lunedì 28 novembre 2016

Tosca, poesie per voce sola


Eri così piccolina e fragile, Tosca, che qualcuno, in vena di metafore svenevoli,  avrebbe detto che sembravi uscita da una vetrina di Murano. A me, che conoscevo un po’  la tua storia, sarebbe sembrato più giusto dire ch'eri uscita dal tinello degli Helmer di Casa di bambola, un tinello dove tu, proprio come era successo a Nora, avevi passato gli anni della giovinezza e poi della maturità a covare l'onore della tua famiglia colta e borghese, a levigare e stilizzare la tua anima in un ideale tanto alto quanto crudele, crudele per te. Forse per questo ti eri tuffata con tutta l’anima nella poesia dei poeti e nella scrittura degli scrittori.
Eri già avanti negli anni quando ti ho conosciuta, una Biancaneve dalle mani sottili, ancora bianca e lucente nel nero corvino dei tuoi capelli.
Scoprii presto che sapevi recitare con talento sentimentale e dizione pressoché perfetta le poesie della tua giovinezza, poesie da antologia, mai stupide o scontate, ché tu sì che ne avevi compreso lo spirito: ti ci eri costruita la libertà di volare che non avevi mai avuto. Recitavi come la più consumata delle attrici e io mi provavo ad immaginarti nelle aule del tuo liceo severo, nella città affacciata sul più bel lungomare d'Italia, dove eri nata e dove avevi trascorso gli anni dell'adolescenza.
E l'adolescenza t'era rimasta addosso per sempre, per traccia fisica nel corpo sottile e per inclinazione passionale alla fragilità e all'esaltazione sentimentale; l'adolescenza era una specie di onda alta e repentina dell'emozione, che in te si manifestava indisciplinata ed irregolare ad ogni uscita, ad ogni poesia declamata, pure se era la trecentesima volta.
Eri una di quelle figure che sembrano essersi salvate dal disastro del Titanic, dal naufragio del Tempo che ti aveva punita, lasciandoti sola e mai veramente libera dai legami familiari, esercitati su di te con egoismo cieco.
Noi, i tuoi amici, ti siamo stati tante volte addosso, fino ad essere molesti a volte: ci placavamo solo quando partivi eseguendo a "voce sola" una delle tue amate poesie. Danzavi con la tua voce bellissima, disegnando ora la signorina Felicita, ora la Silvia di rimembri ancora e ci credevi, eccome se ci credevi, Tosca: ogni poesia recitata si trasformava in uno zampillo generoso della tua vita interiore ed era bello, commovente come poche cose sono, vederti ripetere trasognata i versi della tua libertà mancata.
Una mattina, mentre mi preparavo per andare al lavoro, ti sentii intervenire su radio 1, in un'intervista ai passanti: la potenza evocativa della tua voce attraverso la radio mi giunse intatta, sembravi un fuscello musicale, pronto a flettersi sotto tutti i venti del mondo, riguadagnando ogni volta la postura diritta e orgogliosa. Ricordo che pensai e te lo dissi in quella stessa mattina, : "dovevi fare l'attrice, Tosca, hai un mondo dentro alla voce".
Chissà se c'era stata davvero una finestra affacciata sul mare nell'aula dove adolescente snocciolavi  a memoria tutte le poesie del mondo, chissà se da quella finestra guardavi il volo degli uccelli, chissà se già allora amavi così appassionatamente la libertà, quella che la tua famiglia, colta e borghese, non aveva previsto per te, figlia femmina con due fratelli: perché ai maschi, per spietata tradizione, spettava l'intera porzione di mondo.

dedicato a T.

2 commenti:

  1. Brava! Mi è piaciuto tantissimo, ma ormai che te lo dico affà. Lo hai capito che mi piace come scrivi. Soprattutto mi è piaciuta una splendida espressione: "Eri una di quella figure che sembrano essersi salvate dal disastro del Titanic". Qui io valuto chi ha talento e chi naviga sull'onda, nelle similitudini, nella freschezza e quasi nella spavalderia degli accostamenti, perché tu te lo vedi davanti sto donnino minuto galleggiare abbracciato ad un relitto della nave agonizzante più famosa della storia che recita magari ad occhi chiusi "sempre caro mi fu quest'ermo colle".
    Permettimi un bacio all'originalità.

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  2. Ho pensato al Titanic perché Tosca era l'immagine della fragilità fisica per quanto era minuta; però aveva quel guizzo di vitalità passionale che te la faceva immaginare miracolata superstite nei maggiori disastri.
    Grazie, ancora grazie...und viele liebe Küsse!

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