martedì 7 giugno 2016

Cannella, mon amour/1


Il cuoco, Hans Gustav Finenteller, era un ragazzone tirolese come da iconografia del settore: complessione forte e un po’ squadrata, ma decisamente muscolosa; capelli biondi con qualche striatura color nordico estremo; colorito roseo, da aria aperta e fine, l’aria sottile e levigante delle montagne; modi timidi, solo a volte un po' bruschi per un eccesso di solitudine valligiana .
Da pochi anni, Hans aveva preso in mano l’albergo di famiglia, una struttura fusa da sempre con la casa dei nonni prima e dei suoi genitori poi: bei mobili antichi di campagna sul lungo corridoio d’ingresso, alle pareti santi e parenti con uguale dignità rappresentativa.
La zona dell’albergo posta sotto l’esclusivo dominio di Hans Gustav Finenteller era, naturalmente, la cucina, il luogo dove il ragazzo s’era trasferito la mattina dopo il suo ultimo giorno di scuola all’ Hotelfachschule Südtirols di Merano.
Diplomatosi cuoco con ottimi voti, Hans Gustav se n’era tornato all’albergo di famiglia e aveva sistemato subito una targa nuova fiammante sulla porta d’ingresso, peccando di originalità estrema, come accade un po’ a tutti da quelle parti…infatti, la targa recitava :
zum Goldenen Adler
Familie  Finenteller


Hans Gustav aveva costretto o, meglio, fortemente e tignosamente persuaso (tanto per usare un eufemismo e tacere delle terribile dispute conflittuali tra generazioni) Oskar Jacob Finenteller, suo padre, a rimodernare l’albergo, accogliendo  per qualche settimana un gruppo di solidi lavoratori del mattone e generi affini, provenienti da Sand in Taufers, paese noto per le capacità manuali e di boccali di birra dei suoi uomini.
Una volta rimesso in sesto l’albergo  e congedato il manipolo di  Sand in Taufers, Hans Gustav si ritrovò a desiderare, con foga  quasi erotica, di creare una specialità che lo rendesse noto nella regione.  Fu così che una sera, intorno alle ventitrè, mentre rimirava la sua cucina, lustra e totalmente immemore del tramestio di piatti, sughi, camerieri e ordini urlati in puro e aspro tedesco di un paio d’ore prima, si fissò con lo sguardo sul barattolo della cannella: improvvisamente Hans si bloccò, come rapito in un incantesimo, non si sapeva ancora se buono o cattivo, di fronte alla magica etichetta: ZIMT.
La cannella, das Zimt, come recitava l’etiketta tetesca, gli evocava un mucchio di ricordi, legati a varie fasi della sua vita, primo fra tutti quello di  Brigitte SilberHerz, la bambina di cui s’era innamorato a sette anni e che, in un pomeriggio di neve, aveva concepito lo scherzo di versarsi addosso un intero barattolo della spezia durante un momento di gioco sfrenato, sfuggito dalle mani e dall’attenzione severa di Mutter Finenteller. Di fatto, con quello scherzo, che aveva provocato una notevole tosse ad entrambi, Brigitte aveva legato per sempre quell’odore al clima ingenuo e sognante del primo innamoramento di Hans Gustav.
Poi era stata la volta dell’odiata Ernestina Romp’albumi, di Belate-orsù-in-Brianza, sua insegnante di pasticceria all’ Hotelfachschule Südtirols a Merano: la schreckliche Ernesta lo sfotteva sempre con la storia dell’eccesso di spezie nei dolci della tradizione sudtirolese; Hans Gustav, che aveva appreso le prime ricette direttamente da Mutter Finenteller, davvero non riusciva a sopportare quel tono acido e presuntuoso esibito da Ernestina Romp’albumi nel suo sentenzioso accento lombardo. Così, tra un ricordo tenero e un’incazzatura tardiva con l’acida kleine-Ernesta, Hans Gustav decise che das Zimt sarebbe stata la sua mossa vincente, perciò cercò gli ingredienti per fare il gelato e si lanciò a guance infuocate nell’impresa: dare gloria imperitura alla cannella e lustro e fama all’albergo Goldenen Adler, nonché a sé stesso, alla facciazza della Romp'albumi (!).
La preparazione del gelato alla cannella fu lunga, minuziosa, accompagnata da un senso di ispirazione e rapimento estatico alla Gian Lorenzo Bernini. Quando la perfezione della cremosità raggiunse il punto qualitativo più alto possibile, Hans Gustav liberò il gelato e lo versò nel contenitore, dando un cenno sorridente d’intesa alla cameriera che andava e veniva dalla sala, Suzanne EisfruchtenBecher
Suzanne prese la penna e aggiunse prontamente il dolce alla Speisekarte, quindi rientrò in sala, muovendosi scattante come un capriolo che si vuole mettere in salvo, (dico capriolo visto che siamo da quelle parti…).
Intanto in sala si erano accomodati due clienti, un uomo e una donna visibilmente affetti da grave “infezione amorosa”, sorridenti e compiaciuti del loro reciproco straniamento: due amanti insomma, nel senso più pieno e bello del termine.
Ma qui, ora, mi fermo, fino alla prossima puntatella. Segue piccolo dizionario tra il comico e il faceto:

Hotelfachschule Südtirols = istituto alberghiero del sud-Tirolo;
zum Gold'nen Adler = all'aquila d'oro;
Sand in Taufers = Campo di Tures;
Finenteller =  un gioco sciocchino di parole, misto tra tedesco e italiano, dove Teller sta per piatto
SilberHerz = pura invenzione, vagamente traducibile con “cuore d’argento”(!);
Mutter = madre;
Kleine (piccola) Ernesta = traduzione alla mia maniera del nome Ernestina: va da sé che si tratta di un’altra sciocchezza linguistica;
schreckliche= terribile;
Suzanne  EisfruchtenBecher= altro parto della mia mente esaltata, visto che EisfruchtenBecher indica una coppa di gelato con frutta;
Speisekarte= Menù

3 commenti:

  1. Quante "golden adler" ho incontrato nei miei viaggi ciclistici in Germania, Austria, sudtirolo, gasthaus a conduzione strettamente familiare, dove la cena

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  2. ..sempre succulenta era perfetta per la mia fame. Però la Romp'albumi qualche ragione c'è 'aveva, che i loro dolci sono parecchio speziato :)
    Deliziosi i nomi che ti sei inventata e l'atmosfera che hai tratteggiato.
    massimolegnani

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  3. ...e sì, kleine Ernesta non aveva tutti i torti...
    Grazie per le tue parole, Carlo.

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