lunedì 12 dicembre 2016

la grande contraddizione del regno animale



“Conosco dei vegetariani che mangerebbero vivo chi mangia carne, dei non fumatori che murerebbero vivo chiunque accenda una sigaretta, dei pacifisti che lavorano con me, ma sarebbero pronti a spararmi un colpo in testa se avessi un atteggiamento diverso dal loro. Il fanatismo è il gene del male ed è antico più di qualsiasi religione”.
Amos Oz

Condivido profondamente la frase di Amos Oz.
Credo che ogni convinzione vissuta con cecità confessionale, persino la più rassicurante e condivisa, corra il rischio di trasformarsi in un paradosso.  Perché ogni convinzione vissuta in forma esasperata, totalizzante, assume prima o poi un carattere di religiosità primitiva e crudele. 
La mia riflessione scaturisce, oltre che dalla frase di Oz, dall’osservazione di comportamenti così clamorosamente ciechi & accecati da mettere in serissimo dubbio la buonafede di chi li pratica: accade quando atti  e pensieri che si dichiarano destinati a dimostrare e propugnare una certa tesi, finiscono per sortire l’effetto opposto.
Un esempio: proprio di recente, mi è capitato di trovare in rete  un video pubblicato da uno dei tanti animalisti dell’ultim’ora, (seguaci della  teoria l’animale viene prima dell’uomo, teoria addirittura condivisibile "in alcuni casi", ma improponibile come sistema di pensiero); nel video si documentavano le torture inflitte ad animali in cattività, mentre venivano condotti al macello.
Dico la verità: di quel filmato ho sopportato solo alcuni secondi e subito mi sono rifiutata di proseguire, esattamente come faccio quando mi capita un filmato con aspetti cruenti che riguardano individui della mia stessa specie.
Beh, posso dirla tutta?
Ho pensato molto molto molto male della persona che ha pubblicato quel video.
Ho pensato molto molto molto male della sua “coscienza animalista” e non credo solo perché detesto e ignoro i filmati che documentano torture e sevizie.

In verità, non credo che la visione di certi documenti serva a nessuna causa, anche perché, per esempio, nel caso si tratti di esseri umani, bastano i volti dei sopravvissuti e le loro parole a rendere la drammaticità di certe nefandezze, anche evitando particolari e resoconti dettagliati.
E' vero, ho portato l'esempio degli esseri umani, naturalmente dotati della capacità di raccontare e testimoniare le atrocità, ma credo che l’offesa arrecata dalle immagini alla dignità degli esseri viventi di qualunque specie sia la stessa e che le immagini della crudeltà messe in condivisione assumano inevitabilmente caratteristiche di perversione pornografica e non possano servire a nessuna causa ideale. Certe immagini servono solo a chi le vuole guardare.

Questo ho pensato, e in questa chiave (negativa)  ho letto le parole di presentazione del  video da parte di un novello apostolo non delle genti ma delle mandrie.  
Poi, ancora, mi sono chiesta: l’apostolo in questione, se ne avesse avuto la possibilità, avrebbe pubblicato immagini simili che coinvolgevano però individui della sua specie? 
No? 
Allora, forse, ritiene che un animale può e deve essere mostrato perché la sua sofferenza ha un quoziente di drammaticità inferiore a quella di un essere umano?
O, forse, ritiene di dover esercitare in questo modo un'ulteriore forma di difesa e tutela nei confronti degli animali? Peccato però che nessun vitello possa scegliere di girare un video ma neanche di lribellarsi alla sua diffusione...
Il rispetto degli esseri viventi non può essere sottoposto a definizioni selettive, neanche nelle modalità: il rispetto vale per tutti, tanto quanto il principio di solidarietà e protezione della specie, compresa quella umana, ovviamente, animalisti ultrà permettendo.

...poi, se volete proseguire sul tema e ridere pure un po', cliccate e leggete QUI



4 commenti:

  1. Anche io la pensavo come te. Anche io cambio immediatamente canale quando il regista indulge in scene dove solo un sadista può divertirsi, che altro scopo secondo me non hanno che suscitare orrore gratuito, quindi godimento per scellerati, malati e sadisti.
    Però...però...mi sono dovuto ricredere, pian piano. Non sempre è un inno al sadismo, non sempre è un pessimo esempio per labili menti e tormentati soggetti, qualche volta serve a far vedere a quale "bassura" può sprofondare l'uomo, quello con la u miseramente minuscola.
    Io vivo in Germania dal 1971. Credimi Sabina c'è tanta, troppa gente, che crede che l'Olocausto sia stata tutta un'invenzione. E non sono nazisti, ma gente semplice che non ammette che uomini come noi, come loro siano arrivati a tanto.
    E allora capisco perché i superstiti -che oramai sono ben pochi- dedichino tutto il resto della loro vita a testimoniare con i loro racconti la veridicità di quelle atrocità. Adesso mi spiego perché ufficiali e soldati dell'esercito americano e sovietico portassero in giro per i campi -a Dacau gli americani, a Tribliza i sovietici- cittadini tedeschi in lacrime costringendoli a guardare e a constatare coi loro occhi quello che era successo: gli scheletri viventi, le montagne di morti nudi lasciati insepolti per via della precipitosa fuga.
    Devi vedere per credere, Sabina, devi annusare il puzzo della morte per renderti conto che esista.
    Lo so: è terribile, ma se non è fatto per schifoso godimento va mostrato.

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    1. Premetto che condivido tutte le tue ragioni, anche se arrivano ad una conclusione che considero solo apparentemente e parzialmente diversa dalla mia. Condivido e accetto le tue argomentazioni, anzi, di più: potrei farle mie, cosciente come sono di essere particolarmente e forse patologicamente inabile a sostenere la visione di scene di crudeltà.
      Tuttavia, mein Freund, il mio discorso puntava anche ad altro, puntava essenzialmente a cogliere la contraddizione di certo spirito animalista degenerato (uso questo termine senza pentimento, anzi, ne vorrei trovare uno più forte) che sa tanto di culto ossessivo. Sai, da qualche anno mi capita di vedere gente che ha per cani, gatti e altri cosiddetti "animali domestici" (chissà se si può ancora usare quest'aggettivo senza incorrere in qualche reprimenda savonarolesca...) attenzioni che non dedicherebbe mai agli esseri umani. In questi casi, mi viene spontaneo pensare che il problema non è il rispetto degli esseri viventi a quattro o più zampe, ma la scala di necessaria e istintiva priorità che se ne è andata a farsi fottere. Per spiegarmi meglio: sono sicura che nelle specie animali diverse dalla quella umana questa forma di "devianza" non esiste, e se accade di frequente che un cane salvi un essere umano, non accade che un cane non si prenda cura di un altro cane in difficoltà...non so se ho reso il concetto.
      Un esempio: fino a poco tempo fa, (dico poco tempo fa perché ora la tendenza di moda è un'altra), incrociavo spesso persone a spasso con il multi-guinzaglio, ossia, per capirci, con un trio/quartetto/quintetto di cani al seguito, agganciati attraverso più guinzagli ad un guinzaglio centrale ...hai presente Crudelia Demòn? E qui il paragone ci sta a pennello.
      Mi è successo, più di una volta, di ritrovarmi tra due Crudelie, con tre-quattro cani a testa, che, incrociandosi per la strada, finivano per bloccare tutto, ingaggiando un'olimpiade non solo canora e sfinendosi tra un abbaio, un latrato e un ringhio. Riesci ad immaginare cosa comportasse trovarsi a passare sullo stesso marciapiede? Puoi immaginare l'intreccio diabolico indescrivibile di lacci e guinzagli, che rendeva il marciapiede intransitabile? Ma, e qui vengo all'aspetto più folle, era che tu, misero e reietto pedone senza animali al seguito, dovevi farti da parte senza tradire il benché minimo indizio di fastidio, pena sguardi severi e allusivi alla tua comprovata crudeltà d'animo...ma si può?
      Quando l'ho raccontato ad un amico animalista sai cosa mi ha risposto?
      "io non ho mai visto cani portati così..." peccato che Roma ne fosse invasa.
      Beh, sfido chiunque a convincermi che quello di Crudelia Demòn e dei sui emuli fosse amore per gli animali.
      Ecco perché ho aggiunto il video sulla gallina di Banderas...

      p.s.: pensa, sempre l'animalista-rinco di cui sopra, si turbò perché una volta gli augurai "in bocca al lupo", "crepi!"...magari, la prossima volta, se ricapiterà, gli dirò "forza Erode!"

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    2. Nummer Eins: il tuo animalista-rinco è un grosso babbeo. Dagli col "forza Erode".
      Hai colto nel segno e sono io che non ci ho colto, me babbeo.
      Questi fissati di cani, gatti, triceti e conigli (mamma mia bella! Hai mai annusato la puzza del coniglio che scorazza e scagazza per casa?), mi fanno sinceramente pena e rabbia. "Il mio bambino...", era un San Bernardo di quasi mezzo quintale, sbavazzante al vento. Gente che per prima cosa si dannano l'anima se il loro "bambino" ha la cacarola, non che gli appesta la casa, ma che ha male al pancino. Dico io: d'accordo ho compassione di un animale che soffre, ma non trascuro i miei figli per lui. E ne conosco che lo fanno.
      Ho visto, ho visto diverse versioni di Crudelia Demòn (una con sei labrador, che erano meravigliosi, ma si incrociavano sempre e lei li scrociava occupando per minuti tutto un marciapiedi, affollato di idioti che osservavano ridendo beatamente la scena). Uno scemo con tre Doberman, tutti e tre puntati contro di me, che per fortuna ho dimestichezza con certi animali. Sono rimasto immobile, l'unica difesa.
      Non voglio pensare cosa sarebbe successo a una delle mie due figlie che hanno il terrore dei Doberman.
      Io vivo in uno dei paesi più pazzi per gli animali che ci siano al mondo.
      Ho capito che per i tedeschi un cane viene prima di un essere umano, che sia uomo donna o bambino, ben presto. D'altra parte pensa che Hitler aveva un solo grande amico: il suo pastore alsaziano, che lo ha seguito fino alla sua morte nel Bunker di Berlino.
      Dopo nemmeno due settimane che ero in Germania mi capita sta scena. A Neuisemburg, vicino alla Pensione dove allora soggiornavo c'era una Metzgerei con fuori il solito cartello "Leider muss du draussen bleiben" col solito disegnino del cane. Distava circa trecento metri dalla Pensione. Ero in macchina e volevo andare a Frankfurt. Dovevo per forza passare davanti alla Metzegerei. Circa cento metri prima sulla destra vedo una VW ferma sul ciglio della strada, una donna che passeggiava nervosamente fumando ed un uomo disteso per terra, evidentemente bisognoso di soccorso. Tutte le auto tiravano dritte e nessuno dei passanti si interessava. Io mi sono fermato e col mio scarno Deutsche di allora ho chiesto alla signora se le occorresse aiuto. Mi squadra da capo a piedi e mi rimanda un secchissimo "Nein, danke". Sottinteso, togliti dai piedi.
      Riparto. Davanti alla Metzegerei un piccolo cagnetto, parcheggiato accanto ad un alberello cui la sua padrona lo aveva legato col suo laccio, guaiva disperato perché si era impigiato al suo stesso guinzaglio.
      Avresti dovuto vedere: tutti quegli automobilisti che tiravano dritto di fronte all'uomo in difficoltà disteso a terra, frenevano di colpo, scendevano ed andavano a liberare il cagnetto, lo accarezzavano e ripartivano. Sono rimasto lì fermo una diecina di minuti prima che una bionda dama uscisse dalla Metzegerei -forse avevano abbattuto una vacca solo per lei, non so- con tre persone intorno al suo cagnetto. All'unisono tutte e tre esclamarono un "endlisch!" liberatorio e felici e contenti tornarono alle loro occupazioni.
      Lì ho incominciato a capire i tedeschi.

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  2. in questo particolare ambito, credimi, gli italiani non sono da meno...magari hanno iniziato solo più tardi, ma promettono bene!

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(tranne che in qualche rara occasione, perché occorre lasciare che ogni tanto il Mostro si mostri per quel che è...)