mercoledì 22 febbraio 2017

non basta la malizia




Valter era un tipo d’uomo fuori passo rispetto al suo tempo, ma aveva trasformato anche questa caratteristica in una forma di vanità, una delle tante per lui. 
Si dichiarava intellettuale a tempo pieno e andava pescando nella letteratura la vita che evitava accuratamente di vivere. 
Misurava approcci e relazioni con parsimonia paperonica, fatta eccezione per i casi in cui, incrociando una femmina di suo gradimento, i fisologici bollori prendevano il sopravvento.
Figlio di retaggi maschili degni del sud più ancestrale, occultati e disconosciuti dalla sua coscienza inamidata e progressista, procedeva così,  accorto e parsimonioso, anche dopo aver abbondantemente superato la fase  anagrafica della ragazzitudine.
Eppure, nonostante la sua costante prudenza sentimentale, gli era capitato di inciampare lo stesso, con suo grande scorno, in relazioni spinose, vuoi perché si metteva lui stesso le spine sulla camicia ogni mattina, vuoi perché non smetteva mai di giudicare con la sicumera di un pozzo di sapienza. Voleva essere l'uomo del "non deve chiedere mai"; voleva prendere senza spendere o spendendo il minimo indispensabile, riuscendo anche- così si illudeva- a non darlo troppo a vedere.
Dotato di non comune intelligenza, impiegava tutte le sue risorse intellettuali a fini di accumulo strettamente personale, senza tenere in alcuna considerazione le esigenze altrui, ma, anzi, mantenendosi strettamente analfabeta in tema di affettività.  In qualche modo era un archetipo di un certo maschio della tradizione letteraria più stagionata della sua terra, anche se non l’avrebbe mai ammesso: una creatura uscita dalla fantasia di Brancati. Sì, la letteratura si era già occupata di tipi come lui e anche il cinema aveva fatto la sua parte, ma erano storie che si si fermavano agli anni ‘50 e ‘60 del novecento, abbastanza prima cioè che Valter nascesse.
Così, con il suo prototipo fuori tempo, anziano fin da ragazzo, si autoproclamava originale e alieno da tutti gli  stereotipi, mostrando, a riprova, un accentuato disincanto. E proprio questo disincanto era, nella sua architettura mentis, la prova provata della sua esperienza esistenziale, attinta fondamentalmente  sui libri, ma tanto lunga e tanto ricca da fare invidia ad un novantenne...così diceva.
Ovvio che uno così avesse la fissa e la smania di guadagnare consensi, al punto che, ogni qualvolta annusava una patina di perplessità critica nel suo interlocutore o, ancor di più,  nella sua interlocutrice, lo vedevi trasformarsi, farsi morbido e seduttivo.
Per Lucia, Valter fu una parentesi breve e, a momenti, anche divertente, ma non solo sotto il profilo più sensuale. A lei, che di tipi come Valter ne aveva già conosciuti, piaceva tenerlo in sospeso, fargli serpeggiare il dubbio su quanto la sua vera natura affiorasse, suo malgrado. 
Perché Valter era abituato a gestire la verità a seconda della comodità personale e riteneva d'essere un maestro in questo campo: poteva raccontare una cosa e il suo contrario e sostenere che entrambe fossero perfettamente autobiografiche. Certo, faceva una fatica immane il nostro, ma non se ne rendeva conto: l'estetica della menzogna lo teneva occupato, lo pervadeva come una dipendenza tossica.
Lucia, facendo finta di nulla, senza mai alzare la voce o recriminare per un solo secondo, scelse di lasciarlo fare, instillandogli una goccia al giorno di velenosa incertezza su quanto lei abboccasse alle sue storie e lui ci cascò: accecato dalla sua tonnellata di autostima, non immaginò mai che una donna potesse tenere il conto delle sue tante verità pseudo-letterarie, metterle in fila e cavarne fuori un profilo di spessore umano vicino allo zero. 
Lei, Lucia, ne fu capace, ma non gli disse mai  d'aver capito, semplicemente sospese le trasmissioni: in una parola lo molló senza cercare scuse o dare spiegazioni, lasciandolo alle sue inquiete certezze.   

20 commenti:

  1. Sottile vendetta, anche se magari rivelandogli l'arcano gli dava una minima chance di cambiare.

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    1. ...e senza una percepibile soddisfazione...

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    2. @Daniele,
      Cambiare? c'è un limite d'età per tutto!
      Certe malattie sono croniche e, a volte, anche su base genetica.

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    3. @Franco, soddisfazione? non percepibile? e da parte di chi?
      Mi sa che la mia risposta più giù, dopo il commento di Vincenzo, esaurisce anche questo tuo commento, sebbene io- scusami, eh- l'abbia capito poco o per nulla

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  2. È un racconto inventato, oppure un frammento di vita vissuta? Sei tu la Lucia del tuo Valter? Mi dirai che io soffro di manie persecutorie, ma me lo fa pensare il linguaggio che usi stavolta, leggermente arcaico rispetto al tuo solito, il distacco volutamente asettico con cui osservi le scene delle giornate di Valter, ed il sogghignare beffardo sull'abilità di Lucia. Ti lecchi i baffi e ti batti una mano sulla spalla sinistra.
    Dimmi che mi sbaglio, che non ho capito niente e non mi arrabbio. Ich werde niemals zornig, aber riesche ich hinter der verstecken Ecken an.

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    1. @Vincenzo, innanzitutto:
      ich riesche è forse ich rieche?
      nun me fa sti giochetti, ché io già so pochissimo e così me riscemisco ancora de più!!!
      :)))
      E veniamo al primo punto: perché citi le manie di persecuzione per una curiosità? Che tu sia curioso ormai è assodato, mica te ne voglio per questo! La tua curiosità mi diverte pure, lo dico con assoluta e sorridente sincerità.
      Che ti devo dire stavolta? Che anche io ho conosciuto uno così? Sì!
      Che ne ho sentito raccontare tante di storie simili da mie conoscenze? Sì! Che si tratta di un tipo di uomo molto diffuso in un certo ambiente? Sì! Che su alcuni il tempo e l'esperienza passano invano? Sì!
      ecc...ecc...ecc...
      Quanto al linguaggio lievemente arcaico, è un effetto voluto:
      uomo arcaico=linguaggio arcaico, e poi un linguaggio "âgée" riproduce, forse, anche quel senso di "birignao-mentis" del tipo umano in questione. Complimenti per lo spirito di osservazione...me fai quasi paura!
      L'abilità di Lucia? E' comune a molte donne e penso di possederla anch'io, ma, forse, per le donne è più facile essere abili su questo terreno, perché sono abituate a leggere oltre la superficie e non solo per talento naturale: io credo che in secoli di silenzio si affinano necessariamente certe capacità, un po' come accade per i carcerati...
      viele liebe Grüße, mein Freund

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    2. Punto primo: nun te volevo fregà. Non so da ndove è sortita fora quell'esse der cavolozzo fritto, forse ho scritto come si pronuncia, o me so sbajato. Probbabbile.
      Secondo: È un mio modo di dire, anche in famiglia, quando Anna Maria-come al solito- mi fa notare quello che non le garba dei miei comportamenti -va sul sicuro basta che sceglie perché non gliene garba uno- allora io mi lamento e lei mette su quel vecchio disco "ciai la mania di persecuzione". Io, vero?
      Sono curioso? SÍ, SÍ, SÍ. E allora che artista sarei mai?
      Quindi ci ho indovinato? Grazie dell'ammisione anche se velata da un fumogeno.
      Il linguaggio arcaico per adeguarti al birignao mentis del soggetto in questione? Mi convince. Allora ti do un bell'otto e mezzo.
      "L'abilità di Lucia? È comune a molte donne e penso di possederla anch'io". Me volevi fregà. Avrei dovuto dire: ma certo amica mia, ne possiedi in abbondanza. E che te lo dico affà: lo sai benissimo da sola e non hai bisogno di conferme. Sono convinto anch'io che se fossimo stati pari noi e voi donne fin dall'inizio non sareste diventate così tanto migliori di noi. A noi ha nociuto la presunzione di essere i migliori, e avevamo troppa poca intelligenza per capire che stavano le cose al contrario; a voi il silenzio ha fatto maturare lo spirito di osservazione e tutti gli altri spiriti, per cui adesso si è scavato un solco abissale, pressocchè incolmabile. E l'uomo soffre di questa sudditanza psicologica e reagisce da uomo, cioè da quell'essere inferiore che è, ammazzando e violentando. Tutto muscoli e poco cervello.
      Ich umarme Dich und bitte um Entschuldigung.

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  3. divertente e perfida descrizione di un'intelligenza non comune al sevizio di un uomo stupido.
    ml

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    1. L'intelligenza di uno come Valter conduce alla stupidità esistenziale.
      Quella di Lucia è capace di leggere oltre i libri e le teorie.
      Ciao, Carlo

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  4. Arrivo di nuovo dopo Vincenzo.. c'è come dell'autobiografico.. una sorta di rassegnata impotenza di fronte all'inevitabile, ma anche una sorta di giustificazione. Una vittoria comunque di Pirro. Che non infierisce uscendone, comunque, sconfitta.

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    1. E' tutto un film tuo, @Franco, e comunque nella risposta a Vincenzo c'è la risposta anche per te.
      Rassegnata impotenza di fronte all'inevitabile?!?!?!
      Ma non ti viene in mente che ci possa essere talvolta nelle donne anche la volontà/capacità di combattere ad armi pari? Che una come Lucia possa scegliere di giocare senza velleità sentimentali, smascherando il gioco che si vorrebbe in mano ad uno solo?
      Lo so, è dura da accettare, ma può capitare: ne ho sentite di storie così, ne conosco di donne capaci di leggere la realtà per quello che è. E non c'è bisogno d'essere né perfide, né acide, né fredde, basta essere realiste e saper lasciare il sentimento per occasioni e uomini migliori...ché prima o poi...

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    2. E' probabilmente quel "lasciandolo alle sue inquiete certezze" che depista. Che non considero una parità di armi. Ma magari, come la intendi tu, una vendetta ancora più sottile.. anche se quell'omino rimarrà con la sua certezza, seppur inquieta, libero di rivalersi ancora su una donna meno sensibile, invece di comprendere quanto sia servo sciocco de "l'estetica della menzogna"..

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    3. Hai proprio ragione, @Franco, quella frase depista...mannaggia!
      Ma la vendetta è sottile, sì, molto sottile: Lucia lo molla nel momento in cui lui inizia a sospettare d'essere stato smascherato. Lo molla lasciandolo annegare nel dubbio...

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  5. Aspetto il finale. Ci vuole un finale no?

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    1. C'è! ma come, @Alberto, ho scritto:
      Lucia...semplicemente sospese le trasmissioni, lasciandolo alle sue inquiete certezze.
      Della serie, come avrebbe fatto lui quando si sarebbe stufato del gioco...

      ...mumble...mumble...mumble, secondo me sta storia desta tormenti maschili sopiti...ridi, eh!

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    2. Leggo adesso del secondo posto -onorevolissimo- di Franco. La vede come me e non per solidarietà maschile, ma perché fa lo stesso mio ragionamento. Urca Sabì manca qualcosa. Un finale, come lamenta il terzo del podio, cioè Alberto. Tu te la squagli per la tangente parlando prima di volontà/capacità di combattere ad armi pari. Grazie dell'indulgenza, perché come ben sai io ritengo che siamo noi a dover reclamare le armi pari che non abbiamo e voi mai concedete. Poi alludendo a "sopiti tormenti maschili". Lo vedi che ho ragione io per quel che riguarda la IMPARITÀ delle armi?
      E mo che obietti?

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    3. Vince' puo' essere anche una mossa superiore quell'andarsene lasciandolo nel suo egobrodo... un tipo di arma che non ci si addice...

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  6. Mi ripeto, il finale è:
    "Lucia semplicemente sospese le trasmissioni...", che è come dire, per essere esplicitissima: "quando si stancò di giocare e quando capì che per quanto riguardava il divertimento aveva avuto già abbastanza, lo lasciò a sé stesso senza spiegazioni".
    Questo, non penso di essere io sola e/o per prima a dirlo, è una modalità soprattutto maschile di uscire dalle situazioni divenute "noiose", mi spiego? Ed è una modalità che per le donne che osano averla comporta quasi sempre un giudizio morale (negativo), e non dirmi che non è così.
    Intendiamoci, non sto invocando la parità attraverso la fotocopiatura di atteggiamenti e/o comportamenti (Dio ce ne scampi!!!), solo penso che bisognerebbe superare certi schemi mentali, e pazienza se questo comporta la perdita di consolidate certezze; intendo certezze da una parte e dall'altra, bada bene, ché non è affatto facile per una donna, certo non meno che per un uomo.
    "Sopiti tormenti maschili" era usato in chiave ironica ma non malevola, anzi.
    Infine, quanto all'imparità delle armi da te reclamata, penso di averti già detto come la penso, ma lo ripeto, anche se non ti piacerà, attraverso un raccontino:
    un signore di ottima educazione, ottima in tutti i sensi, mi disse una volta, riferendosi a sua moglie e, anche, a tutte le donne "che poi, si sa, siete voi a comandare veramente"...io, con tutta la gentilezza che quella persona meritava, (e sono serissima in quest'affermazione su di lui) gli risposi più o meno così: "è questo che ci continua a fregare, l'idea di essere considerate superiori e di decidere, sia pure dal buio delle cucine..." . Quel signore, persona amabile ed intelligente, si mostrò dispiaciuto della mia risposta, ed era dispiaciuto proprio nel sentimento, come se si fosse sentito attribuire un torto personale.
    Ecco, io la penso così, e mi dispiace risultare forse dura, ma, credimi, non è durezza, solo realistica presa di coscienza. Ricorda, vengo da una cultura meridionale, patriarcale e fortemente discriminante e questa cosa del "siete voi a decidere" l'ho sentita fin da bambina, ma non l'ho mai vista per davvero.
    Eine aufrichtig Umarmung, Vincenzo

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    1. Quando parlo di imparità sono serissimamente convinto di dire la verità e soprattutto, credimi, sono sinceramente onesto. Io non parlo per sentito dire, ma per effetto personale. Mi guardo dentro.
      Allora sarò sincero al mille per cento.
      Penso di essere uno degli uomini più intelligenti e sensibili attualmente in vita. Ciò premesso io mi guardo dentro, al rapporto intimo -tra me e me- che ho nei confronti di Anna Maria. Lei non mi sta alla pari culturalmente e lo sa, ma non me ne frega un cavolozzo fritto. Lei mi è superiore in tutto, perché MAI cercò di esserlo, lo pretese, lo dichiarò. Semplicissimo: LO É. Non solo nel buio della cucina o della nostra camera, ma....in tutto. Dai sentimenti, religiosi e no, dalla capacità di donare senza chiedere nulla in cambio, dalla capacità di essere sincera sempre, dalla fedeltà assoluta a me come donna o amante o sorella o amica o madre, sì anche madre, perché io -eterno bambino- sono da sempre stato il suo primo figlio, quello che la faceva stare più in pensiero, quello di cui si preoccupava. Nei confronti dei figli nostri bastava lei, anche se io volevo essere sempre presente, ma qualche volta ero increibilmente assente senza nemmeno rendermene conto. Io sono il padre amico, il nonno "più migliore del mondo", con me vengono tutti. Con lei vivono e vivrebbero tutti. Senza di me sono cresciuti i miei figli ottimamente, per quasi cinque anni, io ero in Germany loro in Friuli. Senza di lei siamo tutti a pestare la cacca. E mia madre allora? Non doveva sempre correre per riparare i guasti che faceva papà? Se ne è mai lamentata? Mai. E mia cognata con mio fratello? Ecco, mio padre grande in tutto, ma piccolo bambino con mia mamma; mio fratello idem. Direttore, pezzo grosso, autoritario, capace fuori di casa. Poi dentro casa: Lidia qua, Lidia là e senza Lidia non sapeva fare niente.
      Io ho gli esempi di casa mia, della mia vita e dico e proclamo l'assoluta superiorità mentale di voi donne. L'ho vista, l'ho sperimentata, non l'ho mai negata. Lo sosterrò finché avrò vita. Ai miei due maschi ho sempre detto la verità. Se avete un torto da fare fatelo a me. Vi rompo se procurate danno a vostra madre. Fortunatamente non ne ho avuto mai bisogno.
      Ecco, questo è in merito lo Iacoponipensiero.

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  7. Non ho nessun dubbio sulla buonafede e sulla sincerità delle tue opinioni, ma rimango della mia idea: non è di superiorità che c'è bisogno ma di pari considerazione e, sottolineo, in tutti i campi.
    La superiorità, a mio avviso, è una trappola- bada bene, non intendo dal tuo punto di vista- e lo è di fatto: la superiorità comporta oneri supplementari, carico maggiore di responsabilità, solitudine anche, pure se non lo si desidera; la superiorità poi finisce per essere sempre "disparità" e- sottolineo- a danno di entrambi i generi.
    Quindi, pur convintissima della tua onestà intellettuale, rimango della mia idea che, tanto per dire, viene raramente condivisa, anche dalle donne; questa poca condivisione mi porta a pensare che , per molti e molte, "ripensarsi e ridefinirsi" sia troppo gravoso: meglio tenersi la disparità e la superiorità, una all'altra indissolubilmente unite.
    Parafrasando la famosa frase brechtiana "sfortunato quel Paese che ha bisogno di eroi", io penso che sia "assai male attrezzato" quel Mondo che ha bisogno di avere un genere superiore.
    Ok, Vì, non ci troveremo mai su questo, ma non è un problema e ti mando einen herzlichen Gruß

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