lunedì 23 gennaio 2017

ballando nel cinema

Ieri sera andava in onda l'ennesima replica di "Pulp Fiction", film di cui è diventata più che famosa la scena del ballo tra Uma Thurman e John Travolta. Solo oggi ho scoperto da dove arrivò a Tarantino l'ispirazione del ballo:...da di Fellini,  incredibile a dirsi!



Nel cinema ci sono state numerose scene di ballo che hanno talvolta superato la fama del film di provenienza.
Questa del video qui sopra,  tratta da , è una scena po' dimenticata, così credo di poter dire, aggredita dal trascorrere del tempo e superata in attualità dal numero del duo Travolta- Thurman, bravi, bravissimi, sì, ma decisamente più inclini alla macchietta, come nello spirito del film di Tarantino.
In 8½ Fellini ha filmato un'epoca, una classe sociale, un modo di vivere, italiano e cattolico, perbenista e lascivo, nel senso speciale e specifico che tutto ciò aveva negli anni '60. La sua impronta di surrealtà è storicamente precisa, contestualizzata, possiede il carattere del documento d'epoca e quindi è, paradossalmente, del tutto realistica.
Tarantino, con la scena del duo Travolta-Thurman, ha filmato un eccesso di surrealtà che ci appare ancora attuale, nonostante i vent'anni e più di Pulp Fiction. L'  di Fellini, rivisto a vent'anni dal 1963, anno di nascita del film, risultava probabilmente già contestualizzato in senso epocale e possedeva già il carattere del documento storico precisamente databile.
Delle due l'una: i film di prima erano più strettamente ancorati  alla realtà sociale, al costume dell'epoca in cui venivano girati o, da un certo momento in poi, la realtà sociale non ha interessato più nessuno? 
E il '900, denominato da Eric Hobsbawm secolo breve, è stato davvero l'ultimo secolo veramente breve, inteso nel senso di veloce, l'ultimo cioè  in cui la Storia si è consumata, decennio dietro decennio, per una sorta di autocombustione? E' questo il motivo per il quale la scena di  poteva risultare storicamente datata anche solo  vent'anni dopo?

10 commenti:

  1. Federico si è inserito in punta di piedi (senza scarpe anche lui per primo) in un ambiente chic di quegli anni dorati, che tu non puoi ricordare perché non eri ancora nata. Io invece proprio nel 1963 mettevo su famiglia e generavo Monica.
    Racconta una scena di vita per bene, infatti mentre i due ballano c'è in contemporanea l'intervista del giornalista merregano al regista Mastroianni, c'è il colloquio dei due affaristi. Insomma un quadro a più facce.
    A Tarantino piace evidenziare la capacità comica di Travolta e della Thurman, che è favolosa.
    Sarò un neoromantico ma voto Fellini tutta la vita.

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    1. In realtà io vedo più talento dissacratorio in Fellini che in Tarantino, perché Fellini contestualizza le sue descrizioni, ci mette dentro il sentimento (o i sentimenti) del suo tempo.
      Quella di Tarantino è un'ironia più agganciata alla surrealtà, che sceglie di essere almeno per un po' (ma vent'anni non sono pochi) estranea ad una contestualizzazione storica ben definita.
      In conclusione però, penso che da un certo momento in poi l'appiattimento e l'omologazione abbiano fatto il loro lavoro, rendendo certe descrizioni impermeabili al passare del tempo.
      In Fellini, il Genio si avvale anche della Storia, in Tarantino il talento eccezionale è esercitato con "l'asetticità temporale" propria della modernità.
      E' una constatazione la mia, non implica un giudizio, neanche di tipo sentimentale.

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    2. Hai ragione. Ma tu vedi la storia narrata dal genio di Fellini con i tuoi occhi più moderni dei miei. Negli anni 60 io lavoravo e vivevo a Roma. Ero scapolo e insomma mi davo da fare. Molto molto spesso andavamo con gli amici in Piazza Barberini e poi a piedi fino a Porta Pinciana, zona "dolce vita". Si gozzovigliava anche solo a guardare. Fino a che ho incontrato un civitavecchiese DOC -come me, sic et sempliciter- che era truccatore capo alla Ponti-De Laurentis, come si chiamava allora. Aveva un soprannome, come tutti in quel campo favoloso: "la pisola", insomma er morto de sonno. E invece era un maestro. Merito suo se ho conosciuto personalmente gente come Fellini, Alberto Sordi, Gina Lollobrigida che non aveva mai un soldo per un caffè -na scroccona che nun te dico- e una certa Sofia Lorenzi, come si chiamava all'inizio, al tempo di "Aida". Ragazza incrdibilmente bella vista senza trucco e da vicino, e poi la mejo: Anna Magnani. "Che ce fai qui biondì? Tu sei troppo educato. Tu de devi da imparà a mannà affanculo la gente". Che tempi!
      Beh ti assicuro che "La dolce vita" era così e così pure "Fellini 8 1/2"
      Fellini l'ha messa un po' alla berlina, ma noi ci stavamo alla grande.
      Penso adesso che se non avessi incontrato Anna Maria sarei stato uno sbandato come loro, ma carico di soldi e di f...emmine.
      Preferisco così.

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  2. io penso che Fellini, come giustamente affermi, esprimeva con originalità e molto egotismo, lo spirito di un'epoca che anche per noi italiani appare ormai lontana , superata e forse carica di un velo di nostalgia. Il mondo che descrive Tarantino è invece il mondo che ancora noi stiamo vivendo, lui credo riesca ad essere sempre non solo attuale, ma anche a precorrere i tempi e i gusti , come si vede anche in altri film. Il gusto americano, il mondo americano arrivano da noi oggi e li viviamo con naturalezza come fossero i nostri. Lo pensavo ieri sera che mi ero data appuntamento con un'amica al centro commerciale, ci ho trovato gli stessi locali con gli stessi cibi e perfino una gigantesca bandiera stars and stripes, che ho visto negli Usa, quando - non sapendo dove cavolo andare - si passava il pomeriggio in quei centri commerciali , che sono uguali ai nostri...

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    1. @Jonuzza, ti rileggo dopo aver risposto a Vincenzo e penso che in qualche modo ho risposto anche a te.
      L'omologazione del gusto è un dato di fatto (anche se non mi piace per nulla), peccato abbia un'accentuata impronta di appiattimento.

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  4. Tarantino tutta la vita. Lui ama i classici. Hatefull eight risale a Ombre rosse, figurati. Ma li rigenera di nuova linfa.

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    1. Sulle capacità di Tarantino nulla da dire, è sicuramente geniale.

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  5. Due modi diversi ma entrambi straordinari ;)

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    1. Concordo, @Pietro, infatti non c'era alcun'intenzione di stabilire una scala di merito da parte mia.

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