martedì 25 ottobre 2016

tesori dell'Appennino


In un posto imprecisato dell'appennino emiliano, una piccola comunità ha fatto rivivere un borgo, portando le case poco più in là di dove quello stesso borgo è nato, giusto quanto serviva per salvarlo dalle furie dell’acqua, del tempo e di tanti altri accidenti, tutti molto frequenti e violenti da quelle parti.
La vita nel borgo, rimasto abbandonato per qualche decennio, è ripartita anche per merito di una cooperativa a base familiare, dove si produce e si vende il formaggio di casa, in un negozio piccoletto-piccoletto, dove puoi acquistare un inenarrabile formaggio e, volendo,  lo stretto indispensabile per rimanere qualche giorno a vivere lassù.
Nel negozio c'è un’anziana donna del paese, con il volto risucchiato dall’età, che si sta attardando con le chiacchiere, incurante, ma non certo per disprezzo o maleducazione, degli altri clienti in attesa: è evidente che cerca ascolto, condivisione e compagnia attraverso le parole.
La titolare le presta molta attenzione e, pur facendo volare di quando in quando lo sguardo preoccupato verso i clienti in attesa, continua ad assentire  con comprensione su tutto, quasi che quella donna fosse sua madre. E' evidente che si sta un po' spazientendo, eppure si trattiene dal darlo a vedere: sta solo cercando  una morbida via d’uscita da quella conversazione infinita.
Così, quando sofferma lo sguardo su di me, la prima della fila, decido di mandarle un segnale:  sì, posso aspettare, almeno io posso, ho il lusso del tempo del turista: posso spendere ancora una manciata di minuti, senza interrompere la solidarietà di quella conversazione.
Certo, in un'altra situazione mi sarei innervosita, ma come potrei interrompere un momento di tale delicatezza? Perché dovrei spezzare con un'ingiustificabile fretta quel momento di condivisione? 
In fin dei conti, mi sta capitando di assistere ad un film, un corto d’umanità che andrà in scena una volta sola: questa, ora, l’ora dell'Appennino  come luogo della solidarietà ritrovata.

9 commenti:

  1. in città tutto questo non sarebbe possibile, presi nel vortice perfino alla cassa veloce del supermercato sembra di perdere tempo prezioso. per farne cosa poi non si sa.

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    1. E in città, assieme al tempo, ci viene sottratta la vita veramente vissuta.

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  2. Scena magica nella sua semplicità dove ogni attore interpreta se stesso nel vestito più candido
    Ciao
    massimolegnani

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    1. Momenti rari e umanità sempre più rare.

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  3. Ma poi com'è finita, sei ancora lì che aspetti?

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    1. nooooooooo!
      ad un certo punto ho urlato BASTA!!!
      Poi, provando vergogna per la mia "crudeltà", ho pensato di scrivere tutt'altra storia...mi ci vedi?
      ;)

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  4. ho la fortuna (molti direbbero sfortuna) di vivere in una città, Napoli, che da un lato è una metropoli, con tutti i difetti ed i pregi, super ed ipermercati compresi, ma poi antiche botteghe, nei vecchi quartieri, nei vicoli, dove ho la fortuna di abitare, dove ancora il tempo è lento...nonostante le brutture che esistono, certo esasperate da certe narrazioni, eppure, ancora vige questo senso di umana solidarietà oltre che l'ascolto. ciao!

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