lunedì 5 dicembre 2016

cieli e mani d'Africa


Su di un marciapiede di una strada pedonale, tra i tanti teli colorati stesi dagli ambulanti per mostrare le loro merci, mi colpì un oggetto, una statuina intagliata a mano; mi fermai e mi accovacciai di fronte al venditore, un uomo di colore, di un nero scurissimo, simile ad un velluto profondo,  che subito prese a mostrarmi l'oggetto, che aveva attratto la mia attenzione, descrivendomene i singoli dettagli di manifattura.
La sua pelle di velluto virava dal marrone cupo al nero, un nero lucente, attraversato da riflessi cacao; era una pelle bella e compatta persino nelle mani, mani che sicuramente lavoravano duro, portando avanti e indietro borse pesanti da ambulante, pesi esagerati per le spalle di tanti, ma non per le sue.
Capivo da come stava piegato ch'era molto alto e ne intuivo pure, nella posizione accovacciata, la figura d'atleta, le gambe e le braccia lunghe e muscolose,  che parevano pronte allo scatto e rimandavano a paesaggi africani vasti e aperti, lontanissimi da quel marciapiede attraversato da una folla nevrastenica, vicino alla città del Vaticano.
L'uomo mi mise in mano l'oggetto per permettermi di apprezzarlo meglio e, mentre me ne descriveva tutti i particolari possibili, mi sfiorò la mano. Fu così che la mia mano incolore fu sfiorata dalle sue dita scure, che zampettavano lievi sul profilo dell’oggetto per descriverne la qualità. Erano dita bellissime le sue, lunghe e straordinariamente sottili nell'ossatura solida, di un colore di scuro e perfetto velluto.
Pensai, senza rendermene conto: "quanto sei bello nel tuo colore e quanto sei più bello di me  nel mio pallore trasparente. Mi sfiori la mano e io mi sento onorata del tuo tocco di uomo antico e nobile....ecco, mi chiedo come fecero i bianchi a  non accorgersi  subito della  bellezza e della nobiltà della tua gente, a non cadere ammirati davanti a tanta avvenenza".
Mentre pensavo a questo, il principe ambulante mi diede un sorriso e io glielo restituii arrossendo, nella mia timidezza a volte veramente assurda e fuori posto, temendo mi avesse letto nel pensiero.
Si accorse del mio imbarazzo, il principe dalla pelle del colore di terra arata, e mi sorrise ancora: con gentilezza schietta, semplice, da uomo a donna, ed io mi sentii onorata dalla forma inconsueta e preziosa di quel sorriso.

8 commenti:

  1. Stupendo questo incontro, bello il vostro modo di porvi uno all'altra cancellando per un istante i ruoli preconfezionati, venditore/acquirente, migrante/residente, ma non quello di bianca e di nero che hai nobilitato ( non a caso lo hai chiamato principe!).
    massimolegnani

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    1. Sai,non è stato difficile nobilitare quest'incontro, @Carlo: c'era in quell'uomo un atteggiamento di tale rispetto umano che avrebbe spiazzato chiunque.

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  2. Eh la peppa! Questo si chiama innamoramento a colpo d'occhio. Ma ti capisco perché è capitato anche a me all'Arena di Verona un'infinità di anni addietro. Stavamo lavorando ad una Turandot di Puccini. Io ero un free lance aggregato ad un gruppo di pittori di scena (quattro se ricordo bene) di una Ditta specializzata di Venezia. Lei stava con un gruppo di milanesi. Era decoratrice di strutture, insomma rivestiva e rifiniva alberi e colonne fatte in legno leggerissimo e reti metalliche altrettanto leggere. Ed era asiatica. Cioè era nata a Milano, parlava italiano ma era figlia di due giapponesi trapiantati in Italia. Penso proprio di essermi preso una cotta a prima vista -pure lei, però- Io allora non ero sposato, lei era giovanissima e single. Purtroppo io stavo a Roma e lei a Bresso. Questo non ci ha impedito di approfondire la conoscenza quel tanto che volevamo entrambi, anche se a Verona la sera si era piuttosto stanchi.
    Due mesi di fuoco, poi basta.
    Per me era un qualcosa di esotico, soprattutto la sua gentilezza. per lei io ero un oggetto misterioso.
    Bel ricordo mi hai suscitao. Ti ringrazio.
    È solo un volto bellissimo e un profumo di pelle freschissima. Ho dimenticato il suo nome. Io la chiamavo Suzuki, questo ridordo.
    Il tuo racconto è scritto in modo raffinato, come al solito.

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    1. Grazie sempre per quanto dici sulla mia scrittura, innanzitutto.
      No, @Vincenzo, non è innamoramento quello che ho descritto, piuttosto il senso di meraviglia per essermi trovata di fronte a qualcuno che mi si rivolgeva con un rispetto che non "si pratica più" alle nostre latitudini.
      Non c'era formalismo nell'atteggiamento dell'ambulante, ma non c'era neanche l'atteggiamento di "sottomissione empatica" che un venditore (e, a maggior ragione, un venditore ambulante) è portato a mostrare verso un potenziale cliente.
      C'era di più, c'era- così io l'ho letto- un modo speciale di rivolgersi ad una donna, (anche potenziale acquirente, ma non solo), con una forma di cortesia autentica e rispettosa che viene da lontano, che viene da un contesto culturale da noi ormai scomparso.
      No, non sto rivendicando qui quella galanteria formale che sa di muffa e di stra-finto, sto invece cercando di descrivere gesti e sguardi che parlano di un passato ormai lontanissimo per noi.
      Danke und bis bald!

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  3. E' proprio il caso di dire che hai messo "nero su bianco" con profonda delicatezza...:-)

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    1. ...mi piace "delicatezza", mi piace molto, grazie, Remigio
      :)

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  4. bello l'incontro e bello il tuo "guardare"
    un caro saluto Sabina, di passaggio...

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  5. Ciao, carissima, è sempre un piacere ritrovarti

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