mercoledì 1 giugno 2016

tre foto di scatto: 2) Tolstoj è una statua di legno


All'interno della baita c’è soprattutto gente del posto, lo si capisce da tante cose, anche da come guardano i clienti extra-territoriali quando entrano.
I piatti in tavola sono di gusto forte, pieno, rappresentano un risarcimento della fatica fisica, quando c'è.  La birra primeggia assoluta sul vino.
Più osservi le facce dei territoriali, più ti convinci che si tratta di prototipi umani: potresti ritrarli, farne un catalogo e consegnarlo ad un archivio storico, tanto sarebbe perfetto anche tra cent’anni, ché di qua il tempo non passa e tutto è fermo, cristallizzato sotto una colata di plexiglass.
E’ domenica, all'ora di pranzo, e in tavola ci sono soprattutto famiglie, illustrate in più generazioni, come si usa da queste parti, dove i figli nascono ancora da genitori che non hanno trent’anni.
Ad un tavolo, accomodato in posizione centrale, sta un tipo più originale di tutti, una sorta di sosia di Tolstoj in salsa tirolese o, come direbbero qui, preparato e allestito "nach tiroler Art".
Siede come un dio in terra, come una statua di legno, come ce ne sono tante nei giardini delle case o davanti alle botteghe artigiane degli Holzschneider, gli incisori del legno.
Impassibile, immobile, inanimato ti verrebbe da dire, un totem inciso nel legno, appunto.
E farebbe proprio la sua brava figura da totem se non fosse per lo sguardo, che ondeggia nelle pupille tra lo spiritato e il beota, probabile eco dell’alcol accumulato in corpo, tra fette di polenta e valzer di finferli.   
Lo osservo,  antropologicamente incuriosita e attratta dalla sua formula fisica imprecisa, sfuggente, e soprattutto, dalla gran barba, che sta e rimane perfettamente stesa sulla camicia di flanella a quadrettoni per l’intero pranzo, proprio come una barba di legno. E, pensandoci bene, anche Messner, invecchiando, ha assunto le sembianze di una scultura in legno delle sue parti. 
Lo osservo e dopo un po' scopro che il suo sguardo non intercetta più nulla, s'è definitivamente perso sulla nave dell’oblio alcolico: solo la barba sta, perfetta e solenne, come quella di un Tolstoj "nach tiroler Art" .
p.s: e mò divertitevi qui sotto, da sobri o da annebbiati non fa differenza...

17 commenti:

  1. Il tuo Tolstoj ligneo sedeva allo Stammtisch come certo sai. Un cliente fisso della casa, una persona importante e benvoluta. Come avrai visto a quel tavolo siedono soltanto avventori speciali, privilegiati ed i padroni del locale.
    Guardano obliquamente chi entra e lo valutano in un secondo da come veste, dalle sue movenze, dai decibel della sua voce mentre parla coi vicini e già sanno con chi hanno a che fare, "Hier die Italiener, immer dieselben, reden alle zusammen. Für diese Leute wichtig ist's nicht verstehen aber reden, un was reden die? Nur bla bla bla". Ecco cosa pensano di te e di me, di noi.
    Mi ricordo il primo pranzo in terra teutonica, a Frankfurt am Mein, in un bellissimo locale sulla Goetheplatz, cuore di Ffm, entrammo io ed un mio amico di Treviso e vedemmo che tutti stavano osservando noi due. Eravamo civilissimamente vestiti, niente affatto arroganti, ma da qualcosa avevano capito la nostra Staatsangehörigkeit, woher stammen wir. Ma da cosa, benedettiddio? Parlavamo mentre cercavamo un posto libero, te capiss? Par-la-va-mo. Tra di noi certamente, ma loro non lo fanno. A quello che poi sapemmo essere lo Stammtisch sedevano alcune persone, come mummie. Uno attaccò a parlare, in un modo così monotono, così cantilenante che noi stavamo per addormentarci, tanto non capivamo una beata mazza. Mentre quello parlava gli altri tacevano, limitandosi ad assentire con lenti movimenti della testa, portando il mento verso il petto. E basta. Kein Ton. Il tizio finì di parlare e bevve un sorso della sua birra. Immediatamente attaccò un altro tizio: stessa litania sottovoce cantilenata, stesso sonno, solite capocce abbassate verso il petto in segno di assenso. Tutto molto jeratico e solenne, come in chiesa.
    Pagammo e scappammo fuori sghignazzando nach italienischer Art, natürlich.
    Più tardi, negli anni, ho assistito cento volte nei loro talk show a situazioni del tutto simili. Però TUTTI capiscono TUTTO. Nelle nostre trasmissioni televisive si litiga, si urla, si parla tutti insieme ed il Fernbedienung si surriscalda.
    P.S. Mi piacerebbe vederti vstita alla tirolese, che canti O-la-là-j-u.....sul cucuzzolo di una montagna.

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  2. Verissimo quel che scrivi sui teutonici.
    Però, ad onor del vero, guardando i nostri programmi così pittoreschi e rionali, a me spesso verrebbe voglia di zum Fenster hinauswerfen direttamente den Fernseher.
    Io con un Dirdnl? Gulp! Orooooore, con una erre sola e tante o!
    Una sola volta, per spirito da teatrante, me ne sono provata uno in un grande magazzino austriaco...kettelodicoaffà?

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    1. Orooooooore! Lo sai che noi italiani siami i soli al mondo a pronunciare la erre con forza? Tanto che da qualcuno sta erre viene indicata come italienische. Infatti in inglese, francese tedesco e perfino le lingue slave la erre viene pronunciata come quella che noi chiamiamo "erre moscia".
      Per esempio: "lui, egli" si scrive er e si pronuncia ea, con una leggera sdrucciolatura dopo la a come se fosse un earrrrrr con una erre dolcissima che quasi non si avverte. Come italiener si prunúncia italiena senza tanti compromessi. Dove lavoravo tanti anni fa c'era una segretaria carinissima che voleva imparare l'italiano e io le dissi che finchè non era capace di pronunciare orrore come facevo io non ci sarebbe stato niente da fare.
      E lei si esercitava e le usciva fuori sempre una serie di suoni che se mi capisci come scrivo era ohhhhhhoooohhhe. Da pisciarsi addosso dalle risate.
      Ti ci vedo sai in un grande magazzino austriaco, tipo Kaufhof oppure Rewe,
      che strilli un Dirdnl come una gallina strozzata. Ahi ahi ahi!!!

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    2. Vabbè che ho sbagliato a scrivere, la parola esatta è Dirndl, ma che c'entra? Mai visto nessuno strozzare un abito, neanche un abito tradizionale tirolese!

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    3. Ho saltato una parola: dentro. La frase doveva essere "...che strilli dentro un Dirndl come una gallina strozzata": Non mi dire che non hai mai sentito l'ultimo strillo di una gallina, tipo...Kehhhèèèè.

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  3. ...ma per chi mi hai preso?
    Al massimo mi sono fatta un paio di risate sommesse con chi mi accompagnava...ecchec...!
    :-ppppppppppppp
    Tiè!

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    1. Ah ah ah! Ok, per fare un bel pernacchione ci sono le pi mancano però le erre...:-)))

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    2. Non semplici lettere P, bensì linguacce a raffica, e comunque...
      PRRRRRRR!
      Servito.

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  4. Ho pensato. Oibò, siamo state ospiti nella stessa casa:)
    (però non nella stessa baita:D)

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  5. Sabina, che belle le tue descrizioni...

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  6. Il tavolone in legno che trovi n ogni stube, l'ascetismo alcoolico, i boccali, i sottobicchieri, il legno ovunque, il cuoio dei costumi, gli abiti femminili generosi, i canti, gli ottoni, ogni dettaglio fa quell'atmosfera.
    massimolegnani

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  7. E fuori da quel contesto ognuno di quegli elementi parrebbe finto...o no?
    Ciao, Carlo.

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  8. sicuramente, solo lì ha senso :)

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  9. Anche lì, quindi, vige ancora la legge dettata dal Re Travicello.
    Silenzioso.
    Equo.
    Giusto.

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