lunedì 7 agosto 2017

il Gastone inappagato

sottotitolo: monologo-divertissement a cavallo tra Petrolini e Gogol

Sono geniale, geneticamente geniale.
Il resto da me dell'intera umanità è solo misera e disprezzabile fauna da circo.
La solitudine mi si confà, è il marchio del genio, quello vero, necessariamente incompreso.
Ho passato anni a gettare ponti e ponticelli, reti di parole, abilmente ma inutilmente: mi piaceva catturare pesci e soprattutto pescioline, appagavano la fame del mio ego sofferente e sempre malnutrito.
Mio Dio, ma quanto mi sono illuso! immaginavo di trovare prima o poi un soddisfacimento alla mia vanità, il riconoscimento della mia grandezza, e di persona, e di seduttore. Ma i pesci passavano, le pescioline pure, entravano nella mia rete e la scoprivano piena di buchi...
I buchi, maledizione! dopo un po' pesci e pescioline uscivano dalla rete e mi sfottevano, dicendomi che soffro di ossessioni, sempre le stesse, finendo persino per bollarmi come noioso, ripetitivo, lunatico.
Poi vennero anche gli insulti, così  le mie complessità intellettuali, le mie costruzioni sintattiche eccelse, vennero bollate come vecchie e datate paranoie...gentaglia!
Ma io, signori miei, cercavo di strappare il velo alla realtà: quella realtà che solo io potevo identificare con filosofica certezza, con precisione storica e sintattica! Ma il mondo non l'ha capito e mi ha coperto con la merda del disprezzo e dell'oblio: mi sono sentito come un vecchio e disperato scienziato, le cui scoperte sono negate, vituperate, e poi riscritte con parole altrui. 
Fu così che gli altri, tutti gli altri abitanti del mio stesso pianeta, mi costrinsero, di fatto, a non poter avere alcuna relazione con loro: non sopportavano la mia superiorità intellettuale, il mio pensiero critico così tagliente, perché io vedevo e vedo tuttora quel che loro non sanno vedere e non vedranno mai, perché io, signori miei, sto sempre un passo fuori dalla Storia e dalle idee condivise, come solo ai geni tocca in sorte.
Deriso e vilipeso, ho girato infinite volte i tacchi, esibendo tutto l'orgoglio ferito di cui sono capace come attore (e si sa quale bravura io abbia in questi passaggi da melodramma!), perché voi non sapete chi sono io e da quale nobile storia discendo: perché io, io sì, che nacqui immenso o, come diceva il Principe: eccelsi si nasce, ed io lo nacqui!
Volevo l'applauso del mondo, volevo essere riconosciuto per la mia grandezza di pensiero, per la qualità inarrivabile della mia sintassi, invece a scuola i professori mi respinsero, i compagni mi odiarono quando si resero conto di quanto fossi irripetibilmente geniale, i cosiddetti amici mi coprirono di insulti.
Posso essere mai io quello sbagliato, l'inadatto, indigeribile per i suoi simili?!? 
No, signori miei, è il mondo ad essere scelleratamente sbagliato. 
Ora ho deciso di calarmi in un grande e nobile silenzio, anche se vorrei  urlare di rabbia per il male gratuito che il mondo intero mi ha riservato, un vero e proprio massacro della mia elegante anima.
Ho deciso di rimanere solo nella mia solitudine antica e preziosa: qui lo affermo, anche se tra una settimana, forse due, salterò nuovamente sulla giostra per chiarire al mondo intero cos'è la Bellezza, la Profondità, la Poesia, la Sintassi, (quest'ultima, lo avrete capito, è la mia principale ossessione).
Lo ammetto senza vergogna: covo dentro di me una sete di vendetta, un desiderio di sangue, che sembrano risalire dalle profondità delle mie viscere, eppure le mie viscere mi fanno schifo e i miei nemici mi danno la nausea.
Il mio contatto con il resto del mondo è fallito prima ancora di cominciare, sì! la mia è la sofferenza di un cane rabbioso, ridotto a nutrirsi delle carcasse avanzate dal pasto degli altri animali, un cane che schiuma di rabbia e abbaia a tutte le lune dalla profondità della sua caverna. 
Sono stato giudicato collerico e supponente, ma in realtà ero solo abilmente selettivo: da questo talento discende il mio isolamento rispetto ad un mondo che vuol solo essere blandito e non giudicato, men che mai da un giudice della mia levatura. 
I nemici mi hanno sommerso con una pletora di oscenità letterarie e mentali, specchio e sintassi delle loro anime insulse. Inutile aggiungere, signori miei, che io me lo aspettavo, lo sapevo da sempre, perché ero appena quindicenne quando mi sono scoperto inarrivabile e ho assaporato il boccone amaro dell'invidia del mondo.
Ma ora basta, fosse pure questo il trecentesimo basta che indirizzo a voi, marmaglia destinata a sguazzare nella sua stessa merda.
Me ne vado, lo dico per la secentesima volta, perché provo repulsione verso le vostre parole, cariche di oscenità di senso e di sintassi, (ancora lei, la mia adorata sintassi), e vi lascio ai vostri sodali, alle vostre dispute indecenti, ai vostri sgherri da quattro soldi.
So bene perché non mi sopportate: la mia intuizione intellettuale e concettuale è tragicamente fulminante, supera la barriera della Storia e della Sintassi, bruciacchia e forse può persino uccidere chiunque mi si avvicini per dialogare...e poi io ho la nausea del dialogo ed ho la nausea dell'umanità tutta, attendo solo il mio momento, appollaiato lì, sull'ultima delle mie folli lune.
E' che ho dentro di me l'universo intero, posso dunque rimanere anche solo e bastarmi, nessuno è all'altezza di comprendermi in tutto il mio valore
Chiudo citando un grande come me, Gogol, e il suo diario di un pazzo: metterò oggi, tra solenni squilli di trombe, la parola fine, firmando davanti a voi il mio commiato, in calce a quest'ultima pagina del mio diario di un pazzo,
Gastone
p.s.: desidero che la mia colonna sonora sia la marcia trionfale dell'Aida


14 commenti:

  1. Scusa l'ignoranza, ma non ci sono virgolette, ne riferimenti bibliografici, quindi: se sei tu l'autrice, super complimenti; sennò mi dici in quale testo petroliniano si trova? Grazie

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    1. ...mamma mia, Luca! che complimentone mi fai!
      Il testo è mio, completamente mio, ispirato da Gogol, Petrolini e personaggi/vicende reali.
      Pensa, non nutrivo alcuna certezza sulla riuscita e sull'efficacia di quello che, per me, è il primo esperimento assoluto di scrittura simil-teatrale, un monologo che ho immaginato in bocca a Petrolini.
      Le citazioni nel titolo sono giustificate dai due autori che mi hanno ispirato, Petrolini per il tipo di monologo e Gogol per "il diario di un pazzo".
      Grazie, Luca, grazie ancora!

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    2. Bravissima: è un testo straordinario.

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    3. Sono confusa, credimi!!!

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  2. Speriamo che il pazzo non diventi pericoloso...

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  3. ...e chi può dirlo?...
    :-))
    Ciao, Alberto!

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  4. Un grande monologo di stampo ottocentesco. Bello! Complimenti a te.

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    1. Che dire?
      Sono letteralmente sbalordita!
      Grazie, Remigio!
      Lo stampo ottocentesco è voluto, ovviamente, si allinea alla personalità del "declamatore"!

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  5. Sì!
    Ottimissimo!
    Da applauso!
    G.

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  6. questa non è solo una buona interpretazione, è un'identificazione birichina in Petrolini :)
    ml

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  7. E vada per il birichina, l'importante è che sia piacevole da leggere, che diverta.
    Un abbraccio

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