mercoledì 13 giugno 2018

epitaffio del pallone e della coda di paglia


sottotitolo: ricordi e rappresentazioni di ieri e di oggi

Ricordo ancora come si allarmava inaspettatamente, per motivi che a molti sembravano indecifrabili, tanto da lasciarlo solo nella sua veste di indefesso polemista.
In verità, si allarmava e si irritava quando si vedeva riflesso in qualche storia, quando captava nei discorsi accenni negativi che potevano essere i suoi, particolari su persone alle quali si sentiva istintivamente legato nelle affinità negative.
Arrivava ad adirarsi anche: succedeva quando inciampava in questi riflessi della sua ombra scura, capitava allora che la sua rabbia si facesse impenetrabile, facendogli drizzare la coda come un animale attaccato.
Accecato com'era dalla superbia e dalla vanità non riuscì ad immaginare che qualcuno sapesse tradurre e comprendere l'origine delle sue permalosità, delle sproporzionate e  ridicole alzate di risentimento, che si trasformavano puntualmente in infinite autodenunce delle sue storture caratteriali. 
Guardava la vita sempre attraverso un prisma opaco per essere sicuro di non vedere altro da sé, gli piaceva sostare nelle dorature delle migliori cornici, atteggiandosi ad eroe romantico, con una sostanziosa venatura tragica,  che, si sa, quand'è eccessiva, suona sempre falsa e ridondante.
Del melodramma in musica era realmente appassionato e cultore e non so quante volte mi sono detta che quella era la sua dimensione più congeniale.Peccato che il mondo dell'opera e dell'operetta sembri facilmente ridicolo fuori dal palcoscenico...
Una volta gli chiesi: ti sarebbe piaciuto vivere nell'ottocento, vero?
Mi guardò e rispose: certo!
Appariva complesso ai meno acuti, mentre i più sinceri e pragmatici lo liquidavano spesso con un: e dai, finiscila, sei sempre lo stesso!
Riuniva in sé tratti ascetici e tratti barocchi, tra loro in perenne conflitto. In realtà, pescava in molti pozzi ed in altrettanti stili, saltellando meglio di un canguro in ricostruzioni storiche a suo uso o consumo.
Era lui stesso la sua tragedia, ma non poteva ammetterlo, piuttosto era il resto del mondo a sbagliare, nel momento in cui mancava di attribuirgli un'ossessiva attenzione e un devoto apprezzamento.
L'ineluttabilità, il fato e altre fattispecie attinte al soprannaturale erano le ragioni di ogni suo fallimento: santificavano le sue incapacità e le innalzavano al rango di "incomprensioni altrui".
Ancora oggi è proprio la misura tragica&eroica quella che più di tutte lo ammalia, donandogli quell'aria tra il vanitoso e il sostenuto, convinto, come tutti i ciechi esistenziali, che il riso e persino il semplice sorriso capitino solo sulla bocca degli stolti.

10 commenti:

  1. Prosopopea e vanità rendono cieco l'essere umano.

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    1. Cecità è proprio la parola giusta!

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  2. chi non sa ridere non è una persona seria, di serio ha solo problemi.
    :)
    massimolegnani

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  3. Sembra che te lo sia inventata tu -complimenti- un tipetto così. Invece il mondo è pieno di code di paglia, di gente che mette il muso perché tu non presti ascolto alle loro stronzissime stronzate, senza le quali a parer loro non riusciresti mai a sopravvivere. Ed ecco che ti ancorano al porto dei trinaricciuti. "Quello è uno stupido, non ci parlare. Pensa che preferiva parlare al telefono con Maria Grazia, piuttosto che discutere con me sulla corposità di Ntoni Malavoglia."
    E certo! Io alla sera mi andavo ad infrascare con Maria Grazia, mica con Ntoni Malavoglia.

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  4. Inventato? assolutamente no! come hai scritto tu, carissimo: il mondo è pieno di gente così.
    Piuttosto, io ho fatto un collage, attingendo nel passato e nel presente, di tutti gli eroi mancati che ho conosciuto, più o meno da vicino.
    Alla fine, messi insieme, con tutte le loro affinità elettive/negative, hanno dato corpo e forma ad un personaggio unico e tragicomico.
    Mi è piaciuta la tua chiusa, molto! hai illuminato un ulteriore aspetto di questi eroi perdenti: la necessità di denigrare gli altri quando non riescono a "discepolizzarli".

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  5. Ma se a un tipo simile un giorno gli si aprissero gli occhi cosa farebbe? Anche se so che questo tipo di cecità è del tutto inguaribile. O forse una donna potrebbe?

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    1. Sai, Alberto carissimo, io credo che l'ultima cosa da fare per una donna sia di prendere a cuore una causa così: c'è il serio pericolo di diventare infermiera a vita dell'Ego altrui e rimanerne schiacciata.

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