mercoledì 8 giugno 2016

Cannella, mon amour/2

La coppia rapita era entrata al Goldenen Adler per un dopocena, una grappa o poco più, ma, quando lesse sulla Speisekarte del gelato alla cannella, fu subito invogliata da quella novità della cucina, sebbene la descrizione un po’ tartagliante, mitragliata in un italiano ruvidamente spezzato nei suoni, della zelante Suzanne EisfruchtenBecher non rendesse tutto il merito alla specialità nuova di zecca della cucina di casa Finenteller.
Le loro furono le prime due porzioni che uscirono dalla cucina e non si può davvero dire che Hans Gustav non avesse speso tutto sé stesso nella preparazione dei primi due assaggi del suo capolavoro: in un piatto largo e spolverato di cacao a disegnare ghirigori fantasiosi, Hans Gustav sistemò tre cucchiaioni di gelato cui diede una bella forma ad uovo, alcune scorze di cannella e un rametto di erica al centro. Ma Hans, in ansia come se dovesse entrare in uno stadio per una prestazione olimpica, decise di celebrare il battesimo della sua creazione con un abito ancor più prezioso: infatti, ad accompagnare l’uovo di  gelato, preparò sul momento e sistemò sul piatto anche  una specie di gnocco dolce, di pasta morbidissima, al cui interno stava in fremente attesa un cuore di polpa di fragole.
C’era in quella preparazione un che di sensuale che attingeva da tutti gli elementi presenti nel piatto, vuoi per i colori, vuoi per la disposizione, vuoi per quel cuore di fragole che un po’ si nascondeva e un po’ occhieggiava insinuante dalla culla di pasta morbida. Sembrava quasi che quel ragazzone tirolese avesse voluto disegnare sui due piatti  un sogno erotico, riempiendolo di allusioni carnali che filtravano fin dai colori, quasi come se per quella fastosa première si fosse ispirato istintivamente ad un approccio d’amore.
I due amanti sgranarono gli occhi alla vista di quell’allestimento, poi iniziarono a mangiare, facendo appena qualche rapido ed estasiato commento, infine tacendo, boccone dietro boccone: uno sguardo al piatto e un sorriso compiaciuto dietro l'altro, versato uno negli occhi dell’altro. E, alla fine, trasformati in due sante Terese berniniane, rimasero per un po’ con le mani sul tavolo ad accarezzare il gambo del cucchiaio.
Suzanne capì e li lasciò fare, finché furono loro due a chiamarla con un sorriso: volevano chiederle del cuoco per fargli i complimenti di persona.
Hans Gustav, avvisato dalla EisfruchtenBecher, entrò in sala impacciato alla guida del tir con rimorchio di tutta la sua timidezza di montanaro e raccolse, inchinandosi più volte, i complimenti dei due, con le guance che gli si erano fatte anche loro di fragola. Infine, la coppia volle stringergli la mano calorosamente prima di uscirsene abbracciata nella sera fresca e compatta di stelle. 
Quella sera, mentre facevano l’amore, entrambi sentirono un lieve profumo di cannella uscir fuori come un respiro sottile dalla loro pelle: se lo dissero ridendo, proprio come due impagabili rimbambiti.
Chissà, forse è proprio vero che l’amore ha mille vite: quella impalpabile ma profondamente profumata della polvere di cannella, quella trasparente ma sostanziosa e resistente del ricordo, quella a uovo del dolce di pasta con il cuore di polpa di fragola di Hans Gustav Finenteller, quella fresca e suadente del gelato alla cannella e, infine, quella delle braccia infinite degli amanti.
Ed ognuna di queste possibilità può assumere le linee e i colori di un disegno dalle forme imprevedibili, se a farla vivere è una giusta dedizione ai  propri sogni.

8 commenti:

  1. Cucinare per qualcuno deve essere una vocazione cui ci si dedichi con anima e corpo.
    Solo chi cucini mettendo tutto se stesso nelle proprie opere avrà l'approvazione di chi mangi e lascerà un'impronta nella memoria del proprio ospite.
    Chiunque sia venuto a mangiare da me mi ha personalmente detto di esserne uscito meravigliosamente sazio ed appagato, nel corpo e nello spirito ed è a questo che si dovrebbe puntare, quando si prendano in mano le padelle.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, la cucina è creazione e come ogni attività creativa ha bisogno di passione quasi più che di talento.

      Elimina
  2. Commento a Cannella 1 e Cannella 2. Non rileggo, vado a sensazioni mnemoniche, mi viene besser. Il gelato di cannella non l'ho mai mangiato, ma vuol dire poco, anzi io non sarei mai un banco di prova valido per gelaterie e pizzerie. Non sono italiano, anti non sono terrestre: fosse per me andrebbero in rovina gelatai e pizzaioli. Però...c'è un però. Cosa non si fa per i figli. Mio figlio Alessandro e la sua moglie di allora -adesso felicemente divorziati- presero dal padre di lei, ristoratore famoso qui a Karlsruhe, in affitto una gelateria. Mio figlio andò ad imparare il mestiere in un paese qui vicino, dove c'erano i famosissimi Bartolini, me+aestri gelatai friulani. Imparò bene bene, e si dilettò con scoperte gustosissime. Hai mai provato un gelato di anguria? Non sa di niente è soltanto acqua. Eppure lui lo faceva buonissimo. È la clientela che sancisce il valore di un prodotto. Dapprima due chili, poi otto e infine venticinque. Sono due sorbettiere piene zeppe. Vuol dire che piaceva. Non so cosa aggiungesse alla polpa di anguria. Non lo ha detto mai a nessuno, tantomeno al suocero quando ha rilevato la gelateria. Mio figlio sosteneva di essere in grado di fare e vendere bene anche il gelato di cacca. Ein ehrlicher Tag wünche ich Dir.

    RispondiElimina
  3. Allora io sono italianissima: il gelato è per me al primo posto assoluto della pasticceria. Questo però non significa "qualunque gelato, purché gelato".
    Deve essere di qualità, sennò lo lascio senza ripensamenti.
    E per essere dei veri estimatori, capaci cioè di apprezzare e distinguere, non bisogna mai "ingozzarsi", neanche delle cose che più ci piacciono (e questo io credo valga per tutto ciò che è cibo).
    Rassegnati, amico mio: ho mangiato gelati di anguria che lévete: perché più è tenue il gusto di partenza, più si apprezza il prodotto finale che quel gusto riesce a mantenere.
    :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cavolozzo fritto che esperta! Io lo ammetto non gradisco tanto, solo con le omelette dolci e i frutti di bosco due belle palline di vaniglia, non fatta colle polverine ma con la canna. D'inverno non essendo britannico non gradisco; d'estate il dolce non va col gran calore. Ripeto: so di far arrabbiare qualcuno a cominciare da mia moglie e dalle mie due figlie, ma io passo davanti alle gelaterie e scappo via veloce. De gustibus non est disputandum nec sputazzandum. :-))

      Elimina
    2. soprattutto sputazzandum!

      Elimina
  4. gradevole questa storia e soprattutto impeccabile la tua resa dell'atmosfera austera, pudica, dei bar tirolesi e dei loro gestori.
    massimolegnani

    RispondiElimina

Commenti volgari, pretestuosi, completamente fuori tema, o dettati da malumori strettamente personali e/o fantasiosi e, di conseguenza, di nessun interesse né per me, né per gli altri, verranno elegantemente decapitati da me personalmente.