lunedì 16 aprile 2018

compagni di scuola, di cammino e a venire

angeli a Roma
Ho già raccontato di alcune mie amicizie dei tempi della scuola, amicizie tinte di colori forti, intensi, colori generati dall’adolescenza e da quanto di profondissimo e coinvolgente essa  porta con sé; perché l’adolescenza non è solo una stagione di passaggio, bensì il primo capitolo della vita adulta, la stanza degli alambicchi nelle quali se ne stanno mescolate assieme (per lo più alla rinfusa) tutte le orme fondanti della vita e delle persone che verranno.
Le mie storie riguardano soprattutto amicizie “maschili”, che, per quanto mi riguarda, sono state di numero  più rilevante rispetto a quelle femminili, questo per una serie di motivi che nel tempo ho ben compreso e disvelato a me stessa, ma con cui ora non vi voglio tediare e appesantire.
Ho sempre pensato e penso tuttora che l’aver potuto coltivare amicizie maschili così profonde sia stato un privilegio per la mia esperienza prima e per la mia formazione poi, e pazienza se nove volte su dieci quelle amicizie sono arrivate a tingersi di coloriture sentimentali, quasi sempre  lasciate poi decantare e diluire in una sorta di tenerezza affettuosa e fraterna. Questo ricorrente elemento di sentimentalità non toglie alcun valore a quelle esperienze e non dimostra nulla, nessuna ovvietà intendo, del genere, ad esempio  “tra un uomo e una donna non potrà mai esserci vera amicizia”, perché amicizia e amore si muovono su di un confine sottilissimo, spesso invisibile, di forme e accenti sempre diversi e, talvolta, per nulla individuabili.
Mi è sempre piaciuto pensare che l’adolescenza sia rappresentata al meglio dal titolo di quel romanzo di Conrad,  "La linea d'ombra”, perché di ombre è piena l’adolescenza, ma non di ombre necessariamente cattive, bensì di ombre intese come figure incompiute, di disegni appena tratteggiati, ancora da definire e colorare, ma già assolutamente personali, esclusivi, originali ed irripetibili.
E, come per il titolo di Conrad, c’è un’immagine nei miei ricordi che mi appare perfettamente rappresentativa di quel periodo ed è la visione di certe rare mattine nebbiose delle stagioni di mezzo, quando coprivo a piedi il percorso da casa a scuola: la nebbia sembrava destinata a governare tutte le ore del giorno e poi, invece, si dissolveva sempre in un’ora al massimo.
Io credo sia necessario ripensare ogni tanto al  difficile momento del passaggio della nostra linea d'ombra, e farlo sempre con la massima onestà, evitando di farsi catturare dalle semplificazioni che acquietano l'anima e le domande, esercitando costantemente il sentimento della coerenza, non intesa come esercizio astratto, bensì come fedeltà ai ricordi.
Perché ricordare con onestà serve anche a non perdersi.

10 commenti:

  1. Bellissimo post, condivisibile.
    L'adolescenza è la base portante della vita adulta, è quella che dà l'impronta all'individuo che si sta per diventare, la sorgente cui si attingerà sempre.
    Mi accomuna a te il fatto di avere sempre avuto in prevalenza amicizie maschili, probabilmente per le stesse ragioni cui accenni.
    Cristiana

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    1. cara Cristiana, sono felice di averti trasmesso "sentimenti ed esperienze" condivisibili, davvero

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  2. sono sul filo delle stesse meditazioni, ma in me c'è anche un rincrescimento amaro , che cerco di stemperare col buon senso, se no fa male, di tante cose che avrebbero potuto essere diverse, di tanti incontri che avrebbero potuto essere più coltivati..... di tutto ciò che "avrebbe potuto essere".... e poi c'è il rimpianto per i momenti belli e intensi che mancano nella vita di ora.

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    1. Tutto nella vita poteva essere diverso o andare diversamente, e io credo che questo valga anche per chi è baciato mille volte dalla fortuna, ma il tesoro dell'esperienza e del ricordo va comunque tenuto da conto, sempre

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  3. C'è una sottilissima logica assordante nel tuo post odierno, condivisibile come dice Cristiana. Anche la mia adolescenza è costellata di amicizie affettuosissime con ragazzine della mia età, quasi tutte finite sentimentalmente con legamucci che sapevano di innamoramento reciproco. Non succedeva mai niente, ma questa era la cosa bella dello spettacolo: quel "tira-tira" che ti faceva bello ogni momento passato insieme. Tutto uguale fino ai sedici anni, quando è entrata dentro la mia vita lei, la grande amicizia particolare, che vista a distanza di tanti anni mi appare sempre più per quello che era per entrambi: l'ingresso nella vita, il grande amore che non dimenticherai mai, che è dentro di te, anche adesso ancora a venti anni dalla morte di lei.
    Oggi mi sorprendo a chiedermi come sarebbero stati i miei venti anni di vedovanza in assenza corporea di una simile donna e mi viene la pelle d'oca per lo spavento.
    E perché non avvenne nulla...o quasi nulla? Perché entrambi pensammo che l'amore dai e dai finisce e noi avremmo distrutto la cosa più bella che insieme avevamo costruito: un'amicizia eterna. Questo è per me.

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    1. "C'è una sottilissima logica assordante nel tuo post..."
      Quest'è bellissima e nessuno mi aveva mai scritto niente di simile!
      :-)

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  4. Io penso che l’amicizia tra un uomo e una donna sia un sentimento molto contrastante, un po’ ambiguo, fatto a volte di seduzione e complicità, con quel senso di inaspettato che lo rende comunque più avvincente, interessante e stimolante. E' una sorta di "amicizia amorosa” che se corre su binari regolari, senza eccessivi coinvolgimenti fisici, può durare a lungo. E’ chiaro, però, che il fattore puramente fisico nel rapporto esiste, non si può negare : si sa che in natura i sessi opposti si attraggono, magari in senso univoco, ma l'attrazione è sempre presente. Ed è ciò che rende più difficile il rapporto di amicizia, a meno che non si riesca a sublimare quella carica erotica. Ricordo che sul desktop del mio computer dell'ufficio (quando lavoravo)avevo installato una bella madonna di Antonello da Messina, la quale più che “salva schermo” per me era diventata “salva amicizia”; mi rivolgevo, infatti, alla sua misericordia ogni qual volta le tentazioni quotidiane per la mia bella collega si facevano sentire più forti ed insistenti. E devo dire che funzionò! :-)

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    1. In ogni amicizia vera c'è una forma d'amore, tocca farsene una ragione...

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  5. Sai che io sono una sostenitrice in prima linea dell'assunto/ovvietà "non può esistere amicizia fra uomo e donna"...
    Come nel tuo caso, questa profonda convinzione viene dall'esperienza. Troppe volte ho visto delle belle amicizie prendere derive anomale...e ci metto anche la mia parte, le mie responsabilità, benineteso.
    Solo che trovo "facile", quando c'è un affetto profondo, scivolare da un abbraccio a un bacio, da una stretta di mano ad una carezza.
    No problem, se uno/a è single, ecco.

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    1. E io sono d'accordo con te e ripeto quel che ho risposto a Remigio:
      "In ogni amicizia vera c'è una forma d'amore, tocca farsene una ragione..." e aggiungo: il resto lo vedi di volta in volta.

      Mi piaci: non giri attorno alle cose, ma neanche le neghi o "fai finta di"

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