giovedì 16 marzo 2017

c'era una volta

C'era una volta uno che s'era vantato per mesi d'aver conservato tutte le lettere che s'erano scambiati anni prima.
Ad un certo punto, Anna gli chiese di rivederle, le piaceva rileggere l'adolescente ch'era stata, e poi a lei non era rimasto nulla di scritto.
Però a lui servirono altrettanti mesi prima di ritrovarle le lettere di cui s'era vantato tanto. Se n'era vantato ogni volta come uno che dice: 
"non ti ho mai dimenticata e le lettere che ho conservato per anni te lo dimostrano".
Però a lui servirono almeno una ventina di richieste da parte di Anna.
Quando finalmente gliele portò era un po' imbarazzato: 
"sai, sono molto rovinate..."
"davvero? saranno vecchie, la carta invecchia, che vuoi che sia..."
In realtà, l'imbarazzo era legato ai numerosi punti di rosicchiamento prodotti dalle tarme.
Anna non poté far a meno di pensare: 
"si è vantato tanto di averle conservate, ma ha lasciato che se ne cibassero le tarme..." e poi, di seguito, la fulminarono tutta una serie di considerazioni sull'inutilità di quella vanteria sciatta e infondata.
Anna chiese le lettere in regalo e, subito dopo averle lette, le buttò, anche perché non aveva a disposizione tarme a cui farle digerire.

C'era una volta uno che, dopo anni di zelante praticantato in disamore e tradimenti d'ogni tipo, non si era mai adattato alla parola fine: riappariva, ad intervalli variabili di tempo, con affermazioni del tipo:
"solo tu e nessun'altra potrà mai esserci nella mia vita, riprendimi con te"
Anche se non era uno stalker e non lo sarebbe mai diventato, Luisa lo guardava come si guarda un pazzo e non le passava neanche per l'anticamera della ragione di obiettargli qualcosa, perché non ci sono argomenti ragionevoli da proporre ad un pazzo.
Riuscì ad interrompere la catena delle sue richieste solo con il silenzio dell'indifferenza. Un silenzio vero, senza parole, senza risposte, neanche di quelle tanto per dire o per finire. 
Di lui Luisa buttò via tutti i pupazzi senza vita con cui l'avrebbe voluta credere bambina per sempre.

C'era una volta uno che pareva poter riassumere un mondo intero, compreso quello che viveva dentro Stefania.
Uno che sembrava poter incarnare in sé la ragione stessa dell'amarsi, a prescindere da luoghi, tempi e condizioni.
A Stefania aveva dichiarato il mondo intero, eppure, senza preavviso e senza filo, si sbriciolò da un giorno all'altro per la paura di vivere, paura dalla quale non era mai veramente guarito.
Stefania buttò nel fiume le chiavi della casa comune, sapendo che stava buttando via anche le chiavi di quello che aveva chiamato il cuore comune: le due cose erano diventate bolle di plastica trasparente, inutili persino per decorare un ambiente.


Alla fine, Anna, Luisa e Stefania  capirono ch'era il caso di privarsi di tutti i ricordi e di tenere per sé soltanto l'esperienza e tutto, proprio tutto il coraggio.
Che poi il coraggio è la vita e una serve all'altro per esistere.

14 commenti:

  1. Mi interessa l'esperienza di Anna, perché mi tocca da vicino.
    Anna Maria -toh, anche il nome si allinea al personaggio- conservava tutte le mie lettere d'amore, mentre io avevo relegato le sue in un cassetto. Oltre 150 le sue, le mie molte di più, perché io le scrivevo più spesso.
    Una volta in casa di sua nonna trovò alcune lettere che suo nonno inviava dal fronte della prima guerra mondiale, piene di disperazione, perché il nonno sentiva che forse stava per morire. Mia moglie pianse come una bambina, pur sapendo che il nonno era ritornato vivo e vegeto da quella carneficina.
    Alcuni anni dopo sorprendemmo le nostre due femmine -una di 18 l'atra di 16 anni- intente a leggere le "nostre" lettere, che Anna Maria aveva meso tutte insieme legate da un bel nastro rosso. Monica leggeva ad alta voce all'altra che già teneva la bocca spalancata in una risata. E rideva anche Monica a crepapelle. Per quelle semplici frasette che ogni ragazzo scrive alla sua ragazza e viceversa.
    Non avevo mai visto Anna Maria come una Furia scatenata. Urlando improperi irripetibili strappò quelle lettere alle figlie e le cacciò via in malo modo.
    Più tardi mi disse di averle bruciate nel camino.
    Ci rimasi malissimo. Le chiesi perché lo avesse fatto.
    "Non voglio che dopo che saremo morti loro o i loro figli ridano di noi".
    Forse ha esagerato, forse no, ma non ne abbiamo più parlato.

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    1. Sai, capisco il suo dispiacere per quelle risate, anche se non erano malevoli.

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  2. Tre storie diverse e tre motivazioni differenti per cancellare quei ricordi. Se comprendo le motivazioni di Luisa, mi chiedo perché non tenere dei ricordi se la storia finita che si è avuta è stata cmq importante. Questo non significa ancorarsi al passato e non voltare pagina ma tenere non solo dentro sé dei pezzi di vita piacevoli del proprio passato senza rimpiangerli o sentirne nostalgia. In realtà forse nessuna delle tre storie è stata, con il senno di poi, considerata così importante dalle tre splendide protagoniste

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  3. hai saltato un rigonella lettura, @Daniele:
    "...uno che, dopo anni di disamore e tradimenti d'ogni tipo, non si era mai adattato alla parola fine..."
    I tradimenti erano i suoi, di lui, ed erano stati di ogni tipo.
    Tu crederesti ad uno così?
    Tu crederesti ai suoi infiniti peluche?
    Forse, dico forse, a volte, dico a volte, le donne sono molto più coerenti di quanto la "vulgata" dica di loro.

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  4. Non l'ho saltata infatti nella mia conclusione affermo proprio questo ossia che evidentemente non erano tre storie così importanti da tenere i ricordi. il mio era un ragionamento più ampio in generale. Secondo me se una storia è stata importante non ha senso cancellarla. Certo che se lui era un traditore il voler rileggere le lettere (anche se quelle scritte da lei, perché cmq in esse avrà parlato dell'amore per lui) lascia cmq un alone di nostalgia nella prima protagonista, nostalgia che poi cancella quando tocca con mano di nuovo la realtà

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  5. Scusami, allora, @Daniele.
    sai, avevo pensato d'essere stata "imprecisa" nella scrittura, così, dopo il tuo primo commento, ho aggiunto un paio di parole perché fosse tutto più chiaro.
    Quanto al tenere i ricordi, è questione di scelte e di sentimento, probabilmente io ho rappresentato me stessa più di quanto avrei dovuto.
    Vedi, le conclusioni e le decisioni di ognuno hanno sempre un percorso, spesso diverso ed originale per ciascuno di noi.
    I ricordi cui si rinuncia sono, secondo il mio modo di vedere/sentire, proprio quelli più cari, paradossalmente.
    E poi, sempre secondo il mio modo di vedere/sentire, il ricordo inteso come oggetto ha una valenza simbolica e "un utilizzo" (la parola "utilizzo" devi intenderla molto molto virgolettata) diversi dal ricordo che rimane nel profondo, quello sì per sempre, che lo si voglia o no.
    Ok, l'ammetto, l'ho vista in modo molto personale, ma, del resto ciò è inevitabile e io, anche se può non sembrare, sono molto passionale...da buona meridionale o, come dico io per ridere "da sudista ariana"!
    Ridi, eh!
    p.s.: e comunque il traditor-seriale era il secondo, quello di Luisa; mentre quello delle lettere era il primo, quello di Anna.

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  6. Scusa vero nel commentare di nuovo ho unito insieme di due loschi figuri. Ci sta che in un racconto di questa natura, l'aspetto personale entri in qualche modo dentro al racconto stesso, che lo si voglia o no. Ma è anche questo il bello dello scrivere, a volte non siamo così padroni delle emozioni che mettiamo su carta (in questo caso su computer lol)

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  7. Ma certo! le emozioni servono anche per scrivere!
    p.s.: tanto per fare la rompina...ormai mi conosci, no?
    io non direi mai "loschi figuri", stavolta sei tu che hai calcato la mano...al massimo direi uomini mai cresciuti...
    E mò, ridi con me, alla faccia del caciocavallo, come avrebbe detto il Principe de Curtis!!!

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  8. Sai perché il parabrezza è più grande dello specchietto retrovisore? Perché la strada davanti a te è più importante di quella che si lascia alle spalle! (citaz.)

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    1. una buona citazione, non c'è che dire...

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  9. E niente. A me le belle storie vien solo da leggerle. Non da commentarle.
    Non son buona.
    Ma me le godo.

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  10. bè, dai, tutta la mia solidarietà all'ex-moroso di Anna; si è lasciato sfuggire, forse per galanteria più che per vanteria, di avere ancora le lettere di Anna (ma mica le ha detto che le teneva sul comodino per rileggerle tutte le sere prima di addormentarsi, ovvio che dovevano essere finite in un baule in soffitta) e si è ritrovato assediato dalla suddetta (venti richieste è roba da stalker)
    massimolegnani

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  11. sai che c'è, Carlo?
    C'è che Anna esiste davvero, c'è che la storia me l'ha raccontata lei e c'è che io ho mancato di dire che il tipo, pur di "farsi bello", le vantava il fatto delle lettere un giorno sì e l'altro pure...tu non gliele avresti chieste?
    Diciamo che il tipo, che io ho anche conosciuto, è un attore a tempo pieno, anche se fa l'attore solo per hobby...
    Per un senso di amore del vero ho aggiornato la storia per com'è andata veramente.
    Un sorriso e un grazie per avermi fatto notare questo particolare.

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