venerdì 5 ottobre 2018

la Forma dei Sogni


...da un certo punto di vista forse è vero che la maggior parte delle donne mi attraggono.
Perché ogni donna è portatrice di una qualche forma di fascinazione.
E la bellezza non ha niente a che vedere con questo.
E’ vero che ci sono alcune donne, alcune anche molto belle, che mi provocano una sorta di “repulsione erotica”. Non molte effettivamente. Le altre le trovo generalmente attraenti.
Ma ce ne sono alcune, pochissime, che mi emozionano, mi sconvolgono, mi fanno squagliare emotivamente: sono davvero poche e possono essere molto diverse tra loro, probabilmente perché la loro attrattività non dipende da una particolare caratteristica fisica, ma da qualcosa di più indeterminato, che emana dallo sguardo e dal modo di parlare o di muoversi,
R.


foto di Pascal Renaux
caro il mio dongiovanni recidivo, a me pare che il tuo immaginario universo femminile sia fatto di polvere, pronto a dissolversi al primo soffio di vento.
A volte, quando mi racconti di te, ho la sensazione di ascoltare un osservatore-punto-e-basta, né più e né meno di uno scienziato pieno di energie e curiosità scientifiche sui coleotteri o su che so io. Raramente ho colto nei tuoi sfoghi un cenno, una traccia anche puramente teorica di un modello di  donna che potesse rappresentare la "speranza" del un tuo mondo sensuale e fantastico, una figura nella quale riunire e incarnare le aspirazioni dei bisogni inappagati.
Eppure ti conosco da una vita, dai tempi della scuola, e la confidenza tra noi è stata sempre grande, inusuale e, così credo,  preziosa.
Nei tuoi racconti non sono mai riuscita a visualizzare i contorni precisi dei tuoi bisogni.
Pure io non penso che davvero ti piacciano banalmente tutte le donne, così come magari certe volte vorresti far credere, piuttosto ho un'altra impressione: la polverizzazione della tua attenzione verso infinite direzioni e la mancata individuazione di una rappresentazione femminile sufficientemente appagante, mi fanno pensare ad un'inabilità a scegliere.
La paura di misurarsi con i sogni, di lasciarsi "fregare" da loro anche, la paura di risvegliarsi brutalmente alla realtà e alla sua miserevole distanza dai bisogni interiori non è una scusa sufficiente a spiegare, a compatire, e neanche a risolvere il tuo frenetico andare e venire. Vorrei dirti: non temere i sogni, sono l'unica ricchezza senza fine che ci è dato di spendere.
Vedi, io soffro della malattia opposta alla tua: sono eccessivamente capace di sognare e nei sogni cerco di definire la mappa dei miei bisogni. Però, pur pienamente consapevole della natura puramente virtuale dei sogni, io sento di possederli in me, sento di saperli generare e far crescere, sento che essi rappresentano una sorta di volontà, di scopo, addirittura di tensione ideale che mi sostiene. Fin da bambina ho usato i sogni per descrivere i miei bisogni e, ancora oggi, penso che, se mi fosse data occasione di incrociare nella realtà un sogno, saprei senza alcun tentennamento che direzione prendere.
Insomma, mio caro dongiovanni, tu vorresti sostenere la parte del gran sognatore, ma, in realtà, io credo che tu non sappia sognare.
Perché non scegliere mai i sogni da sognare equivale al non saper sognare,
S.



11 commenti:

  1. gradevole questo scambio di pensieri, parole dette a mezza voce con una sorta di punzecchiante serenità che annulla la severità delle critiche di lei a lui.
    non mi chiamo R. nè per vero nè per finta, ma mi ci ritrovo parecchio nelle sue parole.
    ho la sensazione che la spiegazione al modo di sentire e di agire di R. tu la sfiori solamente (posto che S. sia tu) quando gli muovi il rimprovero di essere "un osservatore-punto-e-basta". La contemplazione è un passaggio fondamentale per tipi come R. (e come me), quel lasciarsi invadere da ciò che si vede, quell'assorbire istintivamente da quel che si guarda (fiore o donna o evento) i dettagli piacevoli ("qualcosa di più indeterminato, che emana dallo sguardo e dal modo di parlare o di muoversi") e lasciarsi pigramente attrarre da questi. è un passaggio, una fase che io definisco ecumenica o quasi, a cui poi seguono le scelte più meditate.
    massimolegnani

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    1. Condivido moltissimo di quello che scrivi e apprezzo la tua capacità di fotografare il clima di "punzecchiante" (mi piace molto l'aggettivo che hai scelto) serenità, un clima che forse si potrebbe definire anche "cameratismo" o, con una parola che riassume tutto, amicizia, un' amicizia complice e sincera.
      Confermo: S. sono io, il post riprende le chiacchiere con un amico di vecchia data.
      Concordo dunque con il tuo pensiero e non ho nessuna difficoltà "ad immedesimarmi nella tua immedesimazione", anche perché non trovo nulla da ridire sullo spirito che anima la giovinezza di molti uomini e molte donne,ci mancherebbe! non sono mai stata bacchettona: proprio non potrei, neanche se lo volessi.
      Concordo con il tuo pensiero, ma devo precisare che R. viaggiava fuori-fascia anagrafica per quel modo di vivere da calabrone e si stava incamminando per una via priva di direzione/consapevolezza di sé, cosa ben diversa da un passaggio "evolutivo", da "una fase ecumenica" (riprendo le tue definizioni perché le trovo più che condivisibili, direi perfette!) che è assolutamente salutare attraversare per arrivare alla consapevolezza dei propri desideri (n.b.: salutare per gli uomini e per le donne alla stesso modo).
      Grazie ancora per questo contributo, Carlo, a presto!

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  2. Ciao Sabina,
    non conosco Mister R. ma credo abbia ragione su tutta la linea. Saper sognare o meno, non è una scelta ponderata, non ho mai sognato a occhi aperti e, a dirla tutta, non ho mai nemmeno collezionato sogni onirici degni di nota, la cosa non mi ha creato problemi, tutt’altro.

    Sono molti gli uomini che provano “repulsioni erotiche” nei confronti delle bellissime, altrimenti dette “strafiche”, un fenomeno oggetto di studio, da tempo, da parte di psicologi e terapeuti. La strafica tende a far sesso con se stessa, intendo anche quando ha un partner, una sorta di processo di “auto beatificazione”, cosa che non sviluppa la chimica nemmeno nelle fasi della conoscenza.

    Ha ragione anche quando attribuisce a ogni donna una forma di fascinazione, esistono donne non bellissime capaci di “sparare” feromoni irresistibili. Classe e charme fanno il resto.

    Perdonami ma non credo che un uomo capace di confessare: “Ma ce ne sono alcune, pochissime, che mi emozionano, mi sconvolgono, mi fanno squagliare emotivamente”, possa essere considerato un calabrone oppure un uomo farfalla. A me pare il contrario.

    Ps: ho cambiato il pc e ho perso alcuno dati, tra i quali l’elenco dei blog preferiti, ti ho ritrovata su google, ti consigli di linkarti sempre quando commenti in giro, la cosa potrebbe anche aiutarti a incrementare visitatori e commentatori in questo tuo interessantissimo “salotto”.

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    1. Caro TADS, terrò presente il tuo consiglio e inserirò sempre il link: grazie per avermelo segnalato.
      Ma veniamo al punto, poiché credo di dover precisare un po' di cosette e, per maggior chiarezza, cercherò di farlo seguendo la traccia del tuo commento.
      Sai, "saper sognare" non significa sognare ad occhi aperti, piuttosto nutrire dei desideri e cercare di dar loro una forma che corrisponda/porti verso una conoscenza più approfondita di sé e dei propri bisogni.
      Le "strafiche"...non me ne occupo e, sinceramente, non mi occupo neanche degli stra…? (come si potrebbe dire degli uomini? ecco la solita “disparità” linguistica e concettuale!); neanche il mio amico credo se ne occupasse più di tanto, sennò non si sarebbe impelagato in certe conversazioni, piuttosto avrebbe liquidato tutto con “poche chiacchiere, faccio, consumo e passo oltre...”.
      Sono convintissima anch'io del fatto che "ogni donna ha una forma di fascinazione…ecc…ecc…" e ciò vale tale e quale per gli uomini, te lo assicuro: un bellissimo cretino diventa un bruttissimo cretino dopo due minuti appena di chiacchiere sciocche e/o mediocri.
      La definizione di calabrone non è esattamente quella che io avrei scelto per descrivere l’atteggiamento di R., perché la mia critica, assolutamente affettuosa e dettata da una lunga e profonda amicizia, mirava a sottolineare la sua difficoltà ad entrare in relazione profonda con una donna, che è cosa ben diversa dall’ammirarla o dallo sciogliersi emotivamente per lei, non so se mi spiego con sufficiente chiarezza. Entrare in relazione profonda con una persona non significa necessariamente arrivare ad un punto di “conclusione certificata” (leggi matrimonio e affini), piuttosto trovare le chiavi per un confronto che non diventi mai un semplice e a volte squallido scambio di gentilezze e favori, (sessuali e non), di ricatti e di ripicche (anche queste sessuali e non). Io, per dirla con semplificata franchezza, volevo spingerlo a conoscersi meglio per riuscire a scegliere, per non rimanere sempre e solo preda di questo entusiastico ed inarrestabile processo di beatificazione dell’apparizione del momento.
      Comprendo che sono tutti discorsi che rischiano di apparire banalissimi e di pescare tragicamente (orrore!) in stereotipi di contrapposti universi: di qua gli uomini, di là le donne. Però credo ci sia sempre un momento in cui un uomo o una donna (insisto nel sottolineare l’ omogeneità di possibilità tra i due generi), pur continuando a vedere con gli occhi, a sciogliersi emotivamente (e anche a fare ancora di più…), diventa capace di descrivere con più chiarezza i suoi bisogni affettivi e di intercettarne la traccia in una persona piuttosto che in un’altra. Non sto facendo un’apologia dell’amore perfetto, improntato a regole auree, da inseguire fino al martirio ( azz!) e via discorrendo: sto parlando di scelte, della capacità di concepirle, sto parlando della capacità di desiderare con convinzione, non solo perché accecati dall’ennesima visione…
      Credo che dopo aver attraversato il confine della consapevolezza, possono ancora piacerti tutte le donne o tutti gli uomini, ma non possono più tutte/i farti sciogliere emotivamente: perché il mondo delle emozioni è un patrimonio unico, originale, che distingue ogni persona dall’altra.
      Chissà se sono riuscita a chiarire il mio pensiero…

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    2. ancora per TADS:
      la definizione di calabrone, da me utilizzata nella risposta a Carlo, è sicuramente più "filmica" che concettuale: per questo l'ho ripudiata nella risposta al tuo commento.
      Sai, a volte ricorro a frasi-immagini per velocizzare un discorso, ma la parola-immagine è sempre pericolosa, anche perché arriva al destinatario priva delle necessarie sfumature.
      Ciao!

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    3. sei stata chiarissima, ciò che scrivi lo condivido in pieno, ovviamente se contestualizzato, come in questo caso.

      credo sia un problema di termini, quelli che tu chiami sogni per me sono obiettivi, aspirazioni, traguardi... certo, questi li abbiamo tutti, così non fosse sarebbe la fine. Superfluo chiarire il valore reale della forbice.

      grazie per la piacevole conversazione. Buona serata.

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  3. Curioso questo post (niente...o leggo e scrivo dal cellulare o non riesco a vedere il tuo blog dall'ufficio), inizialmente pensavo..."questo tizio habun pensiero simile al mio"...poi proseguendo "cavolo... Il ragionamento di lei, fa veramente poche pieghe" e quindi alla fine mi è rimasto un "Non so sognare" o_0

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    1. ...ma dai! secondo me sei troppo pessimista!
      E comunque rido: il tuo commento sembra un fumetto, con i vari riquadri e la tua espressione che cambia da una scena all'altra...troppo forte!

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  4. Un post sulla difficoltà dei rapporti uomo-donna che arriva dai tempi della discesa delle scimmie dagli alberi in fiamme(non da Adamo ed Eva, signorina; io non ci ho mai creduto).
    Eppure un post sui bisogno di sognare per vivere meglio.
    Sognare: questo ho sempre fatto fin dai miei tenerissimi inizi da bimbetto che si innamorava ogni volta che iniziava un anno scolastico. Ero innamorarello e non ho mai avuto difficoltà a far capire come stavo ad una ragazza.
    Per questo no capisco tutti i ghirigori del ragionamento del tuo vecchio amico. Mai avuto problemi con le strafiche, anche se loro sono abituate a dominare l'uomo come uno schiavo. Semplicemente io mai lo fui e così riuscivo ad uscire indenne dalle loro grinfie. Ma che sarebbe la vita senza ragazze? Cosa sarebbe la vostra senza ragazzi? Una cosa vuota e moscia come un sacchetto vuoto.
    Inoltre i miei complimenti: il pezzo è scritto gradevolissimamente e si legge di corsa.

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    1. Grazie, innanzitutto, per gli apprezzamenti, carissimo.
      Quanto al tuo commento...è un distillato del Iacoponi-pensiero, non poteva essere formulato diversamente da così, lo affermo in senso totalmente positivo: anche quando non condivido alcune cose, trovo nelle tue espressioni una linea ferma, coerente, determinata, che mi piace molto, tutt'altra cosa rispetto a certi/e lamentatori/trici professionali.
      Infine, sottoscrivo pienamente:
      "...Ma che sarebbe la vita senza ragazze? Cosa sarebbe la vostra senza ragazzi? Una cosa vuota e moscia come un sacchetto vuoto...."
      Tschüss bis bald!

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