lunedì 24 aprile 2017

va e viene primavera

Sono belle le sorprese e le botte di follia della primavera, a  volte simili agli scherzi di certi bambini impuniti.
Sono belle sorprese certe fioriture eccessive, nonostante molti le chiamino bizzarrie del clima, così come certe folate di vento, che paiono voler richiamare indietro l'inverno.
E' bello lo stupore nell'avvertire la mutazione del calore del sole, fattosi improvvisamente profondo, tanto da allungare i pensieri verso un'altra estate, ancora di là da  venire.
C'è chi si lamenta di queste stranezze, chi se ne duole, spesso a ragione, citando le proprie ossa.
A me certe stranezze paiono ancora gli scherzi di una ragazza particolarmente vivace, la primavera, una che in altri tempi faceva volare le gonne, quand'erano larghe, e oggi fa volare sì e no le sciarpe sopravvissute all'inverno.
Va e viene primavera, ragazza imprevedibile, che ama il gioco dell'incertezza e mette in tavola il frutto che più le somiglia, la nespola: una delizia che dura poco e non cede mai del tutto il suo tocco  di acidulo.

7 commenti:

  1. Ho appena visto la prima rondine amica...

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    1. e com'è che io quest'anno nemmeno un rondone?

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    2. a Gioia:
      che fortuna, e che bellezza!

      a Pier:
      sei sicuro d'esser stato bravo, di aver fatto tutti i compiti?
      ;-))

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  2. Bello paragonare la primavera ad una ragazza imprevedibile

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    1. L'imprevedibilità è giovane per definizione, o no?

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  3. Visto he lo hai fatto tu, continuo io. La primavera rassomiglia veramente ad una ragazza capricciosa e volubile, ma tanto desiderata, forse proprio per la sua imprevedibilità.
    L'immagine delle gonne svolazzanti mi ha suggerito un ricordo. Una delle nostre compagne di scuola -se non la più bella certamente la più ben fatta e la più desiderata- d'estate scompariva e nessuno riusciva a vederla in costume. A quei tempi TUTTE le donne portavano la gonna. Lei la teneva sempre plissettata eccetto quando tirava vento, che a Civitavecchia non scherza mai; quelle volte veniva con gonne attillatissime e quindi non scucivi mai niente da sta delinquente. Ma noi ci organizzammo e portammo un ventolone da teatro, quelli che servono per asciugare in fretta i lavori, che spinto al massimo aveva la forza di un uragano.
    Aspettammo un giorno di bonaccia, giorno da gonna plissettata. E quando lei arrivò di botto lo accendemmo al massimo. Lei, come previsto si girò di schiena perché in faccia non avrebbe respirato. Noi gridammo tutti in coro: CHE BEL CU...
    Il LO ci rimase nella gola perché quella carogna aveva un paio di coulotte bianche col pizzo che errivavano fino alle ginocchia. Come se avesse indossato dei pantaloni.
    Ho ancora nelle orecchie la risata a squarciagola di Eugenia. Aveva pure un gran bel nome, porca vacca.

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