martedì 15 maggio 2018

remando contro

Com'era timida mia madre in quella foto a poco più di trent'anni. Si vedeva che voleva sembrare composta e non le veniva naturale davanti alla macchina.
Portava un vestito elegante, credo di velluto di seta, con minuscoli disegni geometrici. 
Bella, con i capelli tutti indietro, tante minuscole onde sulla nuca e due fermagli invisibili. 
Semplice, come sempre.
So per certo che la sua timidezza, così evidente nella foto, era un puro imbarazzo dell'apparire, ché l'apparire per apparire non le è mai piaciuto. Dietro il sorriso imbarazzato si intuisce però la sua saldezza, il suo rimanere sempre con i piedi fissati sulla pedana della concretezza, a fronte dei sogni (tanti) che le girano nello sguardo,  diluiti in una malinconia grande ed espressiva, una sorta di pensiero vivo e bruciante, che ha cercato di nutrire per tutta la vita con un'infinita voglia di sapere.
So che si è misurata con tutto ciò che è andata conoscendo nella sua non lunga vita. 
Di lei ho ammirato sempre la capacità del giudizio e del dubbio, soprattutto il dubbio dei momenti in cui si trovava di fronte a scelte più distanti di altre dalla sua esperienza. 
E ciò accadeva soprattutto per le cose sulle quali discutevamo di più, ed erano discussioni davvero accese: è che c'erano fronti sui quali non poteva arrendersi, perché ne avrebbe risentito il suo ruolo di madre,  oggi lo comprendo, lo stesso ruolo per cui non poteva mostrarsi men che ferma. 
Eppure (è accaduto) riusciva a fare sua anche l'esperienza di un tempo giovane e ribelle- il mio- che dal suo si staccava ogni giorno di più: lo intuivo da  accenni velati, mai troppo diretti. 
Io ero per lei la figlia da educare, ma so che nessuno ha amato la mia libertà più di lei, persino quando le ha remato aspramente contro.
 

18 commenti:

  1. una volta il pudore era una forza

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    1. Bellissima e verissima affermazione, il pudore era espressione, volto della dignità

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  2. mia madre non ha mai amato farsi scattare foto. e anche nell'album di nozze è sempre scontrosa, guarda il fotografo con cattiveria. di lei ci rimangono pochissime foto. a parte quelle di quando ero un bambino non mi sono rimaste foto che mi ritraggono con lei. sulla sua lapide c'è la foto della carta d'identità.

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    1. Non so se è un peccato. A lei andava bene così. lo vivo come uno stimolo cerebrale e rivolto ai sogni.

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    2. però è bello cercare il mondo degli altri nei loro volti, anche soltanto attraverso una foto

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  3. Purtroppo, per me è stato il contrario e non ho saputo ribellarmi
    Mi è servito però , ad educare mia figlia e ad avere con lei un ottimo rapporto.
    Ciao.
    Cristiana

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    1. Io non sono riuscita ad avere un rapporto pacifico con mia madre, anzi...
      Però, ho capito che contrastarmi, anche duramente, è stato per lei un dovere, un impegno che sentiva di dover mantenere, anche quando non era sicura di doverlo fare.
      Storie di altre generazioni...

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  4. La timidezza..."l'imbarazzo dell'apparire" sono sentimenti e modi di essere in via di estinzione.

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    1. Io credo che, in generale, prima ognuno tenesse più alla propria verità che alla propria apparenza

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  5. Un'altra generazione. Da rimpiangere per molti versi.

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  6. La riservatezza e la discrezione oggi sono considerate virtù antiquate. Io credo appartengono oggi come nel passato a coloro che hanno un anima importante, come tua madre.
    Ciao, Stefania

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    1. Oggi ci si sputtana sulla pubblica piazza in nome della sincerità e della spontaneità...ci vorrebbero più dizionari della lingua italiana a spiegare il senso ed il valore dei concetti espressi dalle parole, forse.
      Grazie e benvenuta qui, Stefania

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  7. Non immaginavo che tu conoscessi mia madre. Per certi versi ne hai fatti il ritratto. Anche lei pudicamente schiva -e mio padre le scattava foto da ogni lato, più di diecimila, a lei, a mio fratello, a me- quasi sempre di profilo, e più la chiamava e la pregava di girarsi più lei spostava un'anca e si metteva di lato, così che abbiamo una serie di primi piani del suo magnifico lato B, ma pochissime del suo splendido sorriso, solo quelle di lei con mio fratello piccolissimo o con me, foto che odiava perché aveva chili di ciccia di troppo, quale orrore, ma sorrideva beatamente a lui o a me. Mio fratello l'ha trovata appena ventenne, era più furbo di me e se la giocava con un sorriso e quel suo paraculissimo "mammarè tu ci hai sempre ragione".
    Io ero un riccio, un porcospino e lei aveva tredici anni di più. Io sapevo dire solamente "NO" e lei me le suonava col battipanni, ma non menava forte.
    Poco prima che morisse -aveva 88 anni- mi confessò che non sarenne stata mai capace a darmele con le sue mani.
    La vita me l'ha data una volta, ma l'avrebbe messa in gioco ogni giorno.
    "Un'altra generazione. Da rimpiangere per molti versi."
    Ha scritto una tua lettrice.
    Vero.

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  8. La mia mamma hippie nelle foto era bellissima...mi incuteva sempre una gran soggezione.
    Ma c'era scritto proprio tutto quello che sarebbe venuto, nei suoi occhi.

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    1. negli occhi di chi sa vedere si riesce a leggere il mondo
      un abbraccio, Gioietta

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