lunedì 6 agosto 2018

torneranno i tulipani



"E' lo stupore che ci fa conoscere, le idee invece creano idoli"

 Gregorio di Nissa

La frase riportata qui sopra esprime e descrive in termini di religiosità la disposizione allo/di stupore dell'animo rispetto al sacro, ma può essere estesa anche in tanti altri ambiti. Di certo, lo stupore è sempre  un atteggiamento positivo,  profondamente ispirato dal desiderio di conoscenza, perché la capacità di stupirsi ricorda molto  da vicino l'atteggiamento  amoroso: un perdersi, un perdere i propri confini, ripartendo dalla meraviglia, dallo stupore appunto, come se si tornasse al principio di tutto.
Lo stupore ci permette di incontrare la forma, il pensiero e l'emozione di un altro come  se fosse la nostra, è uno sciogliersi per comprendere e ricomprendere, senza dimenticarsi di sé stessi.
Ho scelto di utilizzare questa frase di Gregorio di Nissa all'inizio di una storia, ispirata da un racconto pubblicato sul blog "ore a rovescio": tulipani e panettoni    

...E fu proprio lo stupore a  portare  Giacomo a misurarsi con Laura come se quello fosse il suo momento d'inizio della conoscenza del mondo altro da sé.  
Soprattutto per questo, Laura, così diversa da lui, senza un evidente peso del passato portato indosso, senza valigie da svuotare e senza rimpianti ricorrenti, fu subito agli occhi di Giacomo attraente: sembrava impastata di solido presente.  
Giacomo, al contrario,  era uno che si era sentito sempre gravato dal passato e non solo dal suo, uno che pensava di non poter trovare nessun posto veramente nuovo e nessuna vita veramente sua fin dall'inizio.
"hai troppe radici"- gli aveva detto un amico, il suo migliore, e gliel'aveva detto con una vena di ironia mista a compassione: l'amico  era stato sincero come solo un amico disinteressato  sa essere- "avresti bisogno di andartene, di cercare altrove una vita che sia solo tua, solo dopo potrai riconciliarti con le tue radici, se ne avrai ancora voglia"
Ecco, Laura era una così, apparentemente senza radici, ma solida, tanto solida da riuscire a far convivere la sua naturale brillantezza con una punta costante di  nostalgia, un retrogusto lieve ma preciso negli occhi: nostalgia di cosa non era dato sapere.
Giacomo incontrò Laura  in una serra, dove era andato ad ordinare alcune piante per il micro-giardino della sua nuova casa: finalmente una casa sua, lontana dalle sue  precedenti esistenze. Laura gli aveva proposto una coloratissima serie di tulipani,in particolare alcuni, i più belli, screziati in punta di corolla: subito lo aveva avvisato "ci vorrà tempo e pazienza per vederli fiorire come si deve".
Strano, pensò Giacomo, sembrava che la fioraia sapesse qualcosa della sua  ansia di avere  presto un giardino  "come si deve",  una barriera fragile di foglie e rami e, insieme, un ponte da attraversare con leggerezza per andare  verso la nuova città.  
"A me piacciono molto i tulipani"- aveva aggiunto Laura- "mi piace vederli venire su, salire dalla terra pieni di colore, portando così sfrontatamente il loro casco colorato sul gambo troppo magro,  facendosi forza sulle foglie come fossero ali...i tulipani sono fiori coraggiosi", aveva concluso ridendo..
"Così dovrò essere io- pensò Giacomo- coraggioso come un tulipano, magari anche ridicolo sul mio stelo troppo magro: dovrò camminare nel mondo con la mia corolla vivace che s'apre al cielo"  
Poi, rivolto a Laura, aveva aggiunto "...e quando non sarà più stagione di tulipani verrò  a comprare altre piante, mi lascerò consigliare da lei".
E Laura "...no, sarà meglio attendere: i tulipani tornano,tornano sempre".
Laura pronunciò la frase con  un senso di affettuosa comprensione, non saprei dire se verso Giacomo o verso i fiori e il loro ciclo vitale". 
A Giacomo la frase sul ritorno dei tulipani parve piena di tutto il senso che in quel momento gli serviva. Intuì il senso della pazienza e dell'attesa, la necessità di dover usare entrambe assieme al coraggio per ricominciare, ché tanto i  tulipani sarebbero tornati, perché "i tulipani sono fiori coraggiosi". 



4 commenti:

  1. intanto mi piace l'importanza che attribuisci allo stupore, ne fai, con l'aiuto della citazione di Gregorio di Nissa (chi era costui?), premessa della conoscenza, prerequisito per un sano innamoramento.
    poi mi affascina come tu abbia masticato a lungo una mia frase, tratta da tutt'altro contesto (erano riflessioni su una foto), per tutto il tempo necessario, direi, perchè divenisse un tuo racconto e quelle stesse tre parole la chiave di speranza.
    apprezzato il racconto, brava tu e onorato io :)
    massimolegnani

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    1. Su Gregorio di Nissa,vescovo e teologo greco, troverai facilmente notizie sul web; io lessi diversi anni fa questa citazione, che mi appare ancora modernissima, attuale come poche.
      Sono contenta che ti sia piaciuta la storia, a me sembrava un po' troppo "campata in aria": per questo l'ho tenuta in cantina per tanti mesi...
      Grazie, Carlo, e per l'ispirazione, e per le parole.
      Un abbraccio

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  2. Risposte
    1. Volevo ringraziarti per un complimento così...così...così...
      oh! oh! oh! non mi viene la parola giusta!
      E' che quando ho cliccato sul tuo nome è comparsa una pagina dedicata ai finanziamenti, anzi, ai finanziamenti tra privati: un invito? una richiesta? una cazzata e basta? propendo per l'ultima ipotesi: l'ipocrisia non è il mio forte...

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