mercoledì 11 ottobre 2017

era di marzo


Avevamo appuntamento in centro, a Trieste, a fine pomeriggio; io ero lì per una settimana e smettevo di lavorare più o meno intorno alle sei del pomeriggio.
Scegliere dove incontrarsi fu semplice, ovvio direi, visto il luogo, la città dei caffè, così il prescelto fu il caffè Tommaseo, vicino al lungomare.
Era ancora inverno e lui si presentò con un eskimo o qualcosa che gli somigliava molto. Oltre all'eskimo indossava il suo sorriso di sempre, l'aria di accoglienza che già gli conoscevo.
Stavolta avevamo un po' più di tempo libero per chiacchierare, così ci sedemmo al Tommaseo e ne approfittammo per ordinare una gigantesca fetta di torta al cioccolato, una Sacher, in omaggio all'alte Hasburger Welt e alla nostra comune passione per il cioccolato. Ancora oggi  ricordo il piacere pieno e schietto con cui  quest'uomo pieno di giovinezza gustò la torta, la sua golosità da ragazzo, così coerente con il resto di lui.
Eravamo in piena era berlusconiana e i sentimenti e la passione civile che avevamo in comune credo siano parsi ad entrambi una ragione in più  per parlare di tutto, mescolando politica, storie personali ed opinioni sulle torte; del resto, per il mio amico mescolare tutto era assolutamente istintivo e ogni cosa finiva per ricondurre alla gioia di vivere. 
In quella chiacchierata mi raccontò di tutto: dell'amore profondo per sua moglie, della tenerezza per sua figlia ormai adulta, del dispiacere per alcuni episodi di razzismo cui  aveva assistito durante una festa popolare, della musica che amava, di una ricetta per la cioccolata in tazza.
In quella mia settimana triestina, trovammo persino il modo di rivederci ancora: stavolta mi portò a scoprire la cucina di "Pepi", anzi, sarebbe meglio dire di Pepi S'ciavo, un appuntamento immancabile in città. Scoprii così un angolo davvero originale, una sorta di Kneipe in salsa triestina, dove tra i tavoli con il piano in ceramica e una caldaietta sempre in funzione, si possono gustare non so più quante specialità di maiale. 



Proprio vero: al mio amico piaceva tutto della vita e ad ogni cosa, anche alla più piccola, dava il suo valore.
Luciano scriveva per una rivista distribuita gratuitamente, che si chiama Konrad; in quell'occasione mi chiese un breve articolo su di un tema molto vicino al mio lavoro di allora. Purtroppo, per questioni di tempo, glielo mandai troppo tardi, mentre la rivista era in uscita.
Ricordo ancora le parole di ringraziamento di Luciano, contenute in una mail che ho conservato:
Te lo dico come un complimento: la tua cristallinità è degna di una bambina. 
Ancora oggi penso che solo uno come lui poteva dirti una cosa così, talmente grossa e immeritata da farti sentire in grandissimo imbarazzo, ma questo era il suo modo spontaneo e sincero di guardare agli altri, 
Anni dopo capitai di nuovo a Trieste e non riuscii a non passare dal locale di Pepi, ricordando il modo gentile e fraterno del mio amico nel guidarmi alla scoperta della sua città. 
Mi ricordai dei suoi discorsi, del suo sorriso da pellegrino universale, del suo mostrarsi senza aggressività, del suo modo irripetibile di stare al mondo senza mettere mai i piedi sul tavolo.

p.s.: con questo post chiudo la terna in ricordo di Luciano Comida e, sempre in suo ricordo, metto qui sotto una canzone di Ligabue (Luciano era un suo fan) che, così voglio credere, gli piaceva più delle altre, perché riassumeva il suo modo di vivere: niente paura.
Lo riascolto e ancora adesso mi sento stringere il cuore al ricordo di Luciano.
Gli altri post:
ricordo di Luciano Comida
un settembre di qualche anno fa 


6 commenti:

  1. Leggendoti mi viene la nostalgia, sì perché io di Luciano Comida non so niente, niente ho letto e potevo conoscerlo ed ho mancato il soggetto per una foratura.
    Sì, perché mio genero, che abita a Cervignano del Friuli dove io passavo regolarmente ogni estate alternandomi tra Sistiana, Grado, Bibione e Lignano Sabbiadoro col ritmo di un giorno lì un altro là, lavorava come direttore tecnico del centro riparazioni Treni Italia di Trieste Opicina. L'aveva conosciuto lui -parlo di cose avvenute una diecina di anni orsono- mi disse come e dove ma non lo ricrdo più. Mio genero parlò a Luciano di me, dei mei quadri e dei miei lavori letterari e si sentì rispondere che aveva visto e aveva letto e che mi avrebbe conosciuto volentieri. Fissarono un appuntamento per un tardo pomeriggio. Un'ora prima misi in moto la mia macchina -avevo allora una Croma- e mi accinsi a fare i trenta metri di marcia indietro per uscire dal cortile di casa di mia figlia. Mi accorsi immediatamente che la macchina faticava a muoversi. Scesi ma immaginavo già il guaio: avevo una ruota a terra. Questo significava che avrei dovuto fare quel lavoraccio che si chiama sostituzione della ruota forata con quella di scorta, tutte cose da primitivo che faceva un meccanico in Germany e mio genero in Italy. Aspettai che arrivasse mia figlia per farmi prestare la sua macchina, ma dovetti attendere oltre due ore prima che lei arrivasse con la lingua spellata dalle troppe chiacchiere con le sue amiche. Nel frattempo avevo telefonato a mio genero disdicendo l'appuntamento. Speravo in un nuovo Termin ma Comida aveva impegni e non se ne fece nulla per quell'anno. L'anno successivo mio genero era stato trasferito al nuovo centro di Palmanova e così non se ne fece nulla. Quando si dice il destino avverso, almeno non amico.
    Ora leggere qui da te del tuo incontro al caffè Tommaseo, la Sacher che io adoro, e sentirmi sotto il naso e dentro le narici l'aria salmastra del lungomare triestino mi fa venire il magone, come la prima volta che misi piede a Trieste in una nottata di bora nel 1960, insieme ad un altro sottotenente mio collega e due ragazze, due mule stupende con cui finimmo la nottata, e non ci eravamo mai visti prima, ma ci rivedemmo dopo molto spesso, rischiando ogni volta gli arresti di rigore perché eravamo in borghese fuori Presidio senza regolare permesso -venivamo entrambi da Udine- maa fregandocene allegramente, embè mi viene il magone ancora adesso perché per me Trieste significa gioventù e fantastica spensieratezza.
    Che cosa vuoi, è così e ti sono grato di avermi ricordato quel tempo prezioso.
    Danke schön meine Freundin, noch Mal vielen Dank.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti capisco, anch'io sono legata a Trieste, una città di cui ho subito il fascino fin dalla prima volta, quando ci arrivai tredicenne, per un breve soggiorno, con i miei genitori.
      Nella sua piazza, così grande e così aperta sul mare, nel "carattere misto" dei palazzi, che fanno pensare all'Italia ma anche, e molto, alla Mitteleuropa, nelle tracce slave che affiorano qui e là, io rivedo ogni volta una specie di sogno multiculturale sopravvissuto ai tempi e agli eventi storici.
      Secondo me, piazza dell'Unità descrive appieno l'originalità di Trieste, composita e proiettata verso altri mari e altri approdi.
      Della zona conosco abbastanza bene anche i dintorni, le zone di collina, con le osterie dove puoi gustare pietanze delle diverse tradizioni.
      E poi, salire dal mare alle colline in poco tempo, guardare da lassù il mare, vicinissimo e lontano allo stesso tempo, ridiscendere lasciandosi alle spalle un che di altura che in poco tempo ridiventa mare, è un'esperienza bellissima.
      Per fortuna, ho fatto anche in tempo a fare un paio di viaggi con la linea Trieste-Opicina, che ormai non esiste più.
      Forse andrò a ripescare un post su Trieste e lo integrerò...me ne hai fatto venire voglia.

      Elimina
  2. Sono sempre molto poetici ma mai melensi questi tuoi ricordi personali. Questo li rende coinvolgenti anche a chi come me non ha incrociato la persona di cui parli e non ha avuto l'onore di conoscerla.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il melenso non fa parte di me, @Daniele, né per carattere, né per educazione, e ne ringrazio il cielo...oltre a ringraziare moltissimo te che lo hai sottolineato.
      Un abbraccio

      Elimina
  3. mi piace come parli di quest'uomo pieno di giovinezza. c'è fraternità, calore e orgoglio di essergli stata amica.
    dei tre, questo è il mio preferito.
    massimolegnani

    RispondiElimina

Da amministratrice unica del mio blog mi riservo di decidere il destino dei commenti "inopportuni", offensivi e/o minacciosi. Sempre.