lunedì 5 giugno 2017

l'anno scorso in Portogallo

Mi è accaduto più volte di scrivere storie raccontatemi da altri, a voce o per iscritto.
Ho sempre chiesto il permesso, sia di scriverle, sia di rielaborarle, anche se (in parte ma necessariamente) secondo il mio "sentimento di ascoltatrice".
Quando sono tornata dal Portogallo, ho scritto le mie impressioni su Lisbona e mi sono ricordata di un racconto di qualche anno fa, regalatomi per mail da un amico, anche lui di ritorno da quel Paese.
Sono andata a ripescarlo nel mio vecchio blog e mi è parso "emotivamente intatto", tanto che ho deciso di riproporlo in questo post.


...e oggi, guarda caso, tu mi parli del Fado…e, guarda caso, la scorsa estate sono stato in Portogallo, guarda caso.
Sai, eravamo in giro in una zona interna, io e la mia compagna, quando ci siamo ritrovati nella piazza di una piccola ed insulsa cittadina, nel mezzo di una festa popolare. Era così insulsa quella cittadina, che non vedevo l’ora di andarmene, nonostante la festa: una vera attrattiva per me che amo in particolare le feste popolari. Era tutto così insulso e anonimo lì, che persino la festa, benché non fosse ancora iniziata, temevo potesse rivelarsi  squallida. 
Pensavo che da quel posto saremmo dovuti solo scappare, ecco cosa pensavo, scappare, sì, se non fossimo stati troppo stanchi per cercare un albergo altrove.
Insomma, stavamo là- tu prova ad immaginare questa  piazzetta anonima, senza senso, che strizza volgarmente l'occhio alla modernità- quando scorgemmo un piccolo chiosco da orchestrina, illuminato da sole candele. Non te lo so spiegare, ma il chiosco mi apparve  subito bello e fuori del tempo, il chiosco come un’apparizione, splendido ed insperato corpo estraneo tra tanta sciatteria. Mi venne di ripensare a certi particolari delle case, che avevamo intravisto nelle viuzze interne, entrando in paese: sui muri erano sopravvissuti pezzi di decorazioni composte con le azulejos, le belle maioliche bianche e blu del Portogallo, ed erano sopravvissuti anche certi splendidi portoncini con la  maniglia a batacchio. 
Stavo proprio ripensando a quei particolari, quando vedemmo arrivare nel chiosco un gruppo di Fado, composto da quattro elementi e con una voce narrante maschile, intessuta di una malinconia speciale, come mai avrei immaginato possibile nella voce di un uomo.
Il gruppo prese ad eseguire motivi popolari ma,  a metà dell'esibizione, iniziò a rivolgersi al pubblico a  bassa voce, come per concordare un seguito: ovvio che di tutto questo noi non capivamo nulla. A questo discorso sommesso seguirono un paio di minuti buoni di totale silenzio, un silenzio osservato scrupolosamente da tutti e che pareva preludere ad un nuovo e concordato atto della rappresentazione.
Ebbene, quando l'orchestra riprese a suonare,  la gente s'era fatta immobile, assorta e concentrata, in attesa di qualcosa che noi non potevamo afferrare, e non solo perché incapaci di capire il portoghese. Pensa, persino le luci delle candele sembravano più soffuse e  tutto il pubblico pareva  sospeso in un’unica attesa, mentre il ritmo s’alzava lentissimo e, contemporaneamente, crescevano le voci della gente ad accompagnare il motivo.
Nel giro di pochissimo,  io e la mia compagna  fummo invasi da  una tristezza infinita, di provenienza e di percorso ignoti, e, al culmine del pezzo, iniziammo a piangere, silenziosamente.
...ora, lo so, mi dirai che è l'effetto del Fado, la musica che si fa corpo in note della malinconia...mi dirai che era l'effetto di una commozione corale che ci aveva travolti...e forse è così… ma, allora, spiegami quest'altro evento meraviglioso, il vero prodigio di quella serata, quando, durante la canzone, mi ero girato e avevo scoperto che non eravamo i soli a piangere. 
Teresa Salgueiro- Madredeus
Cos'era stato? per quale ragione noi piangevamo con tutti gli altri senza aver capito una parola?
So che mi annotai il titolo della canzone e  rintracciai il CD del gruppo, per cercare di capire, di capire perché tutti, anche il cantante, avessero pianto. 
Scoprii così che il motivo intonato era un canto nato nell'università dove il Fado veniva insegnato, un canto divenuto  simbolo di ribellione, una sorta di canzone partigiana...ma questo non basta a spiegare l'emozione che ci travolse, perché, vedi,  ascoltando "Bella ciao" è comprensibile ch’io mi senta toccato, mentre lì, io e la mia donna avevamo spontaneamente pianto per un canto di cui non capivamo e non sapevamo nulla...
Sai, il CD sta sempre lì e io non ho ancora avuto il coraggio di riascoltarlo: è che a volte mi afferra la paura di avvertire di nuovo quel sentimento inspiegabile…e forse temo che un'emozione troppo forte mi potrebbe confondere e io non voglio, non voglio confondere queste due realtà, quella di allora e quella di oggi, non voglio che il ricordo di quell'onda si mescoli con l’oggi, che il mio struggimento senza perché di allora si confonda con la malinconia dell’oggi.
La cittadina insulsa con la sua gente, che cantando  si commuove fino alle lacrime, è un’emozione unica, irripetibile, sospesa nel tempo, ed io non voglio contaminarla, mi comprendi?

Sì, ti comprendo.
E ti ringrazio  per avermi scelto come ascoltatrice prima e narratrice poi delle tue emozioni; le ho prese su di me, chiedendoti di poterle riscrivere: ora le rendo a te e a chi leggerà questa storia, 
S.

p.s.: e con questo ho tenuto fede alla promessa fatta nel post precedente di ripescare questo racconto sul Portogallo.
Il racconto è vero, un peccato non aver ritrovato le fotografie scattate dal narratore...  


8 commenti:

  1. il Portogallo è una meta nella lista dei miei desideri... Jonuzza

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il Portogallo è un'esperienza profonda, da non mancare...

      Elimina
  2. non so se sia un peccato che manchino le foto. Credo che spesso sia necessaria l'assenza di un elemento fondamentale alla comprensione razionale per arrivare alla totale condivisione emotiva. A loro mancava la comprensione della lingua, e penso anche della ritualità, eppure sono stati coinvolti (travolti?)in pieno dall'onda emozionale, perchè si sono affidati alla propria ignoranza e al proprio intuito, noi possiamo bene rinunciare a vedere e godere comunque le tue parole.
    La suggestione, che bella esperienza :)
    brava Sabina, ce l'hai resa intatta
    massimolegnani

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La suggestione che diventa realtà, ecco cosa...suggestione corale e realtà condivisa, mi hai chiarito anche questo, grazie, Carlo.
      :-)

      Elimina
  3. Manco male che non hai postato alcuna foto: altro segreto di chi scrive è ammantarsi di misterioso fascino e cosa è più affascinante del vedo e non vedo, del sento e non sento?
    Hai raccontato l'atmosfera di un bel sogno mattutino, quando le immagini si fissano nel cervello e poi svaniscono lentissimamente nell'arco di una giornata, e restano solo i quattro spigoli del quadro. Prima di sera saranno scomparsi anche loro, lasciando un'ombra, alla quale ci si abbraccia, nella quale ci si inviluppa, come in una coperta riscaldata dal tuo corpo stesso quando che senti freddo dentro al letto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai che c'è, a proposito delle foto mancanti? C'è che la foto del chiosco, per quel che ricordo, aveva qualcosa di sfocato, che le conferiva un carattere onirico, in linea con il racconto.
      Certo, sicuramente sarà dipeso dall'imperizia del fotografo, ma a me piace pensare anche ad un'altra possibilità, anche se so che è pura fantasia

      Elimina
  4. conosco quella sensazione: quella di esplodere di colpo in una commozione incontrollata ed incontrollabile e quasi non sai spiegartene la ragione sul momento. E' un'emozione forte che può ripetersi e non è solo legata al momento ma al suono alle parole se le si conosce alle immagini che vengono evocate da quel brano o da una scena di un film o un paesaggio particolare, o altro ancora.

    RispondiElimina
  5. Sì, @Daniele, sono emozioni profonde, che attingono ad una sfera della coscienza situata tra la realtà e il sogno. Ma non sono da sottovalutare per questo loro carattere di indefinitezza, anzi: queste esperienze spesso ci svelano capacità intuitive che non sapevamo di avere.
    :-)

    RispondiElimina

Commenti volgari, pretestuosi, completamente fuori tema, o dettati da malumori strettamente personali e/o fantasiosi e, di conseguenza, di nessun interesse né per me, né per gli altri, verranno elegantemente soppressi da me personalmente, con un semplice clic...