martedì 9 maggio 2017

levigata come una sfera



Stasera ho una nostalgia perfetta di te, levigata come la sfera che Veronica fa girare tra le dita, perfetta e inevitabile come il suo doppio, e trasparente anche, come quella sfera appunto: eccola, riflette solo nostalgia, bisogno di te, di sentirti al mondo, in carne ed ossa, caldo di vita da abbracciare e cullare.

Ti ho raccontato già della malinconia di stasera, credo sia stato un colpo a tradimento, menato bruscamente dall'aria furtiva di primavera: nessuna stagione ha più bisogno di vicinanza e 
di condivisione per partecipare al risveglio della natura, per apprezzare il miracolo che si ripete, 
la primavera appunto.

L'aria di qui oggi nomina senza mezzi termini la primavera e te la senti addosso, ladra e sfottente, come un bisogno, un'urgenza e un languore, un desiderio di covo d'amore.
Ma io ti stringo anche così, al meglio che posso, nella lontananza che ora c'è; ti stringo al meglio che riescono le forze dei miei sogni: te li metto tutti in un vaso di vetro i miei sogni, sono i fiori 
sul tavolo della tua casa.

Li appoggio qui,  nella casa del nostro cuore comune.

4 commenti:

  1. Mi piace il finale che hai deciso, mi piace molto.

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    1. grazie, @Daniele, in effetti la definizione di casa del cuore comune per me sintetizza molto una certa, rara, sensazione di condivisione.

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  2. Ci sono momenti nella vita di ciascuno di noi in cui ci si sente trasparenti e levigati come la sfera che Veronica stringe tra le dita. Solo alcuni momenti, bitte, altrimenti diventerebbe una sindrome devastante.
    Per alcuni momenti invece si tratta della liberazione dal pestifero quotidiano, dalla noia, dalla consuetudine più retriva, dal male che ti stringe alla gola e non ti consente di inghiottire aria pulita.
    La tua risposta al mio commento del post precedente, mi fa mordere il freno, perché, come tu mi hai fatto notare, sarebbe errato vedere solamente un aspetto della tua esperienza, delle tue vibrazioni quotidiane.
    Quindi trattiamo questo bel post come se tu fossi dietro i vetri di un finestrino in un vagone trascinato da una motrice verso un traguardo che non conosciamo, che non vogliamo conoscere, che non vogliamo rivelare, e traguardando attraverso il finestrino ci trasmetti ciò che tu o la tua fantasia vedete.
    Che tu lo voglia o no queste visioni ti si coagulano in sentimenti che a loro volta si trasferiscono e si trasformano in sogni, si spera, in aspettaive di vita felice.
    Questo è quello che ho visto io in questa tua prosa molto bella e singolare.

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    1. Vero: "queste visioni ti si coagulano in sentimenti che a loro volta si trasferiscono e si trasformano in sogni, si spera, in aspettative di vita felice". Anche a te, come a Daniele, dico che "la casa del cuore comune" per me sintetizza molto efficacemente una certa, rara, sensazione di condivisione.

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