giovedì 3 agosto 2017

c'è chi dice no


Mi allaccio ad un post di PIER, (post: dalla-parte-dei-cattivi), nel quale si discute dello scivolosissimo tema della bontà e della cattiveria.
Il post citato mi ha riportato in mente una serie di considerazioni personali- più sinceramente dovrei dire convinzioni- che mi ritrovo quasi obbligata ad esporre quando incappo in situazioni critiche, prossime al capolinea, e sto per esaurire tutto il carburante della buona volontà.
Questo si verifica soprattutto quando, dopo vari tentativi di dialogo con personaggi improbabili, il mio progressivo  sfinimento rischia di sfociare nel randello del turpiloquio e nel prurito da lancio di ceffoni. 
Quasi ogni volta che ciò accade, mi viene rimproverato di ricorrere ad un linguaggio eccessivamente drastico, di avere, se così si può dire, uno scatto verbale senza se e senza ma, della serie "leveteme de torno prima che sia tardi...!", anche se le parole non sono proprio queste...
Posso dire di essermici ormai abituata, eppure, (e qui mi riallaccio non solo al post di Pier, ma anche al mio commento sul medesimo post), essere "buoni" (leggi disponibili) è/deve essere sempre una scelta, perché essere buoni (leggi sempre disponibili), a prescindere dal contesto e dalle persone, dequalifica l'azione "buona" e traduce la bontà in qualcos'altro, qualcosa a metà strada tra la stupidaggine, l'ipocrisia, (e qui non cito, per brevità, la piaggeria), e la mancanza di coraggio: il coraggio di dire dei sacrosanti no.
La pratica sana e salutare della  bontà intelligente, quella, per intenderci, che mi fa scegliere di dare una mano a chi è davvero in difficoltà e di smettere di dare ascolto a chi vive lucrando sulle proprie paturnie, vuoi per dotarsi di un'arma di fascino in più (pfui!), vuoi per nutrire il personaggio che ha preso il posto della persona, non è né facile, né di immediata comprensione, ma è l'unica via per dare un senso alle proprie azioni, per dar loro una patente di adulta consapevolezza.
Per molti anni e soprattutto per via di un'educazione "molto ispirata in tal senso", sono stata una di quelle che pensano di essere in dovere di ascoltare chiunque. Questa sindrome, vagamente crocerossinica, mi ha colpito ancora, lo ammetto con un senso di profondo rimorso/vergogna, anche di recente: alle prese con personaggi assolutamente persi e che tali volevano rimanere, mi son messa ad ungergli l'anima, perdendo tempo ed energie degne di miglior causa...che cogliona!
Per esempio, anche di recente, ho tenuto corrispondenze con soggettini e soggettoni, che nella specialità della difficoltà esistenziale si erano auto-promossi campioni olimpionici, senza rendermi conto che era tempo sprecato e che di gente che ha veramente bisogno, anche solo di ascolto, ce n'è tanta. Insomma, lo confesso pubblicamente: mi stavo perdendo nuovamente dietro paturnie da avanspettacolo, copioni ripetitivi che possono solo far ridere, perché, diciamolo, la ripetizione, come genere comico, è tipica dell'avanspettacolo.
Ho impiegato troppo tempo per capire che scegliere significa talvolta alzare barriere definitive verso i parassiti dell'altrui disponibilità. Ho impiegato così tanto tempo che, se mi giro indietro, mi si para subito davanti l'ultimo caso clinico cui ho badato senz'essere né medico, né specialista psichiatrico.
Ho impiegato troppo tempo e me ne rammarico, perché oggi so, per esperienza diretta, cosa significa avere veramente bisogno di aiuto, oggi lo so perché mi è capitato di attraversare luoghi e conoscere persone che per certe paturnie pazzoidi non hanno il benché minimo spazio di pensiero disponibile.
Così, sull'onda delle riflessioni scaturite dal post di Pier, mi sento di dire che gran parte del tempo impiegato a divenire consapevole della necessità di dedicare energie positive solo alle cause reali e meritevoli, sia legato alla necessità di imparare il coraggio, il coraggio di dire NO.
Sì, proprio così, perché dire NO e difendere le proprie scelte, sia in tema di disponibilità, sia in tema di rifiuto a farsi incastrare in grovigli senz'uscita, non è un coraggio facile da esercitare, anzi. Non è mai facile dire dei no, i no costano, costano sempre almeno qualche "disapprovazione" esterna, qualche senso di colpa, ma non c'è scampo, non c'è alternativa: anche la disapprovazione va affrontata, perché essere sé stessi comporta una dose di coraggio tutt'altro che trascurabile.

14 commenti:

  1. secondo me, e lo dico con il senno di poi, dire NO aiuta a discernere, per me è stato così; mi ha tolto di torno scrocconi ed opportunisti, e aneddoti ne avrei a pacchi... ma il fatto è come fai notare che gli altri dal 'buono' si aspettano cose, comprensione, complicità, soldi... perchè?
    perché il buono, nella nostra italica (non)cultura è visto come debole, come un coglione pronto da spennare.
    A me questa cosa ha sempre dato molto fastidio ed è una di quelle convinzioni trasparenti difficili da individuare, principalmente per quell'educazione che ci ha fatto credere che pensare prima a se stessi sia una insana forma di egoismo, e che sia meglio fare la crocerossina.
    ma poi si impara e allora si sta meglio, ma davvero... per parafrasare un libro: le brave ragazze vanno in paradiso le cattive dappertutto

    RispondiElimina
  2. Hip!Hip! Hurrà! una chiusura di commento migliore di quella che hai inserito non poteva esserci, quel titolo mi riempie sempre di entusiasmo!
    ;-))

    RispondiElimina
  3. Credo anch'io cche la disponibilità non debba essere data a chi non la merita e soprattutto dimostra di non volerla
    Noi siamo preziosi e non possiamo venire trattati come un inutile fardello

    RispondiElimina
  4. Sì, Daniele, è così, sottomettersi ad ascoltare paturnie e lunaticità senza sbocco significa anche non rispettare sé stessi.

    RispondiElimina
  5. Mi ci è voluto un saaaaacco di tempo per capire che essere sempre "disponibile" non mi avrebbe resa più amabile o degna di attenzioni. Perchè spesso, paradossalmente, accade proprio il contrario.
    Se sei sempre disponibile basta una sola distrazione, un solo inciampo, e finisci al macero.
    Mai più.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quello che racconti è verissimo, appartiene anche alla mia esperienza: finire al macero per un singolo inciampo. Ma è così, i parassiti dell'altrui energia (perché di questo si tratta), quelli che vengono sempre ad attingere e appena provi a farli riflettere ti lasciano come si lascia un tubetto di dentifricio esaurito...posso dire che schifo?

      Elimina
  6. Sembra che tu abbia fatto un gran bel percorso interiore, che ti ha portata ad essere più equilibrata nel tuo rapporto con gli altri... bello.

    RispondiElimina
  7. L'ho dovuto/voluto fare quel persorso, per necessità (anche se tutti incappiamo prima o poi nella necessità di dover fare e chi arretra è perso ad ogni cosa e ad ogni causa, oltre che a sé stesso), per istinto e per educazione familiare: ognuno di questi fattori è da intendere nel bene e nel male.
    Grazie, Kowalski, e benvenuto qui.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vero, la necessità prima o poi capita a tutti, ma non tutti la usano per cambiare il proprio modo d'essere e migliorarsi. Alcuni, o molti, semplicemnete la subiscono.

      Elimina
    2. Verissimo, è insopportabile però ascoltare i lamenti di quelli che non ci hanno mai neanche provato, i cosiddetti parassiti dell'altrui coraggio.

      Elimina
    3. i piangina sempre per quantunque

      Elimina
    4. esatto!
      Sai, a volte mi chiedo se la mia "orticaria" verso questi individui non nasca dal fatto che me ne sono accollati diversi nel corso degli anni.
      Li attiravo come mosche...e questo, certo, è stato per mia colpa, lo so bene.
      Ora fuggo non appena li riconosco e, se proprio non mi riesce di eclissarmi subito, tiro battute con il lanciafiamme!

      Elimina
  8. Difendersi, sì, caro Kowalski, anche se, pensandoci bene, la miglior difesa/strategia è quella di "ignorare" i parassiti, che sono sempre pronti a nutrirsi anche di un singolo milligrammo di attenzione, fosse pure un insulto.
    E' difficile, ma è l'unica strada veramente sicura.
    Un salutone!

    Elimina

    RispondiElimina

Commenti volgari, pretestuosi, completamente fuori tema, o dettati da malumori strettamente personali e/o fantasiosi e, di conseguenza, di nessun interesse né per me, né per gli altri, verranno elegantemente soppressi da me personalmente con un semplice clic!
(tranne che in qualche rara occasione, perché occorre lasciare che ogni tanto il Mostro si mostri per quel che è...)