lunedì 27 marzo 2017

il diamante nascosto

"Avevo l'impressione che in quelle contraddizioni si celasse la sua essenza, il tesoro, la pepita d'oro, il diamante nascosto nelle profondità. Volevo possederla nella spazio di un secondo, con la sua merda e la sua anima ineffabile...Lo sguardo del pittore si posa sul volto come una mano brutale, cercando d'impadronirsi della sua essenza, del diamante nascosto nelle profondità"


Francis Bacon- tre studi per un autoritratto- 1980
Così  scrive Milan Kundera a proposito del pittore Francis Bacon- (1902-1992),  che coltivò immagini deformate e dolenti, una sorta di universo della bruttezza e  della asimmetricità delle forme, appositamente creato e scelto per descrivere la sofferenza e il magma inesploso dei conflitti dell'anima, quelli che spesso covano nel profondo e che, altrettanto spesso, da lì mai raggiungono quella visibilità che Bacon volle invece dar loro attraverso i visi deformati che scelse di dipingere.
Ma, rileggendo la descrizione di Kundera, a me viene da dire che c'è qualcosa di più nel profondo dell'anima, qualcosa oltre i conflitti nascosti. Qualcosa che, forse, lo stesso Kundera intendeva, parlando di diamante nascosto.
Perché il diamante che forse si cela nella profondità di ognuno di noi può aver mille sfaccettature e scomporre la luce nelle sue infinite parti, mostrando sia tesori, sia abissi che ignoriamo di possedere.
Certo, non possiamo essere sicuri che le profondità di ciascuno celino davvero qualcosa di potente, qualcosa che io mi ostino a chiamare intelligenza, ricomprendendoci dentro anche tutto quanto attiene alle emozioni, ai sentimenti e alle passioni, così come mi sono già espressa nel precedente post. No, non possiamo essere sicuri di trovare il diamante magico, ma, lo stesso, io penso che possiamo (e forse dobbiamo) credere nella possibilità di incontrare quel gesto brutale, che può svelare il diamante nascosto, che può gridare alla luce: ecco, vedi, questo è il valore più vero e profondo della mia anima.

9 commenti:

  1. Il valore più vero e profondo della mia anima. Sono certo di conoscerlo? Certo che NO. Se ognuno di noi potesse vedere in chiaro nel profondo della propria anima impazzirebbe di paura e di disperazione.
    Io dico che il bello, quando c'è, lo teniamo a disposizione nostra e di chi ci osserva; il pessimo è dentro ben rannicchiato, che si specchia in ogni lato pretendendo di andare sempre a fondo, sempre più a fondo per inorridire di più. Sono convinto che quando i primi ominidi discesero dagli alberi delle foreste che stavano bruciando ed iniziarono una nuova vita, di riflessione, diversa da quella istintiva, leale e profondamente, ostinatamente giusta nei confronti degli altri del branco, iniziarono un nuovo percorso non lineare, ma ad ostacoli cercando di sopravanzare i compagni del gruppo, dapprima affidandosi soltanto alle proprie doti, ma una volta constatato che ce n'erano di più veloci, più forti, migliori insomma, squarciarono la guaina che rivestiva la loro fragile anima tirandone fuori la merda e combattendo la nuova battaglia soltanto con quella. Era iniziata l'Umanità, die Menscheit, quella che per forza di cose doveva contemporaneamente, gleischzeitig, sviluppare anche l'intelligenza, come seconda istanza, quando i più deboli anche nel male si erano resi conto che la loro cattiveria non bastava più. I più intelligenti di noi, i Nobel preis, sono i più deboli ed imbelli, costretti a sviluppare il loro cervello per poter tenere il passo dei più forti, demoniaci, che altrimenti li avrebbero divorati.
    Francis Bacon, da artista profondissimo, questo aveva intuito e questo è riuscito a rappresentare brillantemente ammantando di bruttura, di dolore e di quarti di bue truculenti di sangue i suoi magici quadri, la sua visione delle sue interiora putride a significare il reale del mondo e dell'Uomo: il putridume.

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  2. ...per qualche secondo, non molto in più, forse un minuto, forse no, mi sono soffermata a pensare al valore migliore che serbo in fondo all'anima... chissà qual è... a tratti mi sembra la capacità di leggere attraverso le persone, senza la necessità di giudicarle... ma mi pare essere così riduttivo, così terrificantemente poco...

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    1. ...mentre tu, @Patalice, hai sottovalutato una dote non da poco:
      "la capacità di leggere attraverso le persone, senza la necessità di giudicarle"
      Soprattutto, lo sottolineo una volta di più, per quel "senza la necessità di giudicare".

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  3. In fondo all'anima c'è dio e il diavolo nello stesso tempo.

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    1. Sia Vincenzo, sia tu, Alberto, vi siete espressi in termini dichiaratamente pessimistici...ah, st'ommini...!!!

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    2. Te la cavi così, con un commento indiretto? Brava! Ma il mio era un ragionamento filosofico su un argomento che considero attualissimo. Se per te è pessimismo e basta allora alzo le mani.

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    3. ..allora è vero che sei permaloso-oso-oso...!
      Ma dai! vi ho risposto con un unico commento, perché ho ravvisato una visione comune, piuttosto negativa, pur con tutte le differenze del caso...
      E no, Vincenzì, ecchè: cusì ti me pari Sior Todero brontolon de Alemagna! sacranon!
      p.s.: guarda che ho letto tutto Goldoni in lingua originale!

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  4. Credo che ad un certo punto, gli abissi tuoi ti tocca esplorarli. Solo da lì puoi partire.
    Allora puoi avere la faccia stanca, e tormentata, e segnata, perchè hai voluto vedere. Ma basta guardarti gli occhi per capire chi sei.

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  5. azz! come sono d'accordo con te non te lo puoi neanche immaginare, bellona!

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