giovedì 8 novembre 2018

res est solliciti plena timoris amor (Ovidio) / 1


Davide e Irene erano stati per qualche anno compagni di banco: all’inizio solo perché lei si trovava meglio con i maschi e a lui andava bene così.
Davide era istintivamente simpatico: il classico ragazzo di buon carattere, un compagno amichevole e sereno, (questo almeno si intuiva, ché del resto era difficile dire, come spesso è per i ragazzi molto giovani). Di  fisico sottile e "ragazzino", con la pelle scura di un velluto profondo, Davide era molto coccolato da gran parte delle sue compagne di classe, che lo preferivano sia per il carattere estroverso e amabile, sia per le guance morbidissime, frequente oggetto di pizzicotti teneri e prolungati.
I due compagni di banco erano diventati molto amici, a tratti avresti detto "compari": si aiutavano molto, ognuno per la parte in cui riusciva meglio, scopiazzando quando serviva, uno dall'altra e viceversa, al punto che il loro rendimento scolastico era volato in alto su tutte le materie.  Tutto questo non era sfuggito, per esempio, all'insegnante di latino e greco, che un giorno, con espressione malignetta assai, rinfacciò apertamente ad entrambi quel risultato "in comunella", gettando i due amici in uno sconfortante imbarazzo.
Dopo la maturità, i due compagni di banco si persero di vista per qualche anno e si incontrarono di nuovo, poco più che ventenni, su di un autobus affollatissimo: un saluto affettuoso e scoprirono in pochi attimi  d’essere rimasti i compagni di banco di sempre, lievi e solidali, nonostante tutto quel tempo in mezzo.
Davide, nonostante la calca infernale, rimediò un foglietto e riuscì a scriverci sopra il suo numero di telefono, poi, accompagnandolo con un "chiamami ,eh?", buttato lì subito prima di scendere in mezzo a quel trambusto, lo chiuse nella mano di Irene. Si erano sorrisi per tutto il tempo, amici sereni, anzi, mi verrebbe da scrivere "soavi", esattamente come erano stati anni prima.
Irene lo chiamò dopo qualche giorno, si misero d’accordo per una passeggiata lungo i viali del quartiere: il sole, le chiacchiere e qualche aggiornamento su ciò che in quegli ultimi anni  era accaduto ad entrambi. Quando s'accorsero delle ore che passavano, si rintanarono a casa di lui, per proseguire nell'aggiornamento sulle loro vite e sugli affanni correlati: Davide viveva ormai quasi sempre da solo, da che i suoi genitori se n’erano andati in un paese vicino.





Due anni prima, appena ventenne, Davide era scappato di casa con una coetanea, in una botta colossale di coraggio. Al ritorno, però, i due fuggitivi s'erano divisi: lui s'era illuso di cambiare vita, di poter affermare nuove libertà, magari andando a vivere assieme, lei, invece,  era ripiombata nel piattume di una qualunque vita da giovani fidanzati, al punto che si erano ritrovati a contrattare  ogni spazio di libertà con i genitori, come se nulla fosse accaduto. Così si erano lasciati e Davide aveva intrecciato una storia tormentata con una donna più grande di lui di dieci anni, una storia profondamente avversata dalla famiglia, in particolare da sua madre.
Irene, per parte sua, era finita in una specie di bitumatrice per vicende familiari dolorose, iniziate con un lutto grave e la conseguente disgregazione della sua famiglia;  in più, da un anno, covava un amore forte e dolente, né più e né meno di una ferita grave e sempre esposta, che se la stava mangiando a morsi. Un disastro insomma.
In un solo pomeriggio, il primo in cui si erano rivisti, si raccontarono ogni cosa e fu come se fossero tornati in banco insieme: le loro storie personali, le ragioni e i sogni stesi come panni al sole della loro amicizia.
S'erano ritrovati confidenti e compagni e, forse, di nuovo un po' compari. 1/continua
(raccontino già pubblicato anni fa su di un altro mio blog, ora rivisitato)

10 commenti:

  1. Speriamo che nella prossima puntata vedano tutti e due un po' di sole.

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  2. ci sono storie che partono da lontano, fanno mille meandri di vita prima di giungere alla attesa conclusione sentimentale non so se per una timidezza-noncuranza dei protagonisti o se per una loro fiducia illimitata sulla durata della vita per cui "c'è sempre tempo, per ora ti so, più tardi ti avrò, senza fretta"
    massimolegnani

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    1. ci sono storie che girano intorno ai protagonisti mentre loro non se ne accorgono neanche...verissima la tua affermazione: "c'è sempre tempo, per ora ti so, più tardi ti avrò, senza fretta"

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  3. Questo me lo ero perso e l'ho ricercato dopo aver letto il seguito.
    Ti sento tranquilla, serena. Stai parlando di te? E tu chi sei, Davide oppur Irene?

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  4. Ancora una volta mi sorprendi e mi incuriosisci con una domanda: perché mai non dovrei essere serena?
    Vuoi sapere chi sono dei due?
    Boh...vediamo poi...
    Ciao, curiosastro!
    🙋

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    1. Perché quando una donna rispolvera certi primi amori, quelli del compagno di banco con cui allora non combinò un gran ché, ma che adesso appunto rimpiange quella timidezza bastarda e infruttuosa, allora è facile capire che sta autobiografando.
      Dai mocciosetta, scrivo pure io.......

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    2. Non ti rispondo su tutto, non ora, ma una precisazione è d'obbligo: se io fossi Irene, alla luce della mia situazione sentimentale attuale, non potrei avere mai veri rimpianti,perché oggi so d'avere il mio punto d'arrivo davanti a me, in carne ed ossa, ed ogni altra possibilità, prima o dopo di questa, sarebbe qualitativamente inferiore, dunque...

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