giovedì 28 luglio 2016

il sogno del doppio occhio

Tempo fa ero in una città cui, per motivi affettivi, sono profondamente legata.
Di quella città conosco ormai molti angoli, impressioni di luce e punti di svolta: intendo riferirmi a quelle visuali particolari che ti si stendono davanti agli occhi in occasione di speciali congiunture di luce e di clima, scorci inaspettati, che ti rivelano un aspetto ignoto di un luogo conosciuto, un aspetto-impressione, direi, connotato da forti colori emotivi.
Da un angolo di quella città, nel cuore del centro storico, per l’esattezza da un ingresso un po’ defilato, che da un porticato scuro immette nella piazza grande, mi sentii improvvisamente catapultata in qualcosa che riconobbi come un colpo d'occhio improvviso, uno scorcio che pareva uscire dritto dritto da un sogno di tanto tempo prima.
Tutto ciò avveniva di giorno, ed io ero ben cosciente: e del luogo, e del tempo, e della direzione da prendere, ma tutto ciò era tenuto fermo in me ad un livello strettamente razionale, tanto razionale da sembrare astratto. Era come  se la logica dettasse alla razionalità i suoi periodi perfetti, cercando caparbiamente di aprirsi spazio in un’emozione troppo forte, che dal mio animo transitava e approdava nei miei occhi aperti e sveglissimi, quasi come in un contagio di incantesimo.
La bella piazza era lì, davanti a me, visibile e concreta da quell’angolo di portico, ma c’era anche un'altra piazza, immaginaria, più distante e più vicina insieme, composta di luci e colori più forti, verso la quale io guardavo da dentro a quel portico, quasi che in quel portico affacciassero le viscere della piazza stessa.
Vedevo in contemporanea con l’occhio della razionalità e con l’occhio del cuore: il primo occhio recepiva i colori eleganti della pietra, le linee eleganti dei palazzi e del vicino duomo, la loro astratta, ieratica e assoluta perfezione artistica, mentre il secondo occhio, quello dell’emozione, vedeva più da dentro e per questo al secondo occhio, l’occhio del cuore, la città appariva fotografata nel suo profondo.
Non so dire se avessi mai provato prima un’emozione simile a questa, per qualche verso anche destabilizzante nella sua intensità, so solo che ci misi un bel po’ per darmi una spiegazione, per trovare un verso interpretativo che riuscisse a raccogliere quell’impressione di sdoppiamento.
Compresi più tardi che mi era accaduto per qualche minuto di rimanere contemporaneamente spettatrice della bellezza dell’arte e delle emozioni profonde che quei luoghi suscitavano;  due realtà di pari concretezza per me. L’occhio della razionalità ammirava, mentre l’occhio dell’emozione elaborava, seguendo codici, affettività e vissuti personali. Poi, insieme, i miei due occhi avevano ricomposto una visione unica, complessa e a tratti conflittuale, ma in ogni caso affascinante.
L’ho voluto chiamare “il sogno del doppio occhio”, un sogno composto da perfettamente sveglia, difficile da rendere a parole.

6 commenti:

  1. Quel portico mi ricorda una notte di tanti anni fa, piovosa come tante notti felsinee, passata in allegre bisbocce tra colleghi di facoltà e belle ragazze. Una di queste era una messicana tutta fuego che mi si era appioppata adosso -meglio, avvinghiata addosso a me che non protestavo affatto- e con la quale andavamo seguendo gli amici, per finire in una specie di ostello universitario, dove passammo il resto della notte. Talmente eccitante quel ricordo che l'ho trascritto tale e quale in un romanzo che ancora giace in un cassetto e che non so se darò mai alle stampe.
    Quella città ha un qualcosa di magico. Sono passati più di cinquanta anni, ma la magia resta per sempre.

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    1. La città non è esattamente quella, ma è molto vicina, diciamo che le somiglia parecchio.
      Però sulla la magia di Felsina sottoscrivo pienamente!

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  2. Provo a dare un nome a quella città: Bologna

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    1. Vale anche per te, @Remigio, la risposta data qui sopra.
      Lasciate che quel nome rimanga un "non detto"...
      :)

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  3. quello che le città che amiamo ci sanno dare.... Jonuzza
    (i miei commenti vanno a buon fino o no , a seconda della volubilità della rete!)

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  4. ...certo, tutto ciò che ci viene dai luoghi è filtrato attraverso i nostri sentimenti dei luoghi, ciao.

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