giovedì 15 settembre 2016

il suono del Fado


C'era qualche giorno di solitudine da godere: si era portata dietro “La favola pitagorica” di Manganelli, un libro che amava sempre rileggere, così emotivo nella descrizione dei luoghi da farle avvertire la necessità di interrompere ogni  tanto  il respiro della lettura.
Era perfetta  la favola di Manganelli per essere gustata sulla panchina di un parco, volgendo, di tanto in tanto, lo sguardo ai rari passanti del primo mattino: quello sì che era un libro “accondiscendente” verso le digressioni pensierose del lettore.
Così , mentre si stava lasciando prendere nelle maglie emotive del  capitolo dedicato a Firenze,  interruppe la lettura di Manganelli, alzò lo sguardo, e si ricordò dell’uomo dalla traccia fisica sottile-sottile, come quella di un adolescente. Ricordò l’autunno piovoso che lo aveva portato e le tornò in mente l’impressione di gusto amaro che aveva avuto incontrandolo. Quella prima e fondamentale impronta, il suo modo amaro d’essere, era affiorata subito, consegnandole un’idea forte di fragilità rabbiosa e guardinga, adolescenziale. In un tuffo emotivo all’indietro, agli anni della scuola, aveva ricordato vecchie storie sopite, d’amore o d’amicizia, ritrovando nei ricordi un senso di istintiva e solidale empatia giovanile.
L'uomo dalla traccia fisica sottile-sottile sembrava scrupolosamente intento a ricacciarsi dentro la vita con spietatezza, come se il nocciolo del  suo cuore amaro non volesse mai né farsi liquido né lasciarsi cogliere, proprio come in certi adolescenti refrattari al rischio di vivere. Il suo fisico, poi,  così sottile, pareva sottolineare e dare forma al passo amaro del carattere.
La donna si rammentò di quando aveva provato ad abbracciarlo con forza, nel suo modo naturale ed istintivo: sottile com’era, le era sembrato pronto a spezzarsi.  
Tutte le sue incertezze, poi, nel confronto amoroso con quel fisico da adolescente,  avevano prodotto in lei un comico e surreale effetto, la sensazione d’essersi tramutata in una pitonessa: come se ci fosse troppo di tutto nel suo corpo rotondo. Pian piano s’era convinta che anche lui covasse le sue stesse sensazioni, soprattutto considerando come non l’avesse mai abbracciata né a lungo né con convinzione fisica forte. Perciò, alla fine del loro brevissimo amore, le era rimasto un solo frammento che contrastava cert'impressione di disagio e di disomogeneità, non solo fisica, tra loro, ed era il ricordo netto di un suono:  lo spezzarsi repentino e affannoso del respiro di lui mentre lei, dandogli le spalle, aveva inarcato decisa la schiena nuda, e, disegnando il movimento esatto di una gatta, gli si era fatta  vicina- vicina. Solo in quel momento,  isolato e preciso, si era finalmente manifestata in forma consistente e sonora  l’onda passionale dell'uomo sottile-sottile, sempre così controllata e definita nel suo inizio e nella sua fine. Era stato quello il solo boccone di piacere che lei gli aveva sentito finalmente deglutire vistosamente, fino a strozzargli voce e  respiro.
Ma quel bel suono passionale, che l’aveva rassicurata, facendole intravedere una possibile uscita dal limbo delle possibilità, era rimasto figlio unico: subito il ritmo dell’ eccitazione di lui aveva ripreso a crescere ordinato, troppo ordinato.
A questo pensava,  con la favola di Manganelli abbandonata sulle gambe, ai troppi  di suoni in lui mai nati,  forse deliberatamente negati, non solo alle orecchie di lei, ma, soprattutto, a  sé stesso.
Anche per questo un altro tentativo di abbraccio vero, lungo e deciso, da lei non era più arrivato: aveva preferito rimanere nella malinconica convinzione d’essergli sembrata un’irrisolta pitonessa, con tutta l’inadeguatezza del caso, visto l’ostinata incompletezza dell'abbandono di lui.
Peccato per tutto quanto era stato tralasciato, pensò:  chissà  se abbracci, suoni e respiri corti  le avrebbero  regalato il coraggio di rischiare un altro abbraccio potente con quell’uomo sottile-sottile, un abbraccio dato con tutta la forza, senza il timore di correre il rischio di  spezzarlo.
Fu questa l’ultima riflessione che le volò fuori morbida, piana e spontanea, appena-appena appesantita da una vaga eco di tristezza, prima di riprendere la lettura della favola di Manganelli: le volò fuori e aveva un suono di Fado, lo. stesso andamento malinconico e carico di inespresso e di incompiuto.

2 commenti:

  1. Gli abbracci stretti stretti e forti forti sono la mia specialità. Tocca però essere capaci di prenderli, tocca non avere paura di Amare.

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  2. Commento perfetto, nulla da aggiungere, bellezza,
    :-)

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