venerdì 21 aprile 2017

adeguarsi e, se necessario, scomparire


Tu mi vorresti come uno dei tuoi gatti
castrati e paralleli: dormono in fila infatti
e fanno i gatti solo di nascosto
quando non li vedi. Ma io non sarò mai
castrata e parallela. Magari me ne vado,
ma tutta di traverso e tutta intera.

- Patrizia Cavalli -

Ho ripescato questa poesia sul mio vecchio blog: me l'aveva segnalata un'amica, a commento di un mio post sulla sindrome della crocerossina, o badante che dir si voglia.
Ho pensato di riproporre il post anche alla luce dell'infittirsi di fatti di cronaca violenti, nei quali le donne sono vittime e, praticamente quasi sempre, vittime di lungo corso. Sì, perché nelle vicende trucide che i notiziari giornalmente ci propongono c'è una frequenza spaventosa di storie di sopraffazione che durano anni, storie tenute spesso nascoste dalle vittime, e non sempre e non solo per la paura di vendetta.    
La sindrome del “io ti salverò” (Hitchcock, non a caso, ne fece un film...)  non è una malattia esclusivamente  femminile, ma è, innegabilmente, prerogativa soprattutto delle donne.
Credo che all’origine di certo eccedere in dedizione ci sia l’antica, tossica e resistente convinzione  per la quale una donna per valere davvero, per essere stimata, deve dimostrare di saper pensare a sé ma soprattutto di saper pensare e provvedere all’accudimento di qualcun altro, di saper condurre e tenere la barra delle relazioni, modulandosi, conformandosi, stringendosi e strizzandosi nell’abito mentale e caratteriale del suo interlocutore affettivo di turno.
Molti anni fa, in un libro ingiustamente giudicato superato, “Dalla parte delle bambine”, l'autrice analizzava i  messaggi subliminali che passano nell’educazione delle bambine appunto, tesi a promuovere colei che si applica a compiacere le immagini e i desideri del suo interlocutore di turno.
Raramente alle donne viene insegnato ad essere innanzitutto autentiche, a vivere la loro interezza intellettuale: l'esigenza primaria rimane il ruolo da rivestire, la forma cui adattarsi, il desiderio cui corrispondere.
Alle bambine prima e alle donne poi viene inculcato un senso esasperato dell’accudimento, una maternizzazione esasperata dei rapporti e delle forme di relazione, che le induce a sposare l’ideale “positivo e costruttivo” della sovrapposizione perfetta tra l’immaginario dell’accudito e la forma della badante. Le donne sembrano esistere e  valere solo in ragione di quanto sanno flettersi e riprogrammarsi, seguendo i contorni non del loro profilo d’anima, ma dell’immaginario e delle esigenze dell’assistito di turno.
E i contorni dell’immaginario affettivo, e non solo, dell’uomo di turno sono spesso assai stretti, prigioni ideologiche che, una volta indossate, non possono più essere dismesse, pena l’accusa di "dismissione della femminilità" per la donna "non abbastanza capace".
La donna che si piega al narcisismo del suo compagno, lavorandoci pure sopra mentalmente di fino, è solo un esempio di quest’insana vocazione a redimere e recuperare, indotta dall’educazione all'io ti salverò buttandome ner crepaccio dell'egoismo tuo.
Credo che raramente o mai su di un uomo vengano esercitate lo stesso tipo di pressioni:  per il senso più comune ed approssimativo un uomo nasce intero e finito così com'è, mentre la donna è un suo complemento e, in quanto complemento, (benché  necessario per riprodursi), dotata di personalità squisitamente accessoria e riorganizzabile, rimodulabile sul metro delle esigenze maschili. 
Una donna, insomma, non è ritenuta all'altezza di proporsi con una sua identità distinta, forte e sana, tanto forte e tanto sana da non poter convivere con quella di un narcisista e da non volersi neanche provare a misurarsi con lui, consapevole dell’inutilità dell’impresa. Insomma, tanto forte e tanto sana da lasciare il Narciso del caso agli addetti ai lavori, vale a dire agli specchi e agli psicologi.

19 commenti:

  1. è vero, ed è una cosa sottile e subdola; scoprirlo implica riuscire a sbarazzarsi di alcune convinzioni trasparenti.. cosa non facile

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  2. Hai ragione, @Pier, non è facile,non lo è neanche per le dirette interessate: si tratta delle cosiddette "prigioni invisibili", dentro alle quali tutti e tutte ci troviamo a vivere, si può dire senza accorgercene.

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  3. Questo tuo post richiama uno precedente dove ce ne hai dette di tutti i colori a me al buon Vincenzo.. io credo che fior di donne fortissime si calino comunque piacevolmente nella sindrome della crocerossina, a prescindere dal diverso grado di pressione imposta.. ne conosco un po', che non potendo salvare l'intera umanità si gettano almeno su soggetti - perlomeno creduti - instabili o molto fragili. Vero è che noi uomini siamo meno malleabili e inclini a variazioni di tono e spessore. Per dirla con tue parole, "rimodulabili". Ancora difficile e raro a vedersi, in voi donne, il "magari me ne vado, ma tutta di traverso e tutta intera".

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    1. Non te la prendere, ma mi verrebbe di risponderti con un secco: non concordo su nulla.
      Racconti che ne avrei dette di tutti i colori a te e al buon Vincenzo in un'occasione precedente, ma non precisi quale.
      Sai, mi risulta difficile pensarmi dedita a dirne di tutti i colori a qualcuno così, per partito preso, ma forse tu, con il tuo modo di dire, intendi il difendere con passione la propria opinione.
      Se fosse così avrei peccato, per l'ennesima volta, di eccesso di passionalità argomentativa e d'opinione; peccato che io non riesca né a considerare negativamente questa propensione, né a pensare di rinunciarci.
      Se ti riferisci al post che io credo, vagamente, d'aver individuato, fai due volte un buco nell'acqua: allora ho discusso molto con Vincenzo, sì, ma ciò è già accaduto molte volte tra di noi, senza che nessuno dei due, né io, né Vincenzo, si sentisse sminuito, o, peggio, preso a male parole, almeno credo.
      Quanto a:
      "io credo che fior di donne fortissime si calino comunque piacevolmente nella sindrome della crocerossina, a prescindere dal diverso grado di pressione imposta.. ne conosco un po', che non potendo salvare l'intera umanità si gettano almeno su soggetti - perlomeno creduti - instabili o molto fragili"
      mi stai semplicemente dando ragione, perché nel mio discorso entra perfettamente il fatto che le donne spesso si fanno male da sole, (nelle vesti di crocerossine o di badante non fa granché differenza). Toccherebbe poi però capire perché "fior di donne fortissime", come le definisci tu, sentano talvolta il bisogno di piegarsi a questo modello "edificante", smettendo le vesti di virago e dedicandosi all'annullamento della propria personalità, quasi che la normalità sia per loro sempre impraticabile (né virago, né marionette, per capirci).
      Permettimi infine di dubitare di questa massima:
      "noi uomini siamo meno malleabili e inclini a variazioni di tono e spessore".
      Sai, io non ne dubito per partito preso, ma proprio perché si tratta di una massima astratta e, a mio modestissimo parere, pure di scarsa qualità.
      E, per finire, ti contesto anche l'ultima frase:
      "Ancora difficile e raro a vedersi, in voi donne, il magari me ne vado, ma tutta di traverso e tutta intera": questa è un'altra massima, un altro buco nell'acqua,sempre a parer mio, visto che, per lo meno nella vita vissuta, il coraggio viene a mancare tanto alle donne quanto agli uomini, anche se alcuni uomini-(sottolineo alcuni)- qualche volta- (sottolineo anche qualche volta)- prendono il coraggio e sparano o accoltellano per risolvere le situazioni in cui sentono che il coraggio viene loro a mancare.
      Sì, te ne ho dette di tutti i colori, come dici tu, ma, lo devi riconoscere, ti ho risposto punto, punto, senza congedarti con la prima frase che mi è venuta in mente, quella con cui apro la risposta al tuo commento, "mi verrebbe di risponderti con un secco: non concordo su nulla".
      Perdona dunque l'eccesso di disaccordo: sai com'è, ho un caratterino, come si sarebbe detto un tempo.

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    2. "caratterino" e pure permalosino.. ;) il post cui mi riferivo è ovviamente questo http://artepsychesabina.blogspot.it/2017/02/non-basta-la-malizia.html ma la diatriba era giocosa e spensierata, non voleva assumere nessun tono d'accusa.. e il "dirne di tutti i colori era una sdrammatizzante iperbole.. ma veniamo all'attualità. Alla fine dici che ti do ragione, ed in effetti è così, sottolineo caratteri femminili e maschili nelle loro, spesso, contraddizioni e incongruenze. Non vedo perché non enunciare massime, quando tu ne citi la medesima a nome Patrizia Cavalli. Quando parlo di normalità impraticabile evidenzio la stragrande maggioranza di vite contraddittorie, di esistenze amare e di condizionamenti che limitano spesso passioni e voglia di vivere di tantissimi di noi (a cominciare da me). Sono felice per te che non sia sottoposta a nessun condizionamento e viva libera e svolazzante senza lacci e lacciuoli e padrona di enunciare massime (come quella della "donna non ritenuta di proporsi con una sua identità distinta") al contrario di altri che evidentemente non sanno minimamente di cosa parlano. Magari al tuo prossimo pst scriverò solo bene brava bis, in modo da non urtare nessuna delle tue suscettibilità ed ottenere un "accordo" a tavolino. Un bacio e buon weekend.. ;)

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    3. Non saprei da dove iniziare a spiegarti tutto quel che non hai saputo leggere o hai equivocato, dunque rinuncio, sennò dovrei mettere su un intero vocabolario...
      Però, giusto per chiarire: io non mi sono mai, sottolineo mai, messa in cattedra come il simbolo della donna perfetta e risolta...mi limito a riflettere e ad esternare le mie riflessioni...
      In chiusura, vorrei suggerirti di assumere ogni tanto un grammino di modestia, forse eviteresti di dare della scrittrice di massime ad una come la Cavalli...ma, forse, tu sei già molto più in alto e noi non lo sappiamo...
      seguono faccine sorridenti a fiumi
      :)))

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    4. Vedo che non riesci a leggere nulla di ciò che ho scritto.. quindi meglio farla finita qua.. "donna perfetta" e "scrittrice di massime alla Cavalli".. bah!
      Io assumerò modestia... tu assumi un interprete.. ;) ultimo sorriso

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    5. Lo devo proprio ammettere: hai ragione su tutto...

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  4. Mi chiedo se da quando è uscito “Dalla parte delle bambine” qualcosa è cambiato. Apparentemente sì, ma, in generale, nel profondo credo di no. Sono rimaste delle mosche bianche come Patrizia Cavalli.

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    1. ...apparentemente è cambiato molto, ma tutto rimane solo in superficie, ahimé, @Alberto.

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  5. La mia mamma me lo diceva da ragazzina e me lo ripete ancora..."godi finchè sei bella".
    Come se a chi cresce, e si fa meno "fresco" spettassero solo abbandono e solitudine.
    Da donna a donna, da madre a figlia. E' un messaggio duro da ignorare.

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    1. Durissimo, ma dobbiamo provarci comunque...

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  6. L'istinto della crocerossina è insito in molte donne, in parte per le ragioni che hai espresso tu nel post, (un senso materno profondo inculcato loro fin da piccole) in parte però a volte si esplica per un senso distorto della donna non di voler salvare il suo uomo ma volerlo cambiare. Ecco,io distinguerei fortemente questi due aspetti.

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    1. Concordo con Daniele.. spesso si nasconde la strisciante bramosia del "mo' ti sistemo io.. invertebrato che non sei altro..." ;)

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    2. Ah! Sì! Così mi piaci!
      profondo e autoironico come nessuno mai!!!

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    3. A DANIELE:
      hai perfettamente ragione, anche se io penso che quando ci si prefigge di cambiare un uomo la sindrome sia molto simile: il fascino dell'impresa impossibile (io aggiungerei pure "inutile"), del sacrificio estremo.

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  7. Io mi sono andato di nuovo a rileggere il contenuto del tuo post "non basta la malizia". Non potevamo andare d'accordo e non siamo andati d'accordo sull'argomento. Tutto assai pacificamente perché siamo due persone intelligenti ed entrambi permalosi, dai stacce, ma su questo argomento io potrei scrivere un'enciclopedia, e poco mi suffragia l'idea che forse potresti farlo anche tu.
    Io, tanto per iniziare, detesterei vivere con un oggetto parallelo e castrato accanto a me, buona buona che cucina bene, non sciapo nè salato, pasta non scotta né cruda -sembra che a voi donne non riesca MAI la pasta "al dente" come la vogliamo noi- che se ne stia tranquilla in un cantone mentre che noi ci incazziamo vedendo la nostra squadra giocare da cani su SKY e urliamo inviperiti, che poi sparecchi e pulisca tutte l cartine, le briciole, le zozzerie che solamente noi uomini sappiamo accumulare in così breve tempo e in così stretto spazio. Quindi, levatasi dai piedi, scomparire in bagno per farsi bella ed aspettarci in letto piena di lustrini colorati e di fare qullo che noi vogliamo che faccia senza nemmeno chiedere. No, non sono un satrapo, né un musulmano, né un siculo nostrano. Io ho desiderato accanto una donna critica -pure troppo AM- che mi osservasse senza che io me ne accorgessi.
    Ma non tutti sono così.
    Il tuo assunto però che noi in fondo si pensi che sia colpa vostra non mi convince. Come non mi convince la tua teoria di donne allettte del "nostro" narcisismo. Scusa, dove è il mio? Vabbè non mettiamola sul personale.
    Io dico che è nella natura delle cose, Sab, perché voi donne siete già madri dentro a tre anni. Lasciamelo tranquillamente dire. Ho fatto esperienza con mia madre, mia zia, mia cognata, mia moglie, due figlie e ben tre nipoti femmine.
    Voi ce l'avete dentro il senso di protezione del "vostro" uomo, quello che vi siete costruite in nove mesi e che vi siete tirate su...da quel momento all'eternità. Poco da discutere. Siete implacabili con le figlie femmine, guai se sgarrano, ma vi sciogliete come neve al sole col vostro "ometto", proteggendolo e coccolandolo oltre misura, perdonandogli tutto ma proprio tutto e preparando una bella schifezza per quella poveraccia che se ne innamorerà e se lo prenderà, perché dopo lui PRETENDERÀ da lei quello che ha avuto a profusione dalla mammina.
    La Lei di turno si lamenterà, non attaccando la suocera colpevole di tanto, ma prendendosela coll'imbecille incapace di fare due più due uguale tre. E vai col tango.
    Questo è naturalmente lo iacoponipensiero. Puoi non essere d'accordo (già preventivato) ma non lo cambio di una sillaba.

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  8. Carissimo, ovvio che non sono d'accordo, oggi come allora, nell'altro post; ovvio che ripeterei tutte le mie argomentazioni, oggi come allora,nell'altro post.
    C'è tra noi due una distanza generazionale e di punto di osservazione della realtà, che ci impedisce di trovarci su alcuni temi, senza che per questo nessuno di noi due abbia sentito il bisogno di emettere sentenze o uscirsene con luoghi comuni, a tratti pure leggermente "sguaiatelli".
    Del resto, nessuno, io per prima, può pensare di liquidare certi temi con un post, là dove sì e no si riesce ad esporre un punto di vista/osservazione parziale, (ci tengo molto al termine "osservazione", perché indicativo di un osservare/riflettere senza velleità da giustiziere,)relativo cioè ad uno dei tanti aspetti di una realtà tanto complessa. Rispetto alle dinamiche uomo-donna, io credo ci sarà sempre chi privilegerà la matrice "istintiva" e chi la matrice "culturale",(io "privilegio" fortemente la matrice culturale, e qui sottolineo il verbo privilegiare, perché è un verbo che non esclude, ma, casomai, pone in maggior evidenza).
    Tra questo modo di porsi, che sento di poter condividere con te e che è alla base della stima che ti porto, e quello di chi spara sentenze e attinge subito al personale e al luogo comune per dipingere l'altro/a e dipingersi, ci sta in mezzo l'oceano e pure un continente intero.
    Tu accenni alla tua esperienza, sicuramente ampia, ma io potrei fare altrettanto con la mia, molto diversa dalla tua, anche solo per provenienza geografica spiccatamente terrona.
    Ma ora basta, non vado oltre, non voglio allargare a dismisura questa pagina, solo ti devo sconfessare sulla pasta al dente: tutti mi rimproverano per il mio "punto di cottura della pasta"...perché sempre troppo al dente...proprio vero che il mondo è bello perché è vario.
    Eine liebevolle Umarmung für dich (dich con la minuscola, vero? posso?)

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  9. TI RIMPROVERANO PERCHÈ LA FAI TROPPO AL DENTE. E chi so sti capoccioni? Al dente significa che il primo morso ti deve fare un po' male, diglielo ai tuoi commensali.
    Che poi in questo caso che tu sia "nu poco terrona" è buona, buonissima cosa, mentre la mia Anna Maria è una polentona, friulana doc per fortuna, e non le viene proprio perché a lei piace un pochettino ammosciata...la pasta.
    Per il resto è un piacere dibattere con te. Sai sempre fermarti un secondo prima di arrivare agli improperi, lontanissima ancora dai vaffa. Oggigiorno è diventata una rarità la gente come te e come me.
    Dich scritto con la minuscola nel mio caso non solo puoi, ma devi. Oramai dobbiamo trattarci alla pari. Noi non siamo un uomo e una donna di due generazioni diverse, bensì due persone intelligenti. Tschüß

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