giovedì 6 luglio 2017

Ada, la storia che in pochi sapevano (2

In pochi sapevano che Ada, pur avendo studiato poco, amava leggere e conosceva l'opera meglio di un musicofilo. 
Per esempio, uno dei suoi passatempi prediletti consisteva nell'ascoltare sua nipote, Marinella, una bambina di otto anni, che le leggeva "Le avventure  di don Camillo", in un'edizione ingiallita, ma illustrata con i disegni originali di Guareschi, che Ada teneva da conto come una bibbia.
Marinella  si divertiva a leggere, ma sarebbe più giusto dire "recitare", il testo, presa e compresa dal suo ruolo di intrattenitrice, esaltata dalle lodi sperticate di Ada sulla sua precoce bravura di interprete.
In un mese di piena estate, il libro di Guareschi venne letto e riletto, divertendo tanto  Ada quanto la bambina.
Ma anche Ada sapeva intrattenere, sapeva cioè trasformarsi in un'abile e appassionata raccontatrice di trame, attingendo dal repertorio delle opere, in particolare di Puccini. Le sue eroine sconfitte rappresentavano per Ada un ideale e, insieme, un richiamo sentimentale alle vicende della sua vita.
Il forte trasporto con cui Ada raccontava le storie di madame Butterfly, Tosca e via discorrendo,  era così autentico da produrre in Marinella un incanto pari, se non superiore, a quello delle favole tradizionali.  
Era sempre lei, Ada, quella che, a detta di troppi, non aveva saputo fare la madre, a rivelare in quei racconti un’insospettabile passionalità. Nei lunghi pomeriggi d’estate, nelle ore più calde, seduta nel fresco del suo tinello, Ada, intenta al lavoro a maglia, ascoltava le opere alla radio e ne spiegava, recitandoli, i testi  a Marinella, bambina assetata di storie e di favole. Era evidente in Ada una sensibilità che aveva potuto supplire magnificamente alla  poca istruzione, insieme ad un sentimento innato dell'arte e della poesia, che esercitava istintivamente, riuscendo anche a trasmetterlo.
In quello scorcio di estate, Ada insegnò a Marinella l’opera e le sue storie intense,  ma anche come riconoscere e raccogliere l'erba adatta per i conigli, come pescare le patate e le carote nascoste nella terra soffice dell'orto, come scovare i ciclamini selvatici ai piedi degli alberi del bosco e persino a capire il dialetto veneto, permettendole, pochi anni dopo, di leggere e comprendere le commedie di Goldoni in lingua originale.
Ed era sempre lei, Ada, che, con gesti di una femminilità estremamente sensuale, si spazzolava i capelli bianchissimi, fermandoli ai lati con due pettinini di osso. Marinella rimaneva ad osservarla ogni volta: percepiva il fascino di quei movimenti , di quelle ciocche che s’inanellavano ad ogni colpo di spazzola e tornavano ognuna al suo posto, passando attraverso il moto ondoso della spazzola. Erano i capelli da ragazza, giovani e sensuali, di una donna ormai piuttosto anziana; erano i gesti abilmente seducenti che Ada possedeva dentro di sé da sempre, a dispetto della sua apparente ruvidezza; era la sua femminilità sopravvissuta alla fatica di vivere e alla fatica in generale. Quei  gesti leggeri e pieni di grazia rappresentavano  un miracolo, di fronte al quale Marinella, benché bambina, si fermava come osservatrice incantata, percependo istintivamente l’idea dell'essere donna, senza saper dire come e perché.
A Marinella rimase una gran dote di quell’estate: se ne ripartì per la città che sapeva di orti, di conigli e di galline, di musica e di melodramma, di don Camillo e di Peppone e persino del  fascino d’essere donna anche quando l’età si è dimenticata della ragazza che eri tanto tempo prima.
In Marinella la memoria di quell'estate sopravvisse per sempre, diventando una di quelle parentesi di infanzia che nel ricordo finiscono per assumere lo spessore del mito, ponendosi sul confine tra l'età bambina e la percezione istintiva di un mondo adulto di là da venire. 
E la bambina della storia, anche se con un altro nome, sono io.

10 commenti:

  1. Grazie grazie grazie per la bellissima storia. Ecco, voi donne avete delle marce in più.

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  2. Non avevo letto il post precedente. Estasiato.

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    1. Ti ringrazio moltissimo, @Alberto.

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  3. Mi sono trovato dentro la tua storia, a viverla e respirarla grazie al tuo modo di raccontarla.

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    1. E' bello quel che scrivi, mi dice che sono riuscita a trasmettere il sentimento di una storia.
      Grazie davvero, @Daniele

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  4. Qui tu dai il seguito della TUA storia, la storia della tua vita iniziale, da dove sei partita ed io do seguito al mio precedente commento. Evidenzi emotivamente coinvolta i contorni di due personaggi principali, arrivando a fissarli dentro, nelle loro parti più intime. Cosa ti manca adesso per iniziare la narrazione di un romanzo di formazione, dove l'humus più importante sono i rapporti tra donne? Cosa c'è di più interessante in letteratura di questo scandagliare nel profondo, dove si celano segrete armonie e oscure rivalità?
    Ripeto: hai bisogno di un calcio nel sedere per iniziare a scriverlo così come lo senti? Tu sai scrivere -prescindendo da forma, grammatica e sintassi- perché hai ritmo narrativo, perché scendi e sali negli anfratti dell'umana natura.
    E non è vero che la parte personale predomini: io non mi ero accorto che si trattasse della tua vita, lo avevi saputo ben mascherare. E poi lo scrittore asettico che guarda le cose dal di fuori senza lasciarsi coinvolgere è una favola: anche se ti inventassi tutto prima o poi prenderesti le parti di uno dei tuoi personaggi, perché è più forte di te. Perfino Omero, che tutti accusano di essere stato partigiano di Achille, l'eroe quasi invincibile, alla fine nella pietas per Ettore inesorabilmente ucciso da Athena ed Hera più che da Achille, si rivela un fans di Ettore, l'eroe puro e cristallino della sua Iliade.
    "E tu onore di pianti Ettore avrai
    ove fia santo e lacrimato il sangue
    per la patria versato, e finché il sole
    risplenderà sulla sciugure umane".
    La pensava così anche Ugo Foscolo.
    Incomincia a buttar giù idee e soprattuto scrivi il tuo incipit. Senza un buon incipit non vengono le parole definitive.
    Also, los!

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  5. Ho apprezzato moltissimo il primo post; li ho apprezzati entrambi, in realtà.
    Però il primo è un po' un pugno in faccia: qualcosa di cui, di questi tempi, secondo me c'è un grande bisogno. Dico questo perchè sembra che ormai, a pochi interessi la storia della cosiddetta gente comune. Gente comune che in realtà, è stata la spina dorsale del Paese e perciò, è stata straordinaria.
    Questo 2° post è più rilassante, ma mi ha colpito per come descrivi Ada: la donna anziana che in sè serba ancora qualcosa dell'antica sensualità.
    Inoltre, si tratta di una donna che a modo suo, ama la cultura e sa trasmetterla: e sappiamo tutti quanto questo sia difficile, anche per chi, tra noi, insegna!
    Del resto, non lo è meno capire la lingua di Goldoni (combinazione: in questo periodo sto leggendo alcune sue commedie).
    Comunque, nelle "Baruffe chiozzotte" c'è un commento su quelli che una volta chiamavamo "padroni", che è ancora molto attuale...
    Buona domenica!

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    1. La Storia dalla parte della gente comune non la racconta più nessuno: roba vecchia dicono...
      Eppure proprio quella Storia e quelle storie ci permetterebbero di capire meglio l'attualità, perché anche noi, in qualità di italiani, tutti gli italiani, anche quelli del nord, siamo stati dalla parte dei brutti,sporchi e cattivi.
      Leggere, ad esempio, i resoconti "americani" sugli italiani di Ellis Island, la descrizione di quegli esseri sub-umani, almeno secondo i parametri yankee, sarebbe estremamente utile ed educativo.
      E poi, c'è il discorso della "cultura dei poveri e dei non istruiti", costruita con gli strumenti della sensibilità, della cultura popolare, (qui leggi anche l'opera e il melodramma), dove l'aggettivo "popolare" non sta a dequalificare il sostantivo "cultura", anzi....perché popolare non è sinonimo di populista!
      Ce ne sarebbe da dire e da leggere, ma, del resto, questo è un paese che solo ogni vent'anni si ricorda di Don Milani e della sua lezione educativa e morale.
      Meno male che tu ci sei tra gli insegnanti di questo Paese smemorato.
      Grazie, Riccardo, a presto,
      Sabina

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  6. narrare storie, far rivivere persone.... un po' del sale della vita....buona estate Sabina, Jonuzza

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    1. @Jonuzza,
      non è solo sale della vita, bensì dovuta riflessione sulla Storia e sulle storie.

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