lunedì 16 gennaio 2017

aurea atque argentea

A Roma, di domenica mattina, distretto Appio, dalle parti della piazza Kings of Rome, antica e rinomata zona di arrotamento pedoni, c’era una donna di età indefinibile, in evidente stato psichiatrico pittoresque et burlesque, intenta ad abbassarsi e ritirarsi su gli abiti per quattro-cinque volte di seguito prima di scegliere definitivamente il posto più adatto per farla franca, spontanea e plin-plin, diciamo così, senza l’effetto estetico a seguire (leggi Chiabotto) e senza alcun passero parlante nei pressi (leggi Del Piero).

Ad ogni sopralluogo la donna si calava i pantaloni-gonnellone-sbrindelloni, ispezionava l’asfalto e ne saggiava la consistenza e la porosità, considerando astutamente il valore del punto-location (come dicono tra loro gli english-fighetts) e poi passava oltre.  Le zone scartate erano a pochi metri una dall’altra, certo, ma i criteri di valutazione tenuti da conto dal nostro personaggio rimanevano imperscrutabili, alla pari dei migliori misteri di Fatima. Chissà quante volte, prima che io la vedessi,  s’era calata e rialzata i pantaloni-gonnellone-sbrindelloni fino al momento dell’apoteosi urinaria, condotta e recitata magistralmente sotto lo sguardo appena un po’ perplesso di alcuni, rari, passanti. 
E’ che noi, qui, nell’Urbe non più condĭta, ma condita cor sugo de porco, ci siamo ormai abituati a vedere la città trasformata nello spazio privato di ognuno e poi, lasciatemelo dire, noi qui, nella Kaputt-senza mundi, se i pazzi non sono superlativi non li scritturiamo neanche...a proposito, avete notato che quasi nessuno inveisce più contro "Roma ladrona"?

6 commenti:

  1. tutto sul filo dell'ironia questo brano, per non arrendersi all'amarezza.
    ml

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  2. A me è capitato a Berlino, di sera lo scorso settembre. Una musulmana abbastanza anziana mi camminava davanti in un vialetto vicino allo zoo. Indossava un Chador che la copriva dalla testa ai piedi. All'improvviso si è fermata, si è abbassata fino a terra -accucciata si dice a Roma- ed ha benedetto il sacro suolo della capitale con una bella orinata color ocra. Due minuti dopo si è alzata ed ha proseguito la marcia tranquillamente.
    Ma la più bella l'ha fatta mio nipote Alessandro a Bukarest, dove si trova per l'Erasmus. Era di sera e lui stava rincasando, ma molto lontano da casa ancora, quando è stato aggredito da un attacco di cacarella. Ha affrettato il passo ma sentiva che non ce l'avrebbe mai fatta, così si è guardato intorno e -ratto come un baleno- si è calato le brache, si è accucciato, ha sganciato il malloppo e si è dato velocissimo. Poi ci ha ripensato, è tornato indietro ed ha fotografato col suo cellulare il suo capolavoro immortalandolo per i posteri.
    Come spirito e capacità di improvvisazione mi rassomiglia, sono fiero di lui, perché quanno ce vo ce vo e se nun se po aregge se deve da mollà.

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    1. vabbé, Vincé, ma qui è degrado, purtroppo...

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  3. Quando abitavo a Trieste era più facile incappare in questi personaggi. Città grande, popoli in transito.
    Qui è tutto piccolo, più lontano dal dolore.

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  4. Per certi versi è meglio, @Gioia, anche perché qui il dolore è unito al degrado, al senso di impotenza e di disfacimento della vita di comunità in una forma davvero pesante da sopportare. Credimi, si rischia drammaticamente di non riuscire più a distinguere una cosa dall'altra.

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