mercoledì 8 febbraio 2017

anche dove non sei

da "i quattrocento colpi" di Truffaut
 Ti stringo a me di sera nella stanchezza del ritorno
nella curva faticosa dei giorni
nel piccolo sorso di delusione
che quotidiano nutre la tua saggezza.

Ti stringo a me di sera
nella stagione che si va inasprendo
il paesaggio umido che toglie senso
al passeggiare affiancati
le nostre gambe e i nostri pensieri.

E' la tua anima a starmi a cuore
il tuo saper stare al mondo
nella sapienza e nella malinconia che a volte
s'affacciano nelle tue carezze. 

Ti stringo a me ogni sera per tutte queste ragioni
e per molte altre ancora
te le dirò tutte quando verranno.

Ti stringo a me ogni sera e ovunque
anche ove non sei.



Dovevo compensare l'amaro del post precedente, perché, come ho scritto in un commento di risposta: 
"fallire non è morire, è solo non aver (ancora) capito abbastanza di sé, non essere capaci di voler bene a stessi nella giusta misura, smettendola con la tossica abitudine...ma forse dovrei scrivere inclinazione ad aspettarsi troppo dalle persone sbagliate"....
Aggiungo ancora, fallire non è morire, neanche se pare, è solo chiudere la valigia e ripartire con una scorta di conoscenza in più. Più pesanti forse, ma capaci di una leggerezza di migliore qualità .


15 commenti:

  1. Giustissimo: "tossica l'inclinazione" di aspettarsi sempre mirabilia dalle persone idolatrate, direi io che poi più ne aspetti meno ne ricevi.
    Certamente, hai diluito l'amarezza del post precedente, dove un po' soffrivi e si sentiva bene. Questa è un'elegia d'amore, di quell'amore intenso che non si manifesta tutto insieme in modo aggressivo -ma tu non sei aggressiva affatto- piuttosto vagola ad altezza d'erba cercando l'ombra della perona amata e ci si adagia tutto dentro. Rimanendo nella zoma d'ombra non eccede mai e sempre resta vicino all'oggetto del desiderio. C'è tenerezza estrema (io ti resto vicina per soccorrerti se necessario ma non ti opprimo con la mia presenza) c'è altruismo, c'è lo sforzo di tener basso il proprio egoismo -nel senso bisogno dell'altro ad ogni costo- ed estrema dedizione. Forse anche troppa, perché se resti nell'ombra potrebbe il tuo lui anche non accorgene o dimenticarsene. Ogni tanto un cartello: son qui, non stona.
    "Ti stringo a me ogni sera e ovunque
    anche ove non sei."
    Questi i versi più belli, a mio sindacabile giudizio.

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    1. Sei sicuro che io non sia capace d'essere 'ncazzosa? o, come dici tu, aggressiva?...attento, Vincé: io non mi incazzo finché non ne ho motivo...
      e anche questa è una chiusura nach Vincenzer art...
      ;-))
      Quanto alla dedizione, anche quella può divenire "tossica", ma solo se è spesa inutilmente, ossia se non è ricambiata...e questo, con un po' di "mala" esperienza, ci si mette poco a capirlo, o no?!?
      Tschüss, mein Brieffreund!

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    2. Effettivamente c'è differenza e grande tra incazzosità e aggressività. Penso che se ti si pestino volontariamente i piedi tu ti incazzi, forse anche di brutto, ma hai sentimenti tali che mi fai intendere esserci una barriera che per natura e cultura non oltrepassi mai.
      Io m'imbufalisco anche per un nonnulla e a volte divento anche aggressivo -a parole, mai alzando mani o piedi- ma tu sai che le parole possono essere proiettili dum-dum che arrivano al cuore e vi scoppiano dentro. In certi casi ci metto un pizzico di cattiveria, ma immediatamente dopo me ne pento, perché non sono cattivo, almeno fino in fondo, e allora chiedo scusa in qualche modo, magari solo con una parola: "scusa".

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    3. E' vero che per indurmi a "trascendere" ce ne vuole, ma è vero anche che se decido di "colpire" non mi risparmio in sincerità brutale, una modalità che lascia brutalmente il segno (perdona il gioco di parole).
      La verità è che io ho un temperamento molto molto più passionale di quanto si possa supporre conoscendomi poco.
      Statt'accuort, Vice'! (e questo non è tetesco, questa è la mia anima suddista che parla, capisc'ammé...)
      :-)))

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    4. Insomma hai carattere e sei "femmina" integrale, nonchè partenopea. È questo che mi stai comunicando? Una napoletana che parla tetesco cofabula con un romano che parla todesco. Temperamento e carattere sono due belle cose, la napotaneità in una donna fu sempre da prendere con le molle.
      Si chiamava Adriana, napoletana DOC; aveva allora 19 anni, io 23. Un mare in burrasca che poi improvvisamente si placava eravamo. Sempre. Bastava una parola e BUM! Sia lei a me che io a lei. Occhi che sprizzavano scintille lapislazzuli e cenere e fuoco come il Vesuvio di una volta. Due anni e mezzo di battaglie feroci e di paci fantastiche. Mai stato così in croce. Mai stato così bene. Adrià, nun te pozzo scurdà. Adrià, nun me vojo scurdà e niente.
      Statt'accuort, Sabì, capisc'ammè.Ciao, statte buona.

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    5. più suddista ancora, devi scendere ancora giù per lo stivale...ancora più inquietante...
      me viè da ride...
      Senti qui il tetesco come sa appassionarsi:

      Höre

      Ich raube in den Nächten
      Die Rosen deines Mundes,
      Daß keine Weibin Trinken findet.

      Die dich umarmt,
      Stiehlt mir von meinen Schauern,
      Die ich um deine Glieder malte.

      Ich bin dein Wegrand.
      Die dich streift,
      Stürzt ab.

      Fühlst du mein Lebtum
      Überall
      Wie ferner Saum?

      Else Lasker-Schüler

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    6. Non conosco la poetessa (o si deve dire la poeta?). Bella comunque.
      ANCORA più sudista? Prima o dopo il ponte dello stretto? E comunque, ndo te pare. Non è determinante dove sei nata e dove sei vissuta, il carattere si forma in mille modi, non prende solamente il sapore acre della terra natia. Concorrono tante circostanze. tanti influssi e sbuffi di vento. Su qualcosa entra l'ambiente: se cioè sei nata ascoltando il grido dei gabbiani e l'urlo del vento marino, oppure all'ombra di montagne che soffocano sibili e soffi, dove spesso il silenzio è opprimente. L'ambiente in questi de casi ti cambia il carattere. L'ho provato.
      Ma adesso che ti piace fare la misteriosa sarà difficile che mi darai le coordinate esatte. Scommettiamo?

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    7. Un po' prima di Scilla e Cariddi, questa è la risposta...e più che la misteriosa, volevo fare l'ironica, vista la non buona fama di noi terronazzi sudici...
      La tua terra un po' te la porti dentro per sempre, c'è poco da fare, che sia mare o montagna, proprio come dici tu

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    8. Massimo Macrì, grandissimo sciupafemmine, amico mio carissimo perché io non avevo sorelle, era di Scilla. Conosco quel paese e quei posti fantastici. Altri carissimi amici ho a Bocchigliero, i fratelli Saverio e Pino Vincenzo, e a Reggio il mio Mario Monoriti. Una volta ero pieno di calabresi. Massimo Macrì mi ha fatto capire il vero spirito di Calabria. Insieme sulla Sila a Camigliatello Silano, dove poi sono tornato per il campo militare quando ero A.U.C. a Lecce.
      Con Massimo non si poteva stare senza fare scherzi, anche crudeli. Fottemmo un polentone del nostro gruppo. Aveva capelli come un'istrice inseguita dai cani. "Lì ci devi mettere un po' di ogghiu brigghiu, olio di briglio in italiano"
      "E dove si compra?"
      "In farmacia, lì davanti al tuo naso"
      "Ripeti come si chiama"
      "Olio di briglio. Guarda che devi gridare perché la farmacista è tanto carina ma è sorda"
      Il farmacista aveva 20 anni di più della sua bellissima moglie -niente affatto sorda- di cui era gelosissimo. Lavorava nel retro con le preparazioni.
      Vedemmo entrare il milanese, sentimmo che urlava qualcosa, poi lo rivedemmo uscire volando inseguito dal farmacista furibondo.
      Il grido del milanese "figlio di puttanaaaaaaa" si perse dietro l'angolo.
      Ciao calabresella.....

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  2. L'ho letta a scuola. E mi si sono riempiti gli occhi di lacrime...

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    1. Bella che sei, scrivo così perché non amo mettere i cuoricini, meglio le parole, non ti pare?

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  3. Si fallisce solo quando si smette di tentare.
    Bisogna sempre fare il meglio per trovare ciò che ci faccia stare bene.

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  4. Bellissimi versi, ma anche la "tossica inclinazione"" ha un suo fascino malvagio
    ml

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    1. Il fascino malvagio non lo si può negare, purché non si diventi tossico-dipendenti a vita, mi spiego?
      Del resto, il fascino malvagio è parte dell'esperienza e dall'esperienza deriva anche la capacità di non soggiacergli più.
      Ciao, Carlo, e grazie.

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