mercoledì 24 maggio 2017

un'anima imprendibile

Questa città ha un’anima imprendibile.
C’è un’inconfondibile traccia mediterranea nei volti, occhi e capelli scuri e quel pallore avorio che suggerisce una vaga idea di sofferenza, ma c’è anche la traccia africana e quella meticcia:  queste ultime sono echi di un mondo scomparso, fatto di schiavitù e di commistioni di popoli. Uguale per tutti c’è, infine, una gentilezza per nulla chiassosa, che non arriva mai a tingersi di rapacità, neanche quando devono venderti qualcosa.
Questa città ti gira intorno, ti riempie di vento anche se non hai ancora scorto il mare.
Ma è di sera che senti il tocco dell’Oceano: è sua la lingua parlata dal vento, lo capisci quando ti gela e ti confonde alla fine di una giornata di calore, quel calore che a mezzogiorno sembrava volerti sfinire.
Questa città ti gira intorno, mentre ti illudi di essere tu a girare nelle sue strade, impegnandoti nei continui saliscendi, scoprendo vicoli dal sapore partenopeo e vedute incredibili in cima alle chiese e ai monasteri, orizzonti azzurri di acqua e di cielo che s’uniscono e si confondono in lontananza.
E quando, dopo aver trascorso giorni costruiti su migliaia di passi, ti chiedono qual’è l’anima della città, se hai imparato a  descriverla con poche parole, se sei diventata capace di condensare la sua immagine in una traccia profonda, scopri d’essere ancora al punto di partenza e rispondi che non sai, che forse ci vorrebbe più tempo per catturare un’anima così imprendibile.
Ti ci arrovelli e provi a chiederti perché, perché  stavolta non sei capace di tratteggiare l’anima di un luogo? perché alla fine ti senti presa nel vento e portata ovunque senza sapere più da dove sei partita?
Credetemi: è una sensazione strana e io  non l’avevo mai provata, mai, da nessun’altra parte.
Ogni affermazione netta su questa città mi è parsa superflua, superficiale, pericolosamente arrogante: chi sono io per capire e dire con una dose accettabile di certezza qual è il verso della sua anima imprendibile?
Una spiegazione però me la sono concessa, anche se è timida e pronta a farsi da parte: forse la Storia qui ha tentato di costringere l’Oceano a farsi piccolo, a divenire una sorta di prolungamento del Mediterraneo; forse questo Paese voleva continuare a guardare verso l’Atlantico, che sta lì, immenso e proiettato verso continenti altri; forse, il suo stare in disparte per sorte geografica, arroccato all’estremo occidente, lo ha reso riluttante a concedersi al resto d’Europa.
Ecco cos’ho sentito: ho sentito che in questa città tutto è riluttante a concedersi, ma non per superbia, piuttosto per un senso di necessità e di custodia dell’anima più profonda, la stessa che ha impresso quell’invincibile malinconia sui volti dei suoi poeti maggiori.
Quei poeti sembrano fratelli, tutti figli di un’unica madre, mentre ti osservano dai ritratti appesi alle pareti del caffè che fu la tana di Pereira, dove, in omaggio a lui, ho ordinato un’omelette.
E forse, chissà, Saudade è anche il nome di questa riluttanza a concedersi, è la malinconia che da istinto si fa prigione e desiderio irrealizzabile di un mare senz’approdo.

p.s.: lo Sguardo a inizio post appartiene a Manoel de Oliveira


Canção do Mar/ Canzone del mare

Con la mia barca in balia delle onde
sono andata oltre il mare crudele
e il mare ruggendo
dice che ho rapito
la luce senza pari
del tuo sguardo, così bello.
Vieni a vedere se avrà la meglio il mare,
Vieni qui a vedere il mio cuore in sua balia.
Se sono con la mia barca in balia delle onde
non è per andare incontro al mare crudele,
e nemmeno per dirgli dov'è che ho cantato,
sorriso, ballato, vissuto, sognato... con te.

                             

16 commenti:

  1. sarà imprendibile, Lisbona, ma si sente quanto tu l'abbia respirata a fondo.
    bentornata,
    massimolegnani

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  2. Grazie, Carlo, e ben ritrovato.
    Sai, di Lisboa m'è rimasto dentro un senso di fascino inquieto e senza pace, una sorta di vento interiore.

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    1. non a caso il "libro dell'inquietudine" Pessoa l'ha scritto lì. :)

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    2. Hai ragione! come ho fatto a non pensarci?
      E dire che la sagoma di Pessoa te la ritrovi davanti ovunque, un po' come quella di Kafka a Praga.

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  3. tempo fa mi è capitato di vedere il film Lisbon story... deve essere davvero una città particolare.

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    1. Particolare e misteriosa,come le città di mare raramente sono.

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  4. Bella descrizione! E credo proprio che Pereira l'avrebbe apprezzata.

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  5. Bellissimo post, ho girato molto ma Lisboa non l'ho vista. Lacuna da colmare.

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  6. Grazie, Daniele, temevo di non aver saputo rendere l'idea più di tanto: l'impressione che ho riportato è quella di una fascinazione piena di vento, senza contorni precisi, troppo ampia per stare dentro le righe.

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  7. Sono arrivato a Lisbona al termine dell'andata del mio primo viaggio in assoluto alla guida di un TIR carico di 102 palette di piastrelle di Ceramica. Circa 80 tonnellate, tara esclusa. A dire il vero ero stato ingaggiato come secondo autista, però Marcelo era piccolissimo e voleva riposare. In pratica ho guidato sempre io, anche su e giù dal passo Pirenaico. La prima volta in una zona industriale di un porto; la prima volta a fare la manovra di retromarcia con uno snodabile, e ti garantisco che non è un giochino.
    Scaricarono altri il nostro carico e dovemmo aspettare il giorno dopo per il nuovo carico. Ce ne andammo a vedere sta città misteriosa, che da lontano ti appare come un'immensa foresta.
    Ho visto la zona intorno al porto, poco più. Quei saliscendi coi tram gialli, quelle stradette che sembravano tanto partenopee. Un odore piacevolissimo e la sensazione di stare tra cielo e mare. Hai ragione Sabì: è una città unica e misteriosa. Vorrei tanto tornarci magari per qualche giorno per cercare di capire il senso del suo mistero. Roma ti aggredisce con la sua Storia, Parigi con la sua Grandeur, Berlino ti si impone dall'alto della sua opulenza. Lisbona ti scivola dentro senza che te ne accorga.
    Wunderschönes Post, meine liebe Freundin; weiter so, ich bitte Dich.

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    1. ...che dirti?
      quel "weiter so, ich bitte Dich" mi ha commosso.
      Ich danke von ganzem Herzen!

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    2. Non devi commuoverti. Lo penso veramente.

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    3. Conosco la tua sincerità, perciò mi sono commossa.

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  8. Vivo in un granello, e nel granello sto bene. Poche volte mi capita di desiderare veramente di mettere distanza fra me e il granello.
    Ebbene, questo racconto mi ha fatto venir voglia mi buttare due cose in uno zaino, mettere a tracolla la reflex e andare.
    Quindi, sei stata paurosamente efficace...

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