lunedì 31 luglio 2017

paura di volare

foto di Pascal Renoux
Tra  Natale e Capodanno, in una bella città toscana,  una decina di ragazzi più o meno ventenni, maschi e femmine, si trovarono insieme,  sistemati in uno stanzone per comitive, con  due pareti di lettini singoli, in quello che più che un albergo era un ostello.
Le poche coppie del gruppo, sfruttando la duttile magrezza dei vent’anni, trovarono il modo di sistemarsi vicine, almeno per parte della notte, perché ogni occasione per l'amore  non poteva andare sprecata.
Era un dicembre freddo, tagliente si sarebbe detto, ma i ragazzi non se ne accorgevano: tra giri interminabili su e giù per le viuzze medioevali e le serate in una trattoria senza pretese, dove il padrone aveva preso a benvolerli, riscaldandoli con abbondanti piatti di pasta e prezzi modici, adatti alle loro tasche giovani e inesperte, trascorrevano quei giorni come fossero un intero capitolo di vita.
A fine serata poi, rintanati nello stanzone, rimanevano fino a tardi a parlare di tutto, sperimentando confessioni emotive estemporanee, luci accese  sulle  paure, sulle  speranze e, soprattutto, sui sogni. Una sorta di solidarietà emotiva univa le loro diverse giovinezze, nutrite da  un desiderio comune di provare a tentare un tempo di condivisione sentimentale e solidale.
Fu in questo clima che una sera un bel ragazzo biondo, meno fortunato di tutti gli altri per condizione familiare e sociale, nella penombra intimistica di quello stanzone, confessò apertamente di temere l’amore: lo confessò mentre la sua ragazza gli era accanto e gli teneva la mano.
I ragazzi rimasero stupefatti  di fronte a quell'ammissione: Lorenzo parlò della sua fragilità di uomo ancora in divenire, riuscendo a segnarli profondamente con il racconto sincero delle sue paure.
Seguì un silenzio lunghissimo, carico di bellezza, che rimase sospeso nell’aria alla stregua di un applauso che tarda a decidersi.
A nessuno di loro sfuggì la potenza poetica di quella  sincerità: s'era trattato di un  gesto estremo che aveva, di fatto, posto Lorenzo nelle mani dei suoi ascoltatori; proprio Lorenzo, forse il più fragile e limpido di tutti nella sua identità maschile ancora incerta di fronte all’amore fisico.
Fu una grande sera quella e una  grande lezione, per tutti. 
Nessuno poté sottrarsi, nessuno ebbe il coraggio di dire ad alta voce che quello, quello sì, davvero era un modo per diventare grandi dichiarando la propria irripetibile innocenza senza la paura di apparire inadeguati 
Nessuno parlò per ringraziare Lorenzo ad alta voce, sarebbe stato impossibile, perché le parole battevano dentro il petto di tutti, ma erano come cuori gonfi: l'emozione faticava ad aprirsi al suono.

10 commenti:

  1. ...sì, e mi colpì non solo l'atteggiamento di Lorenzo, ma anche la condivisione evidente della sua ragazza

    RispondiElimina
  2. Bello. Cosa rara una paura pubblicamente condivisa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E cosa ancor più rara sentire di poterla condividere...

      Elimina
  3. Una bellissima storia che essendo vera è ancora più emotivamente coinvolgente

    RispondiElimina
  4. Secondo me, è bellissima proprio perché è verissima

    RispondiElimina
  5. un silenzio timido e caloroso attorno a Lorenzo.
    bella narrazione
    ml

    RispondiElimina
  6. mi piace come hai descritto, compreso e fatto comprendere quel silenzio che era come un abbraccio
    ml

    RispondiElimina
  7. Verissimo, un abbraccio corale, muto, partecipatissimo...

    RispondiElimina

Commenti volgari, pretestuosi, completamente fuori tema, o dettati da malumori strettamente personali e/o fantasiosi e, di conseguenza, di nessun interesse né per me, né per gli altri, verranno elegantemente soppressi da me personalmente con un semplice clic!
(tranne che in qualche rara occasione, perché occorre lasciare che ogni tanto il Mostro si mostri per quel che è...)