martedì 20 dicembre 2016

il sogno di luce

Kris Williams- Islanda
C’era una lastra ampia, lucida e  brillante, con accenni di trasparenze. Emergeva alta, con il suo spessore sostanzioso, sopra il livello dell'acqua. 
Era composta da strati irregolari di colore, costruiti su tutte le varianti possibili del verde e del blu. Gli strati di colore correvano lungo l’intera lastra, procedendo ora affiancati in linee ondose, ora intersecandosi, fino a sviluppare tonalità improbabili e stupefacenti nella loro originale bellezza.
La lastra era ampia come un viale, emergeva accogliente dal mare come una passerella di luce, anzi: era proprio un tratto di mare fattosi strada.
E dal mare la lastra di colore e di luce era venuta, e sopra il mare se ne stava: chiunque, percorrendola, poteva sentirsi un novello Cristo, capace di camminare sulle acque.
E c’era tanta gente, e il tempo era un altro, forse era inizio ‘900,  in una cittadina termale di stile liberty.
Un senso di onnipotente beatitudine era nell'aria, un senso pacificato del tempo, fatto per essere “riempito” e non divorato.
Ma era il colore a dominare più di tutto, in quella declinazione di azzurri e di verdi mai visti prima, che inondavano la lastra e persino l’aria, in  forma di pulviscolo riflesso.
Tanta, tanta, tantissima luce, messa lì a far brillare ogni cosa, a svelarne l'incredibile ricchezza di sfumature: ad ogni nuovo sguardo ne potevi cogliere di nuove.
Una luce chiara, ma potentemente azzurra.
Sulla lastra c’erano molte persone, uomini e donne: passeggiavano sul viale generato dall’acqua, con gli abiti chiari e l’andare pacato delle gambe, segnale di un tempo passato, nel quale anche perdersi aveva senso. 
Amori e desideri slittavano con passi sottili e d'innocente felicità in mezzo a loro.
Ogni cosa era pacatamente certa al suo posto e nulla disturbava o distoglieva l'equilibrio della naturale bellezza del luogo: c'era spazio per ogni pensiero e per ogni desiderio.
La musica andava, fluendo nell’aria, generata anch’essa dall’acqua e dai suoi colori smaglianti.
Sentii che si sarebbe potuto andare avanti per ore senza che nessuno mai si sentisse escluso, né dalla  luce, né dal colore.
Questo ho sognato anni fa: mi piacerebbe riuscire a disegnarlo.
p.s. forse non è un caso che abbia deciso di pubblicare oggi questo post, all'indomani dei fatti di Berlino, Kurfürstendamm.

7 commenti:

  1. La bellezza e la nitidezza delle tue immagini me le lasciava vedere neanche socchiudendo gli occhi, in virtù di una particolare simbiosi che si chiama potere artistico di immagini pacatamente ma immensamente dette. Tutto potevo pensare -merito a te che hai sorpreso me, che ho creato tante di queste atmosfere per poi cambiare convulsamnete il finale- meno che di un tuo sogno si parlasse. Se riesci ad incantare descrivendo un sogno ti invidio e il sogno e l'arte di scrivere che ti è propria. Ammirando e contemplando il tuo "tempo, fatto per essere riempito e non divorato", ho capito perché ti fosse salito alle labbra questo grido di dolore nascosto dalla tua convergenza di luci verdi e azzurre, proprio il giorno dopo di Berlin Kurfürstendamm. Eri tu che passeggiavi solitaria sulla tua lastra sospesa tra cielo e acqua con tutte le tue sensazioni, vaticini, promesse e delusioni che passeggiavano accanto a te.
    Bellissimo post. Ich genieße's.

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    1. ...credimi, non trovo parole per ringraziarti...
      Ich danke dir, danke von Herzen.

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    2. Visto che tu mi hai eletto a correttore del tuo tedesco, questa non è una correzione ma un consiglio. Quando tu scrivi ad una persona di età molto superiore alla tua, come pure una persona che merita il tuo rispetto, per una forma di cortesia il de devi sempre scriverlo maiuscolo, Du, Dir, Dein, Deine. Non lo trovi in nessuna grammatica, ma te lo dicono quelli che sono soliti usare l'hoch Deutsche.
      Questa è una soffiata e basta, capit?

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    3. Sempre grata per le tue precisazioni!
      :)
      Ma con te posso continuare con la d minuscola?
      :))

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    4. Ma stai scherzando? Certo che puoi...anzi DEVI.
      :)))

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  2. penso che il fulcro del sogno sia l'armonia, lo stato di beatitudine della gente, nessuno escluso. I colori, la luce, la musica, lo spazio aperto, il mare, sono accorgimenti psichici per rendere pienamente comprensibile questo stato di grazia. interessante e molto ben descritto
    massimolegnani

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    1. Sì, esattamente, @Carlo. Era un sogno "di benessere" anzi, vorrei dire "di pace".

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