giovedì 8 settembre 2016

apparizioni, si fa per dire...


Camminavo sul ponte che congiunge la via Národní con la collina di Petřín, uno dei grandi parchi verdi collinari che sovrastano Praga, dove ha sede anche il convento di Strahov dalla monumentale e splendida biblioteca, quando incontrai una ragazza sfuggita da qualche pagina illustrata di una favola gotica.
Capelli rossi, lunghi, folti, e forme morbidissime, la ragazza di Praga pareva una creazione di Tiziano in chiave slava e, forse, era davvero  appena scesa da un dipinto.
Nella sua figura tutto era tratteggiato in colori tenui e sfumati, a pennellate lievi, una nell’altra diluite e amalgamate con sofficità. Il suo abito, di tessuto leggerissimo e trasparente,  era composto da  strati di velo sovrapposti; nel tessuto i colori si perdevano in un elaborata fantasia che, dal bianco al grigio, dal marrone al verde tenero, costituiva un palcoscenico perfetto per la luce rossa dei suoi capelli.
La ragazza di Praga procedeva con andatura morbida e  il gioco di sovrapposizioni dei teli leggerissimi del suo abito si muoveva con lei, altrettanto morbidamente, quasi che quell’abito fosse composto d’acqua, con i teli a disegnare onde  che si rincorrevano ad ogni passo.
Quel giorno, poco prima, ero uscita dalla Casa municipale, “Obecní dům ”, e lì, sulle pareti affrescate delle sale, avevo potuto ammirare tante creature simili a lei, prodotto della fantasia erotico- fiabesca dell’iconografia slavo-gotica.
Ma quando, nel pallido sole di quella giornata di tarda primavera, vidi la ragazza di Praga che, poggiandosi sul parapetto liberty del ponte,  sporgeva lo sguardo sulle acque della Vlatva, pensai  che forse, chissà,  stava lanciando sguardi d’intesa ai Vodník, gli omini del fiume, quelli che, nell’iconografia popolare, afferrano le anime degli annegati e le trascinano sul fondo per riporle in ampolle di vetro.
Ancora oggi,  mi chiedo se la ragazza di Praga sia stata solo un miraggio della mia fantasia troppo incline a certe suggestioni, o se non fosse davvero anche lei una figlia  del fiume, risalita dalle rive della Vlatva alla città del Golem e degli  alchimisti, per vedere se questi, chiusi nei laboratori delle casette sulla Zlatá ulička , fossero riusciti a trovare finalmente la formula alchemica per creare l’oro.

4 commenti:

  1. In fondo la domanda finale ha un valore marginale. Figura reale o miraggio, ormai tu l'hai resa vera.
    massimolegnani

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    1. Giusto, soprattutto se sono riuscita a trasportarla fin qui con le parole.

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