mercoledì 18 novembre 2015

il fronte invisibile: lettera ad un amico


Amico mio carissimo, mi chiedi della paura...ti rispondo sì, la paura ci scorre addosso ininterrottamente, è quasi un secondo respiro.
Invade tutto, al punto che io, ad esempio, non ne parlo quasi mai: hai presente i sentimenti troppo grandi per farsi parola? o, forse, troppo grandi per essere digeriti e restituiti masticati?
C'è tanta rabbia anche, amico mio, rabbia nel sentirsi indifesi, chiamati ad un coraggio inutile perché insensato.
Hanno detto, per esempio: il giubileo si farà, perché tutto deve continuare come prima. Quest'ultima cosa è la più insopportabile. Il giubileo come simbolo di continuità della vita quotidiana! E pazienza se la tua vita dovesse andarci di mezzo!
Sarà forse uno sfogo dettato dallo spaesamento, ma non è soltanto questo, ne sono certa.
Questa città ha milioni di problemi irrisolti e, molti, irrisolvibili. E' tuttora ferita da anni di devastazione e saccheggio. E' uno dei bersagli annunciati della carneficina in nome di Allah.
E ora aggiungiamo il giubileo.
Per di più in un clima di paura da far paura, e perdonami il gioco di parole.
Il giubileo! una celebrazione di parte, fino a prova contraria. Proprio di quella parte più sotto attacco, simbolicamente e non. E io che di quella parte, in quelle forme, non mi sento parte? E la mia vita? E quella di tutti quelli che non partecipano al giubilo del giubileo?
A me, cittadina dissenziente, ma senza potere e senza voce, e a tutti quelli nelle mie stesse condizioni chiedono di avere l'orgoglio di sostenere l'iniziativa, la vita che continua...tanto poi a morire sono i comuni mortali...
Ce lo chiedono vivendo qui, qui dove non sono riusciti a fermare gli elicotteri con la pioggia di rose dei Casamonica.
Io non sono d'accordo a mettere in gioco la mia vita per  le celebrazioni di nessuna parte, né politica, né religiosa, né di chicchessia .
Io non sono d'accordo.
Sono proprio incazzata, credimi.
Sono incazzata con questa storia della guerra, del risponderemo uniti.
Sono incazzata a morte.
Chi decide? e per conto di chi? io non sono mica d'accordo.
Siamo alle solite, si parla e si decide sempre sulla testa della gente comune.
Persino il papa, come faceva notare un giornalista che pure non stimo per nulla, P.G. Battista, si è fatto dalla parte della reazione terrorista quando ha detto:  "si aspetti un pugno chi offende mia madre!".
A quando una nuova leva obbligatoria  e la partenza dei giovani per le crociate?
Magari, se sopravvivi, ti danno pure dei crediti scolastici.
Ci chiedono il coraggio per sostenere iniziative che non condividiamo, mentre ancora ci negano il diritto di sapere la verità sui misteri d'Italia.
Ci si può sentire parte in causa se si viene interpellati solo quando bisogna servire le cause decise unilateralmente?
Io non sono d'accordo: all we are saying is give peace a chance
.

4 commenti:

  1. apprezzo l'intensità delle tue parole ma non mi trovi d'accordo con quello che sostengono.
    premesso che non sono credente, quindi non ne faccio una questione di fede, ritengo che la soppressione del giubileo sarebbe un pericoloso segno di resa che avrebbe una risonanza (negativa) mondiale. Mi rendo conto dei rischi che corriamo ma il giubileo è un passo obbligato, cedere su quello sarebbe un invito all'Isis a distruggerci.
    ml (massimolegnani)

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  2. Guarda, caro Massimo, forse trovarsi dentro il pentolone (Roma) ti sposta inevitabilmente il baricentro intellettuale.
    Qui paghiamo un prezzo altissimo in disagi ogni giorno, anche da prima che ne parlassero i giornali, anche ora che non ne parlano più. La nostra vita pesa il doppio per fatica e disagi. Ecco perché questa storia del giubileo, che mi trovava dissenziente già prima degli attacchi terroristici, ora mi sembra del tutto pazzoide.
    La sensazione di non poter dire no perché a decidere è uno Stato-che-sta-sopra-lo-Stato da sempre, (leggi Vaticano al primo Stato e Italia al secondo), mi fa incazzare a tutta birra.
    Premetto che, sia pure a mio modo, sono credente, nel senso che accetto il sentimento della religiosità come parte dell'animo umano, ma non condivido né riti né simboli invadenti.
    La mia critica è proprio su quel "non cedere". Io non riesco ad interpretarlo così. Io vorrei più realismo, sano realismo. Fare il giubileo per dimostrare che non si cede al nemico è, a parer mio, una presa di posizione per principio e qui è di ben altro che abbiamo bisogno ora.
    Forse sono troppo coinvolta per poterla vedere diversamente.
    Forse dovrei pubblicare il resto della lettera, che esiste veramente, ma ne andrebbe del mio privato...privatissimo.
    Grazie per quest'opportunità che mi hai dato.

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  3. non è un tema facile su cui disquisire senza accalorarsi. Io lo capisco il tuo disappunto, pur non vivendo nel pentolone. Vorrei urlare NON IN MIO NOME per tante decisioni stolte. Dalla costruzione/vendita/uso degli armamenti alle guerre di vendetta. Un minimo di buon senso suggerirebbe di rinviare non solo il giubileo ma qualunque manifestazione-evento che sposti masse enormi di persone... Ma, Sabina, pur essendo totalmente d'accordo con te, mi chiedo... rimandare (la qualsiasi) fino a quando? Quando potremo dirci "sicuri"?

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  4. Vedi, @Arnica, io non mi pongo problemi di principio, né di corta e né di lunga gittata. Io vorrei che si ragionasse per l'immediato, usando quella piccola, quotidiana dose di buon senso che ti fa decidere momento per momento cosa è meglio fare per evitare il peggio.
    Il giubileo è, di fatto ed innegabilmente, un momento di simbolismo tout-court e, in quanto tale, sveglia i pruriti guerrafondai delle menti perverse, quelle che sui simbolismi e solo su quelli basano ogni loro "ragionamento".
    Di fronte a questa innegabile e condivisa consapevolezza, credo sarebbe giusto ragionare in termini strettamente terreni, pratici, immediati, lasciando i principi a chi si sente (beato lui) al sicuro comunque.
    Basta, nient'altro.

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