscevamo tutti, almeno di vista. Allora c'erano i gagà, i raffinati e anche gli zoticoni, che evitavamo come peste. Le ragazze non erano disponibili e curavano il loro abbigliamento cercando ognuna di distinguersi dalle altre. Lo facevano per se stesse e per noi ragazzi, o meglio per quello di noi che più loro piaceva. Per me c'era una bella lotta tra tre o quattro, ma ce n'erano di ragazzi per cui lottavano in tante, i cosiddetti fusti. Io ero un figo o fustarello, insomma davo un po' di soggezione e anche questo l'ho saputo dopo, a bocce ferme, cioè quando ero oramai in salde mani.
    Oggi mi guardo intorno e vedo tanti soldatini, per cui non mi sembra che combatta nessuna. Solo tatuaggi e pantaloni rotti almeno sulle ginocchia. Penso che quelle finestre esemporanee rappresentino vie di fuga, ma non ne sono certo.
    Di sicuro io ho avuto fortuna: da noi il maschio non veniva messo in discussione come oggi. Si faceva pochissimo sesso e nessuna ragazza si sarebbe mai sognata di sciogliersi da un abbraccio, guardare il partner e sibilargli in faccia con rabbia un "tutto qui?". Nessuno di noi soffriva di ansie come questi poveri bambocci. L'insicurezza, l'incertezza, la paura del fallimento. Ecco cosa vedo adesso negli sguardi sfuggenti di questi giovanotti.
    E poi c'è Internet, Google, facebbucche e il cellulare ultimo modello. Non si pensa, si sditeggia con pollici ed indici e nemmeno occorre parlare più.
    Stanno sperimentando -Toyota, Volkswagen, Mercedes, Renault e chissà quanti altri marchi- l'auto che fa tutto da sola. Quindi fra poco non occorrerà più guidare. Che nessuno si meravigli se in meno di trentanni nessuno parlerà più, né tantomeno scriverà.

    RispondiElimina
  4. Definisci fortuna aver vissuto il periodo in cui il maschio non veniva messo in discussione come oggi, in cui nessuna ragazza si sarebbe mai sognata di sciogliersi da un abbraccio, guardare il partner e sibilargli in faccia con rabbia un "tutto qui?".
    Beh, certo, comprendo il rimpianto della fortuna perduta: tenendo le donne al riparo dall'esperienza e dalla possibilità di farsi un'opinione sugli uomini, (non solo sessuale, intendimi bene), tutti i maschi, proprio tutti, erano al sicuro. Le figlie femmine venivano educate per poter passare di mano "sicuramente integre nella docilità della loro zero-esperienza" e "il passaggio di proprietà" coincideva naturalmente con il matrimonio.
    Devo dedurre che il guaio l'hanno combinato le figlie quando hanno iniziato a guardare fuori dall'uscio di casa e i padri quando hanno smesso di fare servizio di guardia 24 ore su 24?
    Però, guarda un po', noi oggi giudichiamo agli usi e ai costumi di popolazioni che per fede religiosa, così si dice e così dicono i vari esperti, tengono le donne in disparte, anche segregate, volendo, esattamente come accadeva qui da noi; certo, loro, gli incivili di oggi, impongono anche il fazzoletto in testa e qualche altra vessazione di troppo, tanto che noi li possiamo criticare dall'alto della nostra civilizzazione millenaria.
    Millenaria ho detto?
    Nei tempi dorati in cui "da noi il maschio non veniva messo in discussione come oggi", c'era ancora il delitto d'onore e il matrimonio riparatore, giusto per facilitare la risoluzione dei casi più difficili: ce ne siamo "sciaguratamente" privati solo nell'ancora vicino anno 1981.
    Ecco, vedi, personalmente, posso prendere in considerazione mille ragioni per spiegare certi fenomeni di involuzione dei rapporti, mille meno che il venir meno dell'età d'oro in cui "da noi il maschio non veniva messo in discussione".
    Il vero errore è stato piuttosto aver cercato di cambiare le cose senza arrivare in fondo, limitandosi anzi a tentare un'omologazione al modello maschile, arrivando a riprodurne i peggiori cliché.
    Questo è stato ed è veramente imperdonabile.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mamma mia che ho fatto! Mi ci sono messo da solo davanti al muro di fronte al plotone di esecuzione.
      Guarda che io non intendevo affatto salvare la barbarie cui alludi tu.
      Era così, certo. Intendevo solo dire quel che ho detto, che cioè io ho avuto fortuna, perché non ho avuto fatica da fare come quelli di oggi, ma avrei preferito viverla da giovanotto odierno questa stagione, perché vedi -e perdona la presunzione- sono convinto che io col mio carattere, la mia personalità, il mio gusto della lotta avrei gareggiato in questo mondo e vinto come ho vinto nel mio di allora. Durante il fidanzamento ho cercato di emancipare AnnaMaria dalla sudditanza cui l'ambiente dove era vissuta l'aveva costretta. Era timidissima e l'ho aiutata a trovare se stessa, perché io volevo una donna e non una suddita.
      Ho litigato ferocemente con mio fratello che era un Ras. Eppure gli volevo un bene folle, ma non mi andava come trattava le donne.
      Tanto per dire.
      Insisto: il problema è che "questi" uomini di oggi non sono riusciti e sembra non riescano ad adeguarsi a questi ritmi, eppure non hanno conosciuto altri che questi. Parliamoci chiaro: allora la sudditanza femminile pareggiava il conto con noi uomini, perché DA SEMPRE la donna ci è superiore, in tutto, meno che nella forza fisica. Quando era la forza a dominare eravamo noi uomini i padroni, e le donne per adeguarsi e contrastare in qualche modo elaboravano l'intelligenza naturale, facendola diventare specializzata, acuminandola insomma. Per dirla in breve la storia della seduzione femminile nasce con la donna, che si accorge immediatamente del potere seduttivo naturale che la natura le offriva.
      Ci conosciamo da poco, ma sul mio blog è pieno di riferimenti alla presunta e falsa superiorità maschile ed alla sicurissima superiorità intellettuale della donna.
      Adesso che avete conquistato la parità non vi fermate, conquistate la superiorità effettiva e rimettetelo a posto sto mondo, riparando ai danni dei cento mille Trumpp che lo hanno saccheggiato.

      Elimina
    2. Accetto tutte le tue argomentazioni e le tue sicuramente buone intenzioni, onde per cui: ego te absolvo in nomine donnis.
      Ciò nonostante, non sono d'accordo sul percorso del tuo ragionamento, sulla strada che segui per giungere a conclusioni di fatto favorevoli alle donne.
      In brevissimo, posso sintetizzare così il mio pensiero:non c'è bisogno d'essere superiori, basterebbe essere uguali, la superiorità è sempre una trappola, per chiunque, uomo o donna che sia.
      La patente della superiorità femminile poi, soprattutto se agìta attraverso la seduzione "anche" intellettuale, a me appare come uno specchietto per le allodole-donne, perché mi fa risalire alla memoria certi discorsi e certe frasi, tipo "si sa, sono le donne quelle che comandano veramente".
      In genere, queste frasi vengono dette con molta amichevolezza, potrei dire anche con benevolenza, anzi, con simpatia, ma a me sembrano delle "ghettizzazioni" concettuali, della serie: "e dai, su, che alla fine noi uomini facciamo sempre come volete voi".
      Per me questa non è parità, è tentativo di addomesticamento, è (r)aggiramento del problema.
      Ma non voglio andare oltre, ci vorrebbero ottanta commenti e risposte a commento e non mi pare il caso, non è questa la sede, mi toccherebbe chiudere il blog e chiamare i pompieri.
      E qui rido, ohne Groll,
      S.

      Elimina
    3. Giusto, i pompieri. Non nego che da parte della maggioranza di NOI uomini ci sia una sorta di allisciamento del pelo per il verso giusto secondo il detto se non puoi vincere almeno pareggiala sta partita. Certamente è così. In un certo qual modo scimmiottiamo quel che facevano le donne con i loro uomini fino alla generazione di mia madre. Non litighiamo più amore mio, vieni a letto. Ecco, vedi. Bisogna essere dei Supergehirne e possedere un'enorme sensibilità per non cadere in questo equivoco.
      Certamente la PARITÀ sarebbe la perfezione, ma nulla è perfetto.
      Allora ribadisco: prendetevi la maglia rosa e portatela fino al traguardo finale. Mettete a posto questa nostra povera Italia.

      Elimina
    4. Appunto, non ci siamo capiti affatto: la maglia rosa va a chi vince la tappa prima e il giro poi, ma qui non si parla né di ciclismo né di ciclisti.
      Le cose si fanno e si rimettono a posto insieme, senza ruoli e senza copioni, ad ognuno il suo talento.
      E qui chiudo davvero, sempre per non ricorrere ai pompieri, sai com'è...

      Elimina
    5. Sabina, insieme si fanno i figli, e basta.
      Per tutto il resto che si fa insieme c'è sempre uno oppure una che decide e l'altra o l'altro che accetta.
      Immaginare la perfetta intesa su tutto significa fare filosofia.
      La smetto pure io.
      Sei una eccellente competitrice. Complimenti.

      Elimina
    6. Siamo distanti anni luce dal capirci, è un dato di fatto.
      Io non teorizzo sistemi perfetti: è agli antipodi del mio modo di vedere, più agli antipodi della Nuova Zelanda.
      Però ora stop alle risposte, sennò qui diventa una simil-chat.
      E grazie per il riconoscimento, anzi: vielen dank!
      Tschüss!

      Elimina
  5. il diavolo veste prada verrebbe da dire. sarebbe interessante se questi figuri avessero un blog :) sempre che sappiano scrivere ovviamente

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai che anch'io ho pensato a quel film?

      Elimina
  6. E tutta quella magrezza? Cosa ci dice?
    Non mi garba, no, non mi garba...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Guarda, @Gioia, potrebbe essere anche solo la naturale e comunissima magrezza dei vent'anni, se non fosse che appare un po' troppo ossuta, spigolosa, anche concettualmente parlando...

      Elimina
  7. che bella analisi, Jonuzzen

    RispondiElimina

Commenti volgari, pretestuosi, completamente fuori tema, o dettati da malumori strettamente personali e/o fantasiosi e, di conseguenza, di nessun interesse né per me, né per gli altri, verranno elegantemente soppressi da me personalmente, con un semplice clic...