mercoledì 14 dicembre 2016

il giorno e la notte


L'eccessivo rispetto per il principio di Realtà può coprirti di ridicolo e persino bollarti con la patente di cinismo, né più né meno dell'eccessivo amore per il Sogno.
Troppa lucida Realtà o tropp'amore per il Sogno sono entrambe cose che ti tagliano fuori dal vivere comune.
E' come cercare convincere qualcuno che il correre da un capo all'altro, dalla Realtà al Sogno, è possibile anche in assenza di pazzia conclamata.
In verità, amando allo stesso modo il giorno e la notte, si finisce condannati a non essere mai creduti
né per la Realtà né per il Sogno.
O, magari, anche ad essere creduti, sì, ma solo come individui fragili, vagamente sconnessi, disadattati al vivere, in una parola: profondamente soli nella follia del mondo.
  
   Beim schlafengehen    
            
Nun hat der Tag mich müd gemacht.
Soll mein sehnliches Verlangen
Freundlich die gestirnte Nacht
Wie ein müdes Kind empfangen.

Hände, lasst von allem Tun,
Stirn, vergiss du alles Denken,
Alle meine Sinne nun
Wollen sich in Schlummer senken.

Und die Seele, unbewacht,
Will in freien Flügeln schweben,
Um im Zauberkreis der Nacht
Tief und tausendfach zu leben.     

(Hermann Hesse)

           

Qui di seguito c'è la traduzione, ma non potevo esimermi dal pubblicare il sonoro, recitato in un tedesco colto, raffinato ed ispirato, quel tedesco che pochi immaginano...
lo dedico a Jonuzza, appassionata di deutsche Kultur.

Ora il giorno mi ha spossato
ed allora il mio ardente desiderio
è di accogliere con gioia la notte stellata,
come un fanciullo affaticato.

Mani mie, giacete inoperose,
mente mia, dimentica ogni pensiero,
tutti i miei pensieri ora
bramano soltanto abbandonarsi al sopore.

E la mia anima indifesa
vuoi librarsi alta nell'aria
per vivere profondamente e sotto mille aspetti
nel cerchio magico della notte.

8 commenti:

  1. Splendido @Simona ... davvero splendido ! ^_^

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    1. vabbé, ma mo' sta Simona chi é? da dove sbuca?

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    2. "Quel tedesco che pochi immaginano", dici.
      È vero, sono in tanti a credere gutturale questa lingua, dura e legnosa, poi ascolti leggere Hölderling, Hesse, Goethe da una voce sommessa e suadente come quella che hai postato tu e ti rendi conto di quanto poco gutturale, quanto invece armonica e morbida sia questa lingua.
      Io ho incominciato da Frankfurt am Main, dove senti frusciare il finale di ich, dich, sich come fossero gonne di belle ragazze lanciate alla danza: schhhhhh....schhhhhhhhh......schhhhhhhhhhhhh..........
      Ho studiato la lingua ai corsi serali della Berlitzschule, che oggi si chiama Inlingua. Un totale bagno di tedesco, dove nessuno pronunciava una sola sillaba nella propria lingua. Quattro segmenti di 45 minuti, e nelle pause parlavamo tra noi in tedesco. Io ero l'unico bianco. Indiani, africani e americani di colore, che avevano fidanzate o mogli tedesche. Carinissimo. Uno dei ricordi più belli della Germania, quando i locali traducevano B.D.R. come Besetze deutsche Republik.
      Riguardo al tema del sonno non so se tu lo usi per riposarti. Io no, ne faccio uso per sognare i miei variegati sogni a colori brillanti e diffusi.
      Ho vissuto una vita bellissima sotto questo aspetto, senza mai un confine certo tra realtà e sogno, dove spesso il sogno era la realizzazione definitiva della realtà. Smetto sennò mi incarto.
      Ciao.....Simona....ah ah ah ah!

      PS. Sorry, ma hai dimenticato di scrivere un "hat" nel primo verso, che suona:
      Nun hat der Tag mich müd gemacht

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    3. Beh, se ti sei accorta che mancasse qualcosa vuol dire che il tuo orecchio è buono e che conosci la lingua. Se ci fai caso anche parlando tra noi italiani non è che serva ascoltare tutte le parola di una frase una per una, il più delle volte si risponde che l'altro non ha ancora terminato.
      Quando ci riesci in un altra lingua vuol dire che la parli come loro.
      Danke? Aber gerne.

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    4. Solo tu potevi scovare l'hat mancante!!! splendido!!!
      Io ho copiato il testo da internet e ho risentito il sonoro almeno dieci volte, avvertendo subito un salto sul testo scritto tra Nun e der. Ci stavo impazzendo, ero sicura-sicura-sicura che mancasse qualcosa...però, di’ la verità, Vincé, vuol dire che ho l'orecchio fine per il tetesco, o no?
      Grazie! Anzi: Tonne und Tonne di Danke!!!
      p.s.: la differenza tra il tetesco alla Sturmtruppen ed il tedesco colto, con dizione da attore teatrale, l'ho appresa grazie ad un professore davvero speciale nella sua bravura di insegnante. Era madrelingua e si divertiva a leggerci brevi testi nelle due versioni, facendoci ora ridere, ora incantare. Peccato che quello sia rimasto l'unico corso da me frequentato e interrotto quasi subito, (vicissitudini della giovinezza...).

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    5. Vicissitudini della giovinezza...
      dai, non farti tirare la calza...non vorrai farmi credere che sia passata un'eternità?
      Il tetesko alla Sturmtruppen? Favoloso.

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    6. La giovinezza si riferisce al periodo degli studi, in questo caso universitari. Del resto, perché cadere nella trappola di considerare giovinezza ciò che ha superato il confine di quel periodo, anche se oggi va tanto di moda?
      Sulla giovinezza di dentro ci sarebbe da dire, ma anche questo è un argomento divenuto ormai noioso, scontato: diciamo che ognuno ha l'età che riesce ad esprimere...e tu ne sei un valido esempio...

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(tranne che in qualche rara occasione, perché occorre lasciare che ogni tanto il Mostro si mostri per quel che è...)