sabato 4 giugno 2016

tre foto di scatto: 3) fiammelle di pace a nord-est


E’ accaduto in un borgo piccolo e affatto turistico, un paese sempre un po' troppo buio, vuoi per le dimensioni delle vie, vuoi per una poco felice esposizione, infossato com’è in una conca sfortunata.
Camminavo nel pomeriggio inoltrato in una  viuzza delle più scure, quando vidi comparire improvvisamente due fiammate di colore, una viola e una ocra, una più grande e una più piccola: erano due donne orientali con le teste velate, madre e figlia, che facevano la spesa.
La non-luce conferisce al paese un che di desolato e depresso persino in estate, stretto e umiliato com'è tra una località turistica di qua e una strada panoramica di là: elementi distraenti che condannano lo sfortunato borgo ad apparire più triste di quanto non sia, più umido di quanto l’umidità del suo fiume non lo macchi alle pareti delle case. Un vero peccato, perché il centro storico è piuttosto bello e possiede anche un sottoportico lungo il fiume, rallegrato da alcuni murales artistici, uno dei quali ricorda un personaggio importante del '900, che lì vicino è nato.
Era quasi ora di chiusura ed ero entrata in un piccolo negozio di delizie e sfizi accessori; lì avevo ritrovato  le due donne, la madre viola e la figlia ocra, che parlavano con la padrona del negozio a voce bassissima, modesta, come da noi non capita più neanche ai funerali.
La madre viola chiedeva un aiuto per trovare lavoro, si offriva come tuttofare, per un aiuto in casa o per assistenza, a seconda dei bisogni; era una situazione inconsueta per me: nella mia città non so se capiterebbe mai.
La giovane donna, padrona del negozio, prese nota su di un'agenda e, non paga, si prodigò in affettuosi consigli  commerciali con la donna: “hai capito? prepara dei bigliettini e portameli, così io appena vedo una cliente che ne prende uno per leggerlo le dico: "fidati, è brava, le faccio capire che ti conosco e così è più semplice...”.
La risposta della madre viola fu un sì impercettibile, io riuscii solo ad intuire il suo grazie messo dentro ad un sorriso modesto, che non vidi, perché le due donne mi stavano di spalle. 
Sempre senza rumore, madre e figlia uscirono dal negozio con il viso rasserenato, contente di quella proposta amichevole, e sparirono nello scuro della via, come fossero state risucchiate nella lampada di Aladino. 
Questa foto-racconto la scattai due o tre anni fa  nel nord-est, (angolo a volte crudele della cronaca d’Italia in tema di accoglienza), a dimostrazione di come possa accadere che un minuscolo paese, scuro e corroso dalla muffa del fiume, si possa colorare di viola e di ocra e, se non è troppo da dire, dei mille colori della pace.

4 commenti:

  1. Hanno fatto un servizio tanti anni fa su questo paesetto che si trova infilato dentro una gola, dove appunto passa un fiume o un torrente. Ho dimenticato il nome, ma pensai allora che era impossibile viverci in un posto come quello, immersi nell'ombra di una montagna tutto l'anno. Mi chiesi a chi fosse venuto in mente qualche secolo fa di innalzare la prima casa in un posto così.
    Ora tu mi racconti di due mantelli colorati -ma all'ombra il colore nemmeno lo vedi tanto bene- che scivolavano silenziosamente tra muro e muro. In un posto così come potresti alzare la voce: il luogo stesso ti impone il silenzio. Stai al cimitero tutto l'anno. Si adattano al tetrume del paesaggio queste due orientali, pakistane o indiane perché sono loro che vestono colori così vivaci, o forse mi sono fatto influenzare dalla foto con cui hai corredato il post.
    Dipinsi un quadro così, un acrilico, che intitolai appunto "tre profili di donna" parecchi anni fa.
    Lo ha acquistato una signora di passaggio nella Galleria di Düsseldorf dove era esposto. I colori me lo hanno ricordato, ma le tre donne guardavano verso la sinistra del quadro, al contrario di quelle della tua foto. Bella comunque.

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    1. Sì, indiane o pakistane o giù di lì.

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  2. Mi piace questo tuo modo di raccontare la realtà e le vicende umane di un piccolo paese attraverso i colori...le sensazioni...le intime e profonde atmosfere che riesci a cogliere da quel luogo.

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    1. Grazie, @Remigio.
      La cosa strana è che sul momento non mi rendo quasi mai conto di quanti elementi ho, per così dire, fotografato.

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