venerdì 16 giugno 2017

sono così

sottotitolo:
un piccione, pure se lo chiami Giacomo, non sarà mai Leopardi  


Sono così, tutt'altro che dolcemente complicata, come dice quella canzone, che a me non è mai piaciuta, perché fitta fitta di luoghi comuni.
Sono così, tanto tenace quanto testarda e, di solito, ho tempi lunghissimi per decidere un rifiuto netto e definitivo verso qualcosa/uno, ma quando arrivo al punto di non ritorno è per sempre.
Qualcuno lo chiamerebbe caratteraccio, qualcun altro carattere forte, anche se, alla fine, nella mentalità comune le due cose si equivalgono, e lo so bene.
Sono così, sciaguratamente ipodotata in ipocrisia e incapace di danzare come un'anguilla, della serie "ora ci sono, ora ti sfuggo", "ora mi vedi, ora sparisco", "ora ti attacco, ora ti blandisco". 
Quando una cosa non mi piace e non posso dirlo apertamente, vuoi per motivi di opportunità, vuoi perché il contesto non me lo permette, taccio. Tra chi mi conosce, c'è chi dice- molti- che mi si legge in faccia la contrarietà: pazienza, più di tanto non so camuffarmi.
Sono così, e finché non perdo la speranza e la voglia di confrontarmi con una persona, gli dico sempre come la penso, anche se è il contrario di quello che quella persona sostiene e/o vuole sentirsi dire. E' questo, dal mio punto di vista, ovviamente opinabilissimo, anche un segno di rispetto verso l'altro/a: non voglio mentirti, non voglio farti contento/a, cerco piuttosto di capire e di farmi capire, ascoltando e argomentando, senza ricorrere a nessuna piacioneria di comodo.
Lo faccio tutte le volte che posso...
Che altro dire? questi sono i miei limiti e le mie transenne...
No, non dico che tutto ciò mi renda facile la vita, anzi, ma l'esperienza  mi ha condotto, proprio  quando la vita mi ha riservato i dolori più forti, ad essere ancora di più autentica, con tutti i fastidi che questo si porta appresso. Il mio essere diretta o, come dico io con imperdonabile vanità, autentica, ha fatto molte volte sgranare gli occhi a più di una persona: pochi sono capaci di afferrare il senso e la direzione di una verità detta senza infingimenti.
Però, conosco bene le situazioni per le quali mi infastidisco particolarmente: per esempio quando qualcuno cerca di coinvolgermi in sue beghe private per raggiungere uno scopo: in questi casi, la sgradevole sensazione di essere usata mi spinge a chiudere porta, portone e portoncino. Per sempre.
Un'altra modalità di comportamento che mi dà l'orticaria è il vittimismo professionale e congenito.
Sì, perché nessuno è eternamente vittima per caso, soprattutto chi lo va gridando ai quattro venti.
Ecco, poniamo di trovarci in un'immaginaria situazione di tiro al piccione: mai nessun piccione "mentalmente abile" sosterrà che i cacciatori impallinino sempre lui, sia perché dopo la prima impallinatura vera passerebbe a miglior vita e non potrebbe più concionare sul suo destino infame, sia perché anche il più fesso dei piccioni, una volta scampato al tiro, cercherebbe di tenersi al riparo dai luoghi pericolosi di cui sa già. E se tutto ciò vale per un modesto animale come il piccione, a maggior ragione vale per le persone che si proclamano eternamente impallinate da tutti i cacciatori del mondo! Perché, signori miei- e qui sento subito la vocetta di Crozza quando imita Renzi-  se il piccione sotto tiro è sempre lo stesso, la verità è che, probabilmente, quel piccione non è semplicemente una vittima del cacciatore di turno, ma, piuttosto, un suo gregario o collaboratore che dir si voglia.
In particolare, ho conosciuto ai tempi della scuola uno di questi epigoni della sofferenza esistenziale, uno di questi Giacomo-che-non-potrà-mai-dirsi-Leopardi, secondo lui un piccione impallinato a vita, insomma.
Questo sfortunato individuo aveva iniziato fin da ragazzino a proclamarsi incompreso in ogni campo delle relazioni umane, nonché a definirsi disperato, sempre ad un centimetro di distanza, massimo due, da un teatrale suicidio; peccato però che, nel frattempo, facesse un grandioso scempio della sua vita e delle sue relazioni, fregandosene di chiunque.
Lo incontrai dopo diversi anni e, al suo ennesimo canto di dolore esistenziale, non mi tenni e gli sparai, un: "...è da che ti conosco che mi racconti sta storia...ma sai che ti dico? che tu non ti suiciderai mai, perché i veri suicidi non vanno a spargere la notizia a destra e a manca e, soprattutto, non vanno avanti per anni...credo che tu invecchierai tediando la gente sempre con le stesse storie e, alla fine, ti ritroverai ad aver fumato la tua vita senza esserti preso mai nessuna responsabilità, neanche verso te stesso..."
Ricordo ancora come mi guardò, allibito e incapace di ribattere, disarmato oserei dire.


2 commenti:

  1. Mi piacciono le donne scomplicate, perché sono così complicato io che qualche volta mi devo far aiutare da Anna Maria per comprendermi. Però le COMPLICATE mi ingrifano come un porcospino per via della sfida e della soddisfazione quando le domi. E vabbè maschio mi ritrovai quando ci capii qualcosa e allora da qualche parte si dovrà pur vedere, e poi domare non significa gonfiarle di botte o inchiodarle al muro, solo sottometterle un po' che non mordano nè tirino zampate. Uffa!
    Comunque l'incipit del tuo post avrei potuto scriverlo e sottoscriverlo io.
    Odio l'ipocrisia, detesto scaricare su due piedi per poi magari tornare a Canossa con due fiori in mano (che stronzi che sono); dico sempre quello che penso a costo di scatenare guerre che poi combatto con morti e feriti. Però quando mi accorgo di avere sbagliato chiedo scusa. Comunque ammetto di essere arrogante e aggressivo -verbalmente- ho un sacco di difetti che mi piacciono da matti, tipo parlare addosso agli altri. Manda in bestia Anna Maria. Ma che colpa ne ho se dopo due parole ho capito quel che vuole e rispondo? Questo è anche dovuto al mio esser romano (ma non solo i romani, anche i siciliani DOC e i sardi). A Roma A dice qualcosa a B, mentre la dice pensa alla risposta che sta coagulando B e quindi prepara la controrisposta. B mentre ascolta A pensa che lui già ha intuito la sua risposta e preparato la controrisposta, allora B pensa direttamente alla contrcontrorisposta da dare. Ma A fa lo stesso e già pensa alla controcontrocontrorisposta.....ma si può mai vivere così. Eppure funziona, anzi ti allena così tanto che tu dopo due parole del tuo competitore già hai fatto arrivo-ritorno-ripartenza e arrivo del tuo finalino. La povera Anna Maria, che è friulana e pertanto un tantino più lenta di me, appena apre bocca già è tesa e quando io attacco mi aggredisce -povera anima- accusandomi di essere un "Dominant", come sentenziò la sua psichiatra appena mi sentì proferire alcune parole di chiarimento su una sua presunta sindrome, visto che AM cercava le parole. Io volevo solamente aiutare.

    Non parliamo proprio degli eterni piagnoni die von Gott und menschen ewig bestrafte jämmerliche Leute. Non ho mai potuto sopportare la lagna di gente che si vede punita per colpa dei suoi antenati, messa in castigo eternamente, nata il giorno sbagliato, che ha morsicato la tetta di sua madre, cui non va mai bene niente mentre tizio è nato con la camicia stirata e caio col fioretto in bocca.
    L'unico che avesse ragione era un mio amico, un certo Saverio calabrese. Era convinto che ogni volta che ci si trovava tra amici in un ristorante a lui toccasse la porzione più piccola. Ed era vero! Ricordo ad Hanau per il pranzo di nozze di un comune amico -noi eravamo un gruppo di sei- lui ricevette per tutto il pranzo IMMER la porzione più piccola. Tutti a morir dal ridere ché sembrava che qualcuno si fosse messo d'accordo col cuoco o con i camerieri.
    Ma quello era un amico. Ne ho conosciuti, detestati, esecrati e abbandonati, perché poi ti contagiano e si rivelano eccellenti portasfiga.

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    1. Ma, insomma...quanto la fai lavorare la tua Anna Maria? tutta la mia solidarietà a "sto gigante de donna"!

      Quanto a quel certo modo complicato di essere, (che io detesto tanto), sai che penso? penso che sia per lo più un modo poco sincero di mostrarsi/confrontarsi con gli altri...poi magari qualcuno/a lo usa come stratagemma seduttivo...ma io preferisco ragionare da pari a pari e, per mia fortuna, so con chi!

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