venerdì 13 novembre 2015

l'invidia cattolica non è l'unica possibile


Ascoltavo, mentendo in silenzio la mia opinione o forse semplicemente preservandola, un discorso sull'invidia.
Riassumo qui la conversazione, originariamente in dialetto romanesco, facendo solo alcune precisazioni: B è molto più giovane di A e le due sono molto amiche; tutto questo è utile per comprendere il senso e lo spirito della conversazione. 
A, con aria sollevata: 
"Sto per andare in pensione" 
B, con aria incazzata, (un po' per davvero e un po' per sfottò): 
"Ti detesto per questo, mi lasci sola qui, in quest'ambientaccio! Con chi mi sfogherò?"
A, bonariamente: 
"Dì la verità, sei invidiosa?"
B, come per salvarsi da un tentativo (inesistente) di denigrazione morale:
"no!!! io non conosco l'invidia, è un sentimento che non fa per me! è una cosa brutta l'invidia, roba per gente cattiva"
A, con la semplicità e l'innocenza che le sono proprie:
"...ma che c'entra, uno può desiderare una cosa che non può avere senza essere per forza cattivo..."
B, testarda come una noce di cocco che batte a terra e non si rompe:
"noooo, l'invidia non è da me"
Io ascoltavo muta, riflettendo in silenzio su considerazioni già percorse.
Ma chi l'ha detto che l'invidia è solo cattiva?
Fuori dal catechismo, dai suoi precetti, dalle sue categorie del peccato a cinque stelle, (leggi peccato capitale), tutta roba scritta per essere compresa in modalità elementare dai bambini e dai popoli-bambini, l'invidia senza malanimo non è detto che non possa rappresentare uno stimolo intellettuale, esistenziale e forse anche morale. 
Potremmo dire forse che ammirare un artista ed invidiarne il talento sia indice di malanimo?
Potremmo dire che desiderare/invidiare una condizione di vita più in linea con le nostre aspirazioni coincida sempre e necessariamente con il malanimo, (sempre lui!), verso chi quella condizione possiede già?
Perché guardare con buona invidia a chi sta realizzando o ha già realizzato una nostra aspirazione profonda deve necessariamente coincidere con il voler male a quella persona?
Non è possibile desiderare, sognare, invidiare senza voler male a qualcuno e, anzi, rallegrandosi per la sua condizione fortunata?
Possibile che l'interpretazione di un sentimento così complesso come l'invidia debba essere ancora e soltanto quella mutuata dalla regina Grimilde?
Per aver già troppe volte ragionato tra me e me sull'argomento, per aver capito che ci sono cose/ argomenti/convinzioni che solo se lasciate ammuffire nella loro originaria ed elementare modalità di apprendimento lasciano tranquille le persone piccole e bigotte, per tutte queste ragioni e molte altre ancora sono rimasta in silenzio davanti a quella conversazione. 
In silenzio, sì, anche se avrei voluto dire: sì, A, io ti invidio, ma sono contenta per te che tagli finalmente il traguardo.
Qui sotto, a chiudere, una voce e una canzone che, già partendo dal titolo, vola oltre le ristrettezze del pensiero facile e preconcetto: "Infinito particular", la voce è di Marisa Monte. 


  

4 commenti:

  1. sabina, forse l'accezione negativa deriva non solo dal vizio capitale che giustamente individui... ma dal suffisso latino in che porta a in videre (guardare male). Detto questo, io mi rodo il fegato d'invidia di fronte ai lavori di Rebecca Dautremer o di altre grandi illustratrici/illustratori. Coltivo una appassionata invidia per chi sa suonare uno strumento musicale e per chi sa scrivere... E guarda un po'! Anche di chi ha una vita meno faticosa della mia!
    Credo di essere destinata all'inferno :-/

    RispondiElimina
  2. la forma d'invidia che intendi tu e che condivido è un'ammirazione che trabocca pur mantenendosi bella.

    ml

    RispondiElimina
  3. Avete ragione entrambi, ma a me dà fastidio anche quel modo di dirsi immune da "cattivi pensieri", soprattutto perché la persona in questione lo ha fatto proprio come lo farebbe una beghina che si fa il segno della croce per scacciare il mal pensiero e, un secondo dopo, sta lì a gettar fango sul primo che le capita a tiro.
    Avere il coraggio di ammettere anche l'invidia è un gesto di umanità, oltreché di onestà, quella che in altri tempi si sarebbe aggettivata "intellettuale".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Propongo un "declassamento" generale dei vizi capitali. Perché applicare le attenuanti solo all'invidia ?

      Elimina

Commenti volgari, pretestuosi, completamente fuori tema, o dettati da malumori strettamente personali e/o fantasiosi e, di conseguenza, di nessun interesse né per me, né per gli altri, verranno elegantemente soppressi da me personalmente con un semplice clic!
(tranne che in qualche rara occasione, perché occorre lasciare che ogni tanto Quel Mostro si mostri pubblicamente per quel .......che è)