giovedì 3 novembre 2016

parole scarne e affinità elettive

Ci sono corrispondenze scritte che sfuggono ad ogni catalogazione: difficile dire quale sentimento vi prevalga dentro e che direzione quel sentimento prenda.
Io le chiamo “corrispondenze a finestre aperte” e sono quelle nelle quali ad ogni riga si apre una vista diversa, un angolo nuovo di mondo. Sono corrispondenze che mantengono  dentro un respiro costante, un muovere di vento, fatto di spunti sempre nuovi, mai incontrati prima.
Si tratta di scambi che sfuggono ad ogni catalogazione e di cui è difficile, se non impossibile, definire il leit-motiv sentimentale, dove  sentimento sta per emozione e pensiero strettamente uniti. 
Perché- lo credo fermamente- tanto più lo scambio tra due persone riesce a sottrarsi alla catalogazione dei ruoli e/o alla codificazione dei sentimenti, tanto più è aperto e ricco di vitalità.
Mi sono capitate queste riflessioni tra capo e collo  dopo aver riletto le righe di una corrispondenza di diversi anni fa, all’apparenza incredibilmente scarna e telegrafica, intercorsa tra me e una persona di cui conservo una stima immensa e di cui non so più nulla.
Rileggendo quelle righe mi stupisco ogni volta dell’andare a segno di ogni frase, della zona franca da equivoci grossolani che eravamo riusciti a creare, degli spunti che ci regalavamo l'un l'altro, attingendo al piccolo e al piccolissimo del quotidiano. 
E ogni volta che torno a leggere  mi convinco che l’ossatura di una relazione umana, di qualunque natura essa sia, è forte se  è forte la fiducia nel confrontarsi e se nella relazione regna assoluto il ripudio feroce del “non detto ma solo insinuato”.
Così rifletto anche quando ripasso con la mente certe scritture piene di sussurri e di velenosità di cui neanche l’autore dello scritto si accorge più, perso e intossicato dei suoi stessi miasmi, scritture che paiono voler raccontare il mondo ma, in realtà, narrano solo di quanto accade intorno all’ombelico di chi scrive. Ripenso a certi giudizi pre-cotti, a certe banalità brandite come idee strutturate, frutto di esperienza, là dove si scambia per esperienza il pettegolezzo concettuale.
Ed ecco che, ripensando a tanti incontri e discorsi inutili, a volte anche molesti, mi viene di ringraziare la dea Fortuna degli Incontri, per avermi dato modo e occasione di apprezzare la differenza tra povertà e ricchezza d’umanità.
Proprio vero: il tempo che passa, le persone che si perdono di vista per mille, anche stupide ragioni, sono tutte condizioni che intaccano poco o nulla il valore dello scambio di idee e di umanità, la ricchezza che la verità delle parole, in alcuni rarissimi casi, costruisce. 
Perciò, detto francamente, non è poi così importante se certe corrispondenze ad un certo punto si interrompono e ci si perde di vista, il tratto di umanità e di pensiero così profondamente condiviso rimane acquisito per sempre: a ognuno solo il compito di custodirlo con tutto l'amore e la cura che merita.

dedicato a A.

13 commenti:

  1. già il termine "corrispondenza" è affascinante nella sua duplicità che va perfettamente incontro a quello che dici: non solo e non tanto il semplice scambio epistolare quanto piuttosto un intreccio di emozioni che partite da uno vanno ad incontrare quelle dell'altro a incastrarsi nell'altro, a "corrispondere" al suo sentire.
    in questo senso la corrispondenza diventa una piccola magia come tu ci racconti in queste righe.
    massimolegnani

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    1. E, aggiungo, non si può "corrispondere" con tutti allo stesso modo.
      Poi, per quanti dialogano solo con sé stessi, la parola "corrispondenza", proprio nell'accezione da te sottolineata, è letteralmente impossibile...letteralmente, sì! ché qui quest'avverbio sta proprio a pennello e io me ne sono accorta solo a fine frase!

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  2. quello che scrivi è terribilmente vero, e la faccenda ha un nome ed un cognome, si chiama analfabetismo funzionale

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  3. Certo, è anche analfabetismo funzionale, ma, sotto-sotto, rivela e traduce molte altre carenze dello sviluppo della personalità, carenze che non riesco tanto a far rientrare nella definizione di analfabetismo funzionale .
    Vedi, @Pier, c'è un altro tipo di educazione che viene sempre più trascurata, a vantaggio di non so che: è l'educazione sentimentale, non intesa strettamente alla Flaubert, ma allargata, e di molto, alla capacità di coniugare insieme i sentimenti (tutti i sentimenti) e l' intellettualità. E' un discorso di una complessità spaventosa, ma è una riflessione necessaria a farsi.

    Ti scrivo qui sotto un link ad un articolo che parla proprio di analfabetismo funzionale e tenta un'analisi anche storico-sociologica del fenomeno. Ci sono molti passaggi che non condivido, ma non fa niente: leggerlo mi ha aperto ulteriori finestre di riflessione, anche se la prima l'hai aperta tu con il tuo interessante commento. Grazie per questo, grazie davvero.

    http://www.dudemag.it/attualita/chi-parla-di-analfabetismo-funzionale-e-un-analfabeta-funzionale/

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    1. uhm interessante... è una questione che mi piace approfondire. Grazie

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  4. Il tuo post mi ha portato a fare amare riflessioni. Alcuni giorni fa mio figlio mi ha inviato una foto di gruppo scattata a casa sua nella stanza dei bambini. dove quattro cuccioli, tra loro cugini, due di nove uno di otto e l'ultima di due (!) ognuno immerso nel proprio cellulare facevano giochini. Mi sono ricordato che un mese fa appena, noi adulti trattenemmo il fiato perché dalla stanza dei bambini -quella volta erano in dieci- non si udiva la cagnara che di solito ci si aspetta. Aprimmo la porta e vedemmo dal vivo quel che la foto alcuni giorni fa immortalava.
    Questa sarà la comunicazione del futuro.
    Si perde qualcosa, anzi sià già perduta inesorabilmente.
    Quello che tu dici nel tuo post è vero. Certamente il contatto diretto risolve con un'ochiata tutti i dubbi che invece anche col cartaceo rimangono, ma attraverso le parole si comprendono stati d'animo e punti di vista. Ci si libera a volta di problemi e di angosce -naturalmente anche di pensieri buoni buoni- più facilmente per iscritto che di persona. Io ho sempre preferito dire "ti voglio bene" o ancora di più personalmente guardando la fanciulla dentro gli occhi, ma c'è che non ne è stato mai capace, mio fratello, per esempio, mai è riuscito a dichiarare il suo amore alla donna della sua vita se non per iscritto e un paio di volte al telefono. Parole di mia cognata nach dem Tod meines Bruder.
    Pensa che mia moglie ha distrutto tutte le nostre lettere da fidanzati -alcune bellissime, l'avrei ammazzata- per non lasciarle cadere dopo la nostra dipartita in mani che non le avrebbero sapute apprezzare. Non voleva che si ridesse dietro di noi. Io penso che ha privato i nostri nipoti della stessa gioia che ha provato lei nel leggere le lettere che suo nonno inviama a sua nonna dal fronte nel 1916.
    Lei si è messa a piangere, l'ho beccata io in fallo. Così s sarebbero commosse almeno le nostre tre nipotine. La capisco però, perché quelle erano cose nostre. Era la nostra vita lì dentro.

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  5. Guarda, carissimo, io credo che solo chi ha imparato a comunicare davvero sappia comunicare anche attraverso lo scritto in misura almeno soddisfacente, se pure priva delle possibilità infinite della comunicazione diretta.
    Su quest'episodio delle lettere che tu e tua moglie vi siete scambiati da giovani ti ho già risposto: penso sia stato un errore, perché ciò che per noi veramente vale non può essere neanche scalfito dall'altrui superficialità. I vostri ricordi sono protetti e custoditi dentro di voi, là dove gli altri non potranno mai arrivare.
    Bentornato!

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  6. un post pregno di cose vere, di affermazioni giuste e giustificate, di situazioni che ogni giorno contemplo... poi credo fermamente nella necessità delle comunicazioni al fine di un rapporto che supporta la persona, in tutte le sue forme

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    1. Giusto, @Patalice, anch'io penso che la comunicazione vera non debba avere una sola "forma", ma tutte le forme che servono.
      Benvenuta,
      :)

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  7. Ecco...io l'insinuato non lo sopporto più. Appena trapela, appena lo intravedo, per me non c'è altro da dire.

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  8. Insinuare è uno sport, prediletto dagli ipocriti, la peggior specie animale ch'io conosca...

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