venerdì 31 marzo 2017

i cieli e le nuvole


Ho scritto di recente di aver desiderio di descrivere i cieli che fotografo.
Da tempo ho quest'abitudine: fotografare i cieli, soprattutto quelli che io definisco "complessi", vale a dire non sgombri di nubi o puntati su di un'unica tinta, ma, piuttosto, affollati di più tonalità di colori.
Non è semplice fermarli in una foto: spesso durano talmente poco che non fai neanche in tempo a ricordarli, pure se ti hanno colpito profondamente, figuriamoci a fermarli in uno scatto, figuriamoci se non hai la mano lesta a colpire l'immagine.
Nella maggior parte dei casi, mi capita di dover usare il cellulare e di dovermi accontentare.
La foto di questo post è, invece, una foto come si deve, presa da internet e scattata a Grado.
In questo cielo le nuvole stanno correndo via, stanno letteralmente sciamando fuori da una porta, sembrano alunne impazzite...ci sarà una scuola delle nuvole dietro l'orizzonte? chissà...
Sono tante, tantissime, le nuvole alunne e, per come sciamano via, secondo me hanno concluso la loro settimana scolastica e non vedono l'ora di spargersi ovunque.
Il fondo della foto attinge all'oro e all'arancio, forse sono i colori delle pareti della scuola delle nuvole, figuriamoci che spettacolo dev'essere: loro tutte bianche e grigie tra quelle pareti tanto colorate .
Gli alberi le stanno a guardare con il naso all'insù, abituati a queste scorribande; alcuni di loro sperano di toccarle, di far loro solletico con la punta di un ramo, il più alto.
Questo nella foto è un cielo che si spinge verso la notte, ma so che le nuvole non andranno a dormire: chissà che balli, che scorrerie e quante bravate faranno nel cielo di notte, quando nessuno le può vedere. 
Insomma, se potete, sognate...

10 commenti:

  1. è vero spesso è la meraviglia di un attimo, e mi sono sempre chiesto, guardando certi dipinti antichi, come facessero i pittori a fissare certi cieli stupefacenti nei loro quadri

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A me piace pensare che i cieli dei quadri siano nati nella fantasia dei grandi pittori, mescolata ai ricordi, sì, ma pur sempre e fondamentalmente estro dell'anima creativa.

      Elimina
  2. Non ti immaginavo così vicina a casa.
    Tante volte le fotografie fermano il tempo in un dato istante ma solo le parole giuste ci permettono di trasmettere ciò che in quel momento abbiamo visto e provato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ...infatti, non sono affatto vicina, anche se amo tanto la tua regione e la conosco abbastanza.
      La foto è presa da internet.
      Quanto alla tua osservazione su fotografia e parole, sai, io credo che una completi l'altra e che si possa cominciare dall'immagine e poi proseguire, con le parole dei ricordi o con le parole della fantasia, o con entrambe.

      Elimina
  3. Su fatto di cogliere l'attimo irripetibile mi hai fatto tornare in mente il fotografo Cartier- Bresson, un maestro in questo come in tante altre cose.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai, mi sono convinta che l'attimo più irripetibile che un fotografo possa produrre sia quello dei volti-storia e in questo Cartier-Bresson è stato un dio.
      Dico volti-storia per intendere quell'attimo di espressione capace di riassumere un carattere, una storia, una passione, una personalità.
      Trovo sia molto più facile cogliere l'attimo di senso di un cielo piuttosto che l'attimo di senso di un volto, ecco perché i fotografi bravi nel ritrarre i volti sono, a mio parere, i più grandi.

      p.s.: questa la devo proprio dire...sapessi che piacere provo a usare "piuttosto che" in senso avversativo, anziché nella maniera disgiuntiva tanto in voga...non si può sentire!!!

      Elimina
  4. Se quella foto è stata scattata a Grado, doveva essere sera oramai inoltrata e quello era il cielo direzione Venezia. La cosa più bella che c'è nell'Isola di Grado. Per il resto te la regalo: cara più di Venezia, sporca quanto basta a classificarla italianissima, posto dove parcheggiare è un mito mitico, impossibile a realizzarsi e per quelli che vi transitano come me con auto targata tedesca anche pericoloso, perché le maledizioni i vecchi gradesi te le mandano a mucchi; mare sporco, lercio, con gli scarichi in laguna tra uno stabilimento e l'altro. Adesso poi che hanno tolto anche l'ultima spiaggia liberaè praticamente impossibile soggiornarvi una giornata. Noi andiamo a Lignano o a Bibione dalla parte di Venezia, prima e dopo il Tagliamento, oppure a Sistiana, deliziosa verso Trieste. Mia moglie è di Cervignano del Friuli, 20 chilometri distante.
    Dimenticavo: i gradesi non vedono di buon occhio i friulani perché si portano tutto da casa e non consumano niente. Io quindi sono sistemato: un romano che abita in Germany, possiede una macchina tedesca con targhe tedesche ed è sposato con una friulana della Bassa. Ahinoi!
    Ma quel cielo è una meraviglia. Obbiettivo ad occhio di pesce, apri al massimo e dagli due secondi di tempo. Vedrai che roba.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ...che bella Sistiana, ad un passo dalla città ma già così mare, così fuori dal tempo...

      Elimina
  5. presi dalla vita ci dimentichiamo di guardare il cielo. io ci provo spesso, per sentirmi almeno un poco sollevare da terra. e poi qua i cieli sono molto belli, specialissimi quelli autunnali. a milano il cielo è sempre uguale o grigio o azzurro, le nuvole non hanno "fantasia"... c'è una poesia di Pascoli intitolata Vertigine che mi fa sentire questa dipendenza tra terra e cielo come una vertigine cosmica... Jonuzza

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, molti se ne dimenticano, ma a me proprio non capita.
      Sono convinta della bellezza dei cieli delle tue parti, basta già solo lo sfondo delle terre, con i loro colori così "pittorici", a farli belli, a farli risaltare ancor di più.

      Elimina

Commenti volgari, pretestuosi, completamente fuori tema, o dettati da malumori strettamente personali e/o fantasiosi e, di conseguenza, di nessun interesse né per me, né per gli altri, verranno elegantemente soppressi da me personalmente con un semplice clic!
(tranne che in qualche rara occasione, perché occorre lasciare che ogni tanto il Mostro si mostri per quel che è...)