mercoledì 28 dicembre 2016

appunti in un giorno di primavera, da via Veneto a Weimar passando per l'Africa


Sono in viaggio sulla linea 63 e contemplo la città che va incontro al suo temporale, tale e quale ad una sposa con i sensi accesi. Nuvole nere come braccia amorose la cercano dal cielo.

Su via Veneto il mezzo scorre tra ali di alberi carichi di piccole infiorescenze profumate e mi dispiace non conoscerne il nome botanico.
Entra senza chiedere il profumo, entra dai finestrini semi-aperti e riempie prepotente i nasi. Riempie anche il mio, gli porgo volentieri l'olfatto sensibilissimo che mi è toccato in dote: aspiro e rilancio il profumo verso sogni, desideri, nostalgie recenti e riflessioni "improduttive", come direbbero quelli della cultura assoluta del fare.
A tutti questi pensieri consegno la penna e il classico quadernetto a spirale dei miei appunti volanti: li vedo che escono veloci dalla borsa azzurro cobalto, fedeli e solerti come soldatini.

Il quadernetto si chiama “diario di viaggio” ed è una creaturina figlia di Lonely Planet e Feltrinelli: una donna africana ne incorona la copertina, il braccio di un velluto scuro e perfetto,  adorno di bracciali dai cento colori, che lei mai e poi mai chiamerebbe etnici, in primo piano. 
ἐθνικός...etnico...ethnos...come riusciamo a rendere talvolta ridicole le parole e la loro radice più vera direbbe la donna d'Africa se sapesse: questo penso, mentre le invidio quei bracciali uno diverso dall'altro e il velluto perfetto del braccio.
Il viaggio intanto prosegue e, superato il curvone della Dolce Vita, infine mi decido: prendo tra le dita una biro color argento, decorata con motivi floreali liberty, ricordo di un viaggio a Weimar e della visita alla Goethehaus in Frauenplan e inizio a scrivere.




13 commenti:

  1. Giuro che mi ci è voluta una doppel lettura per arrivare alla connessione con Goethe. Mi è chiaro che hai fantasia da vendere, però...tutto sommato l'ho intravista anche io seppure in ritardo. Bellissima immagine.
    Quindi anche tu vai in giro col taccuino e una biro sempre pronta. Quindi anche tu sei adusa a mettere a razzo le tue idee sul quaderno altrimenti sfarfallano via rapid come sono arrivate.
    Credo che tu le legga subito, o forse la tua calligrafia -anche sul 63- è leggibile a distanza di tempo. Io quando torno a casa devo affrettarmi a trascrivere quel che ho scritto, a volte con fatica cercando di decifrare i miei scarabocchi.

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    1. Ma quale grafia leggibile, Vincé! La mia sembra quella delle peggiori ricette mediche! Figurati perciò quando mi metto a scrivere viaggiando!
      Sì, anch'io come te devo decriptare tutto il prima possibile, anzi, sai che ti dico? che devo ripescare un post in cui descrivevo le mie complicate "scritture viaggianti".

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  2. Hai trasformato un tragitto di poche fermate in autobus in un vero viaggio dal quotidiano al fantastico e alla memoria: unire questi tre punti cardine e' saper viaggiare.
    ( non saprai di botanica eppure hai scovato per la tua immagine a corredo le stesse foglie di ginkgo che compaiono nella pagina di Goethe)
    massimolegnani

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    1. @Carlo, la foto l'ho scelta consapevolmente, del resto, se si va a Weimar si finisce sommersi da immagini di ginkgo, dalle cartoline all'oggettistica più varia, in omaggio a Goethe e alla sua poesia. Diciamo che dopo essere passati di là non si può più dire di non sapere cos'è il ginkgo. Comunque Weimar è una città bellissima.

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  3. Ti ringrazio dell'apprezzamento al commento da me fatto sul Blog " Mi punge vaghezza". Mi piacerebbe che potessi leggere altre " cose" mie su poesieintornoalfuoco.blogspot.it. e che magari esprimessi un parere. Noto che le persone sensibili sono diventate sempre più rare, e allora è meglio tenersele strette quando le si incontra!
    Non conoscevo prima d'ora il tuo sito, ma credo che ci passerò parecchio tempo in questi ultimi stralci dell'anno e perché no?
    potrebbe rivelarsi prezioso nel tempo a venire...Penso che la condivisione della Parola sia una cosa meravigliosa, soprattutto se siamo disposti a condividere il cuore.
    Buona Fine d' Anno!

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    1. @Frida,
      perdona la mia irrefrenabile franchezza, ma il mio commento sul post "Fare a meno di Dio" era rivolto alle parole di Romain Gary pubblicate da Guglielmo: "...ci sono pure dei credenti che vivono soltanto della loro fede, e il culto diventa fine a se stesso, cosa che ha sempre permesso alle religioni di fare a meno di Dio..."
      Forse dovevo essere meno sintetica, commentare dicendo qualcosa in più di un generico "bellissima riflessione". Magari tornerò su quel post per spiegarmi e commentare più diffusamente.
      In ogni caso, benvenuta. Verrò senz'altro a leggere da te.
      Buon inizio d'anno!

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  4. Ecco.
    Io ho visto la borsa blu cobalto da cui uscivano penna e quadernino.
    Ti facevo un po' Mary, in effetti. ;)
    Ps. ci tengo a sottolineare che non sono passata a commentare da te perchè tu sei passata a commentare da me. E poi non vorrei che tu ti sentissi in dovere di ri-commentare da me, perchè adesso io sono passata da te.

    Scherzo. Mi è venuta così, malefica.

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    1. Un po' Mary? forse quella di Pamela Lyndon Travers? oooh, no! Sei completamente fuori strada, bellezza!
      Il particolare della borsa blu cobalto serviva a dare "un tocco fotografico" all'immagine e un po' di concretezza "filmica" al racconto, diciamo così, anche se una borsa blu cobalto ce l'ho per davvero...ma anche una verde brillante e una rosso ciliegia, ma anche un paio di scarpe di modello maschile, ossia con i lacci, nere lucide e macchiate di mille colori, come se ci fossero piovute sopra cento gocce di vernice da cento barattoli diversi. E' l'eccesso, bellezza, che fa parte del mio "carattere estetico", se così si può dire, e non solo di quello...
      Quanto alla storia del commento e contro-commento di cortesia, tranquilla, non farti troppi castelli mentali, non con me: passo a leggerti perché mi piace e se ho da dire qualcosa commento, sennò no, punto.
      :)
      C'è un signore in rete, che da anni s'incaponisce ad imbastire una sorta di poema epico-morale su questa storia del commento e contro-commento "di cortesia", così come su tutta la dinamica fisio-psico-onco-socio-somatica dei blog e dei blogger, inondando pagine e pagine con riflessioni del tipo "metto qui il mio dito e ci giro intorno all'infinito".
      Poiché io penso di essere semplicemente nella media di certi comportamenti, (anche narcisistici, eh! mica mi spaventa ammetterlo), e ritengo però anche di "sorvegliarmi" con sufficiente scrupolo per non eccedere in auto-referenzialità, non mi sto a preoccupare di dove, quando, quanto e come commento. Nei miei commenti cerco solo di dire sempre quello che penso, stante la mia insopprimibile e a volte spigolosa franchezza: del resto, se leggi qui sopra la mia risposta a Frida, te ne potrai fare un'idea.
      Tranquilla dunque, non sono una che si fa influenzare, men che mai dalle regole della "cortesia" fine a sé stessa, quella io la chiamo ipocrisia, roba che, lasciami dire, credo non riguardi né me, né te.
      Un baciotto fondente e uno al latte con le nocciole,
      Sabina

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    2. Lo so bene...lo colgo che sei proprio così...e così mi piaci :)
      Il mio argomentare si attaccava come una zecca proprio al commento sopra ;D
      Bacio al gianduia <3

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    3. ...ma...ma...ma allora sei proprio tremenda, biondona!
      rido sotto i baffi che non ho, ma anche sopra...
      auguri fondenti, cacao al 70%, non di più, chè sennò diventa troppo amaro!
      p.s.: beh, te lo confesso, l'unica cosa che ho sempre invidiato alla Mary è l'ombrello volante...

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    4. mi ci fai fare un giro? dai...guardami, Gioia, mi è venuto il labbruzzo pendulo e implorante...

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  5. che posti meravigliosi , ogni giorno una sorpresa di bellezza. Jonuzza

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